Da Scoglitti a Donnalucata, le Caretta Caretta scelgono il litorale ibleo - Ragusa Oggi

Da Scoglitti a Donnalucata, le Caretta Caretta scelgono il litorale ibleo


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Da Scoglitti a Donnalucata, le Caretta Caretta scelgono il litorale ibleo
Attualità
25 agosto 2019 17:17

Le spiagge della provincia di Ragusa sembrano essere diventate la nursery preferita delle tartarughe Caretta Caretta. In pochi giorni diversi nidi sono stati avvistati lungo le coste. Un nido è stato avvistato a Donnalucata, mentre a Scoglitti (sulla spiaggia di Cammarana) è stata trovata e accudita una nidiata definita eccezionale,  sotto diversi punti di vista. Il nido è stato scoperto il 7 agosto scorso quando alcuni testimoni hanno quasi assistito alla schiusa delle uova, trovandosi davanti oltre un centinaio di tartarughine. Mentre alcuni si sono limitati a girare un video e postarlo sui social, altri hanno aiutato le piccole creature marine a raggiungere il mare. Già poche ore dopo, i volontari del WWF sono intervenuti ed hanno creato un recinto attorno al nido, a protezione delle altre tartarughe che ancora dovevano nascere. Fra loro anche Giombattista Digiacomo che, pur non essendo iscritto al WWF, ha dato un notevole contributo al progetto, aiutando a costruire il recinto ed a sorvegliare il nido. Lo stesso ha inoltre ispezionato a piedi tutta la spiaggia cha va da Baia Dorica fino al fiume Dirillo, in cerca di altre covate. A coordinare il tutto, ed operare sul campo, Rino Strano, che ricopre il ruolo di tutore delle tartarughe ed è inserito in uno specifico elenco nazionale che comprende le persone autorizzate a toccare le Caretta Caretta. Questa specie di tartarughe è infatti in via d’estinzione e vi sono delle rigide regole di soccorso.

Secondo quanto si vede nel video diffuso sui social e secondo quanto è stato poi ricostruito, alcune tartarughe hanno lasciato il nido e si sono dirette verso la strada, invece che verso il mare. Se di giorno, infatti, l’istinto le porta verso la spiaggia, la sera seguono la luce della luna. A pochi metri dal nido, però, vi è la sede stradale ed alcuni locali. Le luci dell’illuminazione pubblica e privata, quindi, hanno disorientato le tartarughine. Una decina di loro è stata quindi schiacciata dalle auto, mentre la stragrande maggioranza è stata salvata da tre giovani (due ragazzi ed una ragazza) che li hanno soccorsi e portati in mare. I tre, che dai responsabili del WWF sono stati definiti eroi, riceveranno presto un premio.

Sabato scorso, intanto, la biologa marina e responsabile dei nidi di Caretta Caretta della Sicilia Sud Orientale, Oleana Mushi, ha controllato il nido largo circa 30 centimetri e profondo circa 40. Una covata eccezionale, avevamo anticipato, anche per il numero di uova: 132 in tutto. Di queste 120 erano emerse; 4 tartarughe sono uscite fuori dall’uovo, ma sono morte nello stesso nido, dentro la sabbia; 7 uova sono invece risultate marce. Durante l’ispezione, la stessa biologa ha trovato una tartarughina viva che è stata accompagnata verso il mare e che è stata battezzata Kamarina. L’animale ha il carapace deformato ed è quindi facilmente riconoscibile. Volontari ed iscritti si augurano quindi di poterla rivedere fra qualche anno.

Vista la serie di nidi scoperti sul litorale ragusano, abbiamo incontrato il dott. Strano che ci ha lasciato alcuni suggerimenti da seguire nel caso ci imbattessimo in una covata:

Per prima cosa va allertato il WWF, saranno i volontari a recintare il nido e prendersene cura. Se invece ci si trova davanti ad una nidiata di uova schiuse o che si sta schiudendo, allora queste non debbono essere toccate. Quanto fatto dai tre giovani di Scoglitti ha salvato la vita a molte tartarughine, ma l’ideale sarebbe quello di lasciare che le stesse seguano il loro istinto e vadano al mare. Se la schiusa avviene di giorno, saranno in grado di trovare la via giusta. Basterà quindi allontanare qualche gabbiano un po’ troppo affamato; se la schiusa avviene di notte e la luna è coperta dalle nuvole o (come nel caso di Scoglitti) la luce artificiale le inganna, basta accendere la luce del telefonino e con essa attirarle ed accompagnarle fino in acqua.

 

 

 

Nella foto: i volontari del WWF con il dott. Strano, la biologa e uno dei ragazzi che ha soccorso le tartarughine accompagnandole in mare.

 

 

 

 

 

 


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