Come curarsi senza neanche uscire da casa. Il servizio presentato in videoconferenza

Consegna farmaci, presidio mobile e figure mediche a casa: nel momento dell’emergenza, associazioni e privati lanciano la rete di assistenza domiciliare per tutti. Sostenuti dal Comune di Ragusa e altri enti. 

Se in questo momento di emergenza il dovere dei cittadini è restare a casa, quello delle figure sanitarie è fare rete per rafforzare l’assistenza domiciliare: cioè, evitare il sovraccarico delle strutture sanitarie e curare a casa dei pazienti quei problemi di salute non urgenti che però, nel frattempo, progrediscono rischiando di aggravarsi.

È per questo che associazioni e imprese del settore medico e sanitario hanno costituito una rete per offrire i loro servizi a domicilio, sostenute dal Comune di Ragusa e da Assortopedia (Associazione italiana delle aziende ortopediche). Il progetto di rete, chiamato Servizio domicilio, è stato presentato oggi nel corso di una video conferenza stampa innovativa, organizzata da Zero comunicazione integrata, che ha visto relatori e giornalisti incontrarsi e confrontarsi, a distanza di sicurezza, su una piattaforma di video conferencing.

 

Capofila della rete sono Orthom, centro specializzato nell’ortopedia su misura a Ragusa, e l’associazione Everything for Everyone, che offre supporto e assistenza domiciliare a disabili e malati ed è formata essa stessa da disabili che, attraverso questo progetto, hanno trovato un’opportunità di lavoro. Consegna di farmaci per tutti, dispositivi medici, analisi del sangue, presidio mobile sanitario attrezzato con misure di sicurezza anti coronavirus, medici e paramedici a disposizione: sono solo alcuni dei servizi domiciliari lanciati dalla rete, tutti attivabili senza muoversi da casa.

 

«Il rischio di contagio ha reso ancora più evidente un problema già noto nel nostro territorio: la mancanza di rete tra i professionisti privati e convenzionati che collaborano al fianco delle ASP» spiega Pietro Di Falco, fondatore di Orthom. «Nella situazione attuale di blocco degli spostamenti ci sono malattie, come la scoliosi e il piede diabetico, che trascurate possono trasformarsi in problemi molto gravi. E poi ci sono disabili che non possono continuare la loro riabilitazione e anziani che hanno difficoltà a recarsi in farmacia per le medicine o per misurare la pressione. Per tutti gli altri, anche un semplice infortunio potrebbe diventare un problema grave se si rimanda la cura. Porto per esempio l’esperienza di una mamma con figlio disabile che non può continuare la riabilitazione e quello di un nostro paziente amputato che ha problemi di sanguinamento all’invaso della sua protesi. Tutti bloccati in casa».

 

Proprio di scoliosi e piede diabetico hanno parlato i medici intervenuti alla conferenza per raccontare la loro esperienza nelle regioni d’Italia più colpite dall’emergenza Covid 19. «La scoliosi nell’età della crescita può progredire fino a 2 gradi al mese. Per curarla basta un busto ma rimandare vuol dire rendere meno efficace la cura» ha spiegato Francesco Mac Donald, ortopedico specializzato in patologia e chirurgia vertebrale presso l’Istituto chirurgico ortopedico Galeazzi di Milano che si è messo a disposizione per consulti gratuiti a distanza. «Un’ulcera non curata subito è un veicolo di infezioni e può diventare cancrera, l’anticamera di un’amputazione» ha aggiunto Enrico Brocco, direttore del Centro regionale Piede diabetico presso il Policlinico di Abano Terme, Padova.

 

Sono intervenuti alla conferenza stampa anche Luigi Rabito, assessore alla Sanità e ai Servizi sociali del Comune di Ragusa che ha spiegato come l’apporto dei privati in questo momento sia importate per diminuire il carico del servizio sanitario pubblico; il presidente nazionale di Assortopedia, Alessandro Maggi che ha portato il suo saluto e ricordato come ogni malattia che si aggrava è un problema anche per la collettività e non solo per il singolo; e Roberto Caruso, presidente dell’Ordine delle professioni tecnico sanitarie di Ragusa che è partner dell’iniziativa. Nella rete infatti confluiscono medici e paramedici come infermieri, fisioterapisti, tecnici ortopedici, podologi, dietisti, ortottisti, terapisti occupazionali, operatori sociosanitari e socioassistenziali, personale amministrativo per il disbrigo delle pratiche e servizio ambulanza.


COME FUNZIONA LA RETE (DURANTE E DOPO L’EMERGENZA)

Gli operatori della rete sono stati selezionati con cura per portare, oltre a servizi, prodotti medici e competenze professionali, anche conforto e calore alle persone più fragili e bisognose di cure. Sono stati formati secondo procedure operative garantite dagli standard di Unipit, l’ente di formazione medica e paramedica che ha messo gratuitamente a disposizione il proprio know how. Gli operatori della rete in questo momento di emergenza lavorano secondo le normative predisposte dal Ministero della Salute e sono dotati di dispositivi di protezione individuale (DPI) a norma di legge per ridurre al minimo il rischio di contagio. Il centro Orthom, che è specializzato in protesi per amputazioni, mette a disposizione il proprio presidio mobile con il quale è in grado di consegnare protesi su misura in meno di un’ora.

 

Tutti i professionisti e i servizi della rete saranno a disposizione anche dopo la fine dell’emergenza, fornendo aiuto quindi non soltanto alle persone fragili ma a tutti coloro che, per motivi di tempo o limitazioni varie, preferiscono ricevere prodotti e servizi medici e sanitari a casa o sul posto di lavoro. I servizi della rete possono essere attivati in convenzione con il sistema sanitario nazionale o in regime privato.

 

Per richiedere i servizi basta collegarsi al sito www.efore.it o inviare un messaggio WhatsApp al 3714551636: non sarà necessario uscire di casa per procurarsi farmaci o altri articoli sanitari, si eviteranno lunghe file davanti alle farmacie e si starà alla larga da posti ad alto rischio di contagio come gli studi medici.

Per informazioni sul servizio:  numero verde 800 326 605

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