Dal cinema alla realtà: ieri sera, a Chiaramonte, la proiezione di Beasts of no nation. Uno sguardo sulla terribile realtà dei bambini soldato

Ci sono incontri che meritano veramente di definirsi culturali. Nel senso più nobile e ampio del termine. Naturalmente, se per cultura intendiamo la volontà di conoscere altro da noi, la voglia di scoprire, al di là delle nostre personali idee preconfezionate, cosa si nasconde non troppo lontano da noi.

Ed è per questo che possiamo definire, senza ombra di dubbio, un vero incontro culturale quello che si è tenuto ieri sera in piazzetta Santa Teresa, a Chiaramonte. S’intitola “Cine Chiaramonte” l’iniziativa portata avanti dalla cooperativa Fo.Co. e che prevede per alcuni giovedì una serie di proiezioni itineranti, in alcuni quartieri di Chiaramonte. Attraverso la visione di titoli non propriamente commerciali, si esaminano tematiche interessanti e non scontate.

Ieri sera è stato il turno della pellicola di Cary Fukunaga “Beasts of no nation”, un film quasi documentaristico su una tematica cruda e, apparentemente, molto lontana dal nostro mondo: i bambini-soldato.

Siamo in un Paese dell’Africa non meglio specificato. Un bambino, Agu, si ritrova praticamente catapultato in un modo in cui l’infanzia non esiste e in cui si diventa vecchi troppo giovani. Dopo l’assassinio della sua famiglia, è costretto ad arruolarsi in uno dei tanti eserciti di ribelli. La sua mala education prevede un lavaggio del cervello in cui ci si abitua solo a prestare obbedienza cieca a un capitano sadico e sanguinario, e imparare l’utilizzo sistematico della violenza e dell’omicidio. Bambini senza infanzia, bambini drogati, bambini senza un futuro. Dal cinema, alla realtà. Perché, seppur nella drammatizzazione del film di Fukunaga, quanti Agu ci sono sparsi per il mondo? Vittime di un mondo incomprensibile, dove la violenza è normalità. Ieri sera, dopo la proiezione del film (da vedere, se per caso ve lo siete perso), è stato organizzato anche un bel momento di riflessione. Ospiti della serata Andrea Caschetto, il “ragazzo smemorato” che, dopo aver subito un delicato intervento al cervello ha perso la capacità di ricordare con sistematicità gli eventi, ma ha trovato un modo per tornare a vivere: la memoria dei sensi. Tante, le sue avventure, per il mondo. E più che dei monumenti, ricorda volti e sorrisi.

E poi, la testimonianza di un giovane ospite della Cooerativa Fo.Co. di Chiaramonte che, grazie al progetto SIPROIMI, diretto da Lucia Pastorello, è attualmente stanziato in città. Per chi non lo sapesse, il progetto SIPROIMI prevede che gli ospiti delle cooperative che si occupano di rifugiati non siano “ghettizzati” in un unico quartiere, ma abitino in diversi luoghi della città che li ospita. Questo, naturalmente, permette loro di socializzare e di vivere anche la popolazione del posto: un vicino di casa, il bottegaio, un coetaneo…

Jamal, che gode di protezione internazionale, è un giovane somalo di 20 anni. Anche lui, proprio come l’Agu di Fukunaga, è stato per un breve periodo un bambino soldato. Per fortuna, però, è riuscito a scappare in un momento di distrazione dei suoi aguzzini e grazie all’aiuto della sua famiglia è riuscito arrivare in Italia dopo un periodo di permanenza in Libia. Storie vere, storie lontane, ma non poi così lontane. Una storia, quella di Jamal, comune a tanti. Chissà quante, ancora, meritano di essere raccontate. Forse, tutti noi, dovremmo prenderci la briga di ascoltarle.

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