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Ciclone Harry, al tavolo con la Meloni la grande assente è la provincia di Ragusa: una assenza gravissima
29 Gen 2026 07:14
C’è un’assenza gravissima. È quella della provincia di Ragusa al tavolo istituzionale convocato ieri a Catania alla presenza della Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, subito dopo il sopralluogo a Niscemi, per affrontare l’emergenza e la ricostruzione dopo il devastante ciclone Harry. Un’assenza grave, politicamente e istituzionalmente, perché arriva nel momento in cui si decidono risorse, priorità, gerarchie di intervento. In una parola: futuro.
Al vertice erano presenti i rappresentanti delle province di Catania, Messina e Siracusa, insieme al ministro Nello Musumeci, al presidente della Regione Renato Schifani, ai vertici della Protezione civile nazionale, ai sindaci e ai prefetti dei territori coinvolti, Catania, Siracusa, Messina. Tutti. Tranne uno. La provincia di Ragusa.
Eppure Ragusa non è stata risparmiata dal ciclone Harry. Anzi. Lungomari, infrastrutture costiere, le aree urbane e turistiche hanno subito danni strutturali ed economici rilevantissimi. Ferite evidenti, documentate, sotto gli occhi di cittadini, imprese e amministrazioni locali. Far finta che non esistano equivale a infliggere una seconda calamità: quella dell’oblio istituzionale.
Qui il nodo politico si fa stringente e, per certi versi, imbarazzante. Perché le ipotesi sono due, entrambe ugualmente inquietanti. O la provincia di Ragusa non è stata invitata a un vertice di primaria importanza nazionale, e allora siamo davanti all’ennesima conferma di una marginalizzazione sistemica, che relega questo territorio a provincia di serie B, oppure gli inviti sono stati regolarmente diramati e nessuno ha ritenuto di dover partecipare. Nessuno ha sentito il dovere di esserci.
In entrambi i casi, la domanda è inevitabile: dov’erano i nostri rappresnetanti istitituzionali? Impegnati in cos’altro di più importante? La presidente della Provincia, Maria Rita Schembari perché non era in prima linea a rivendicare attenzione, risorse, rispetto? Essere istituzioni non significa soltanto esercitare una rappresentanza formale, educata, politicamente corretta. Significa, quando serve, essere scomodi. Irriverenti, persino. Battere i pugni sui tavoli giusti quando il proprio territorio viene ignorato. Anche, soprattutto, quando non si è invitati se è stato questo il caso.
La denuncia di un fatto così grave è arrivata dal sindaco di Pozzallo, che con una nota ha portato alla luce un fatto che non può essere archiviato come una semplice svista organizzativa. Qui si parla di fondi per la ricostruzione dei luoghi pubblici e privati, di scelte che incideranno per anni sulla tenuta economica e sociale delle comunità colpite. Decisioni prese senza che la provincia di Ragusa abbia potuto dire una parola, far valere una ragione, presentare una priorità.
Ora serve chiarezza. Serve una risposta ufficiale. Occorre sapere cosa è accaduto realmente e perché la provincia di Ragusa non era a quel tavolo. Ma serve anche qualcosa di più profondo: una riflessione seria su dove stiamo andando e su come questo territorio continua, troppo spesso, a essere relegato ai margini delle grandi decisioni regionali e nazionali. La spiegazione, forse, è tutta qui. In questi vuoti, in queste assenze, in questi silenzi che diventano strutturali. E che, alla lunga, fanno più danni di qualunque ciclone.
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