CITTADINANZA ITALIANA AI MINORI NATI IN ITALIA

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La legge italiana non prevede il riconoscimento del diritto di cittadinanza per il semplice fatto di essere nati in Italia. La condizione giuridica dei bambini di origine straniera nati in Italia è strettamente legata alla condizione dei genitori: solo se i genitori, dopo dieci anni di residenza legale, ottengono la cittadinanza, questa si trasmette ai figli. Altrimenti la legge prevede che questi ultimi possano fare richiesta di cittadinanza solo al compimento del diciottesimo anno di età (e non oltre il compimento del diciannovesimo). A condizione, però, che siano in grado di dimostrare di aver vissuto ininterrottamente sul territorio italiano. Senza rispettare questa condizione, cosa peraltro non semplice dal punto di vista burocratico e della documentazione da fornire, niente cittadinanza e rischio di essere considerati clandestini, con obbligo di lasciare l’Italia. Le nostre sono le norme più severe tra tutte quelle adottate dalle grandi democrazie europee. In altri Paesi l’acquisizione della cittadinanza può avvenire immediatamente alla nascita, anche se con diverse condizioni richieste.

Anche il Pd di Ragusa, in piena sintonia con la campagna promossa da una serie di associazioni per la presentazione in Parlamento di una legge di iniziativa popolare che riformi le norme sulla cittadinanza, ha presentato un ordine del giorno in Consiglio comunale per impegnare l’aula ad assumere una specifica posizione in tale direzione. “Noi vogliamo – dice il Pd di Ragusa – che chi nasce in Italia, parla italiano, frequenta scuole italiane e condivide leggi dello Stato italiano, sia italiano a tutti gli effetti. Non solo di fatto. Ma di diritto. Chi nasce in Italia, è italiano”.  

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