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CERCHI LAVORO? NON TI FARE TRUFFARE!
19 Mar 2014 18:42
Si sa, da che mondo e mondo, i più squallidi sfruttatori son quelli che approfittano della disperazione altrui, in pieno stile Vanna Marchi e figlia. Che tu sia un disoccupato dedito all’annosa ricerca di lavoro, un laureato che per amor di costruirsi un futuro si accontenterebbe di qualsivoglia mansione o una casalinga disperata perché in famiglia non si arriva più a fine mese, a questi truffatori in giacca e cravatta poco importa, anzi, più sei disperato e più risulti una preda papabile.
Già di per se lanciarsi nella ricerca di lavoro diventa esso stesso un lavoro a cui devi dedicarti quotidianamente e in modalità full immersion, ai vecchi giornaletti di annunci, si è sommata la mole di siti internet che propongono offerte per i più svariati impieghi, solo per fare qualche esempio: Indeed, Subito.it, Kijii, Infojob, Job24, COLLOQUIO.BITZ, ecc.
Il problema è che in questi siti nessuno controlla la veridicità dell’annuncio, l’eventuale mala fede del propositore o che si tratti di un colloquio-pubblicità.
Nonostante le già notevoli difficoltà, legate all’attuale saturazione del mercato del lavoro, chi si cimenta nella ricerca di un impiego deve anche fare i conti con le più svariate truffe. Solo per fare qualche esempio, c’è chi chiede il versamento di 14 euro per pagare la marca da bollo ai fini del rilascio, da parte del Tribunale, del documento che certifica la mancanza di condanne penali a tuo carico, premesso che il suddetto certificato viene rilasciato a titolo assolutamente gratuito.
C’è chi, invece, preferisce l’approccio da “maniaco” e richiede foto figura intera, preferibilmente in mini gonna, specificando che ciò è funzionale a smaltire l’ingente numero di colloqui. Attenzione donne, prima di inviare le vostre foto a presunti datori di lavoro, poiché potrebbe trattarsi di squilibrati che, nel migliore dei casi, useranno per il proprio piacere fisico le vostre foto, nel peggiore dei casi potreste ritrovare le vostre fotografie in siti poco raccomandabili o, addirittura, incorrere in stalker psicopatici, come è successo a L., che per aver risposto a un annuncio del genere, si è ritrovata a essere perseguitata con mail e telefonate, tanto da dover denunciare lo sconosciuto molestatore-datore di lavoro, senza averlo neanche mai visto.
Ci sono, poi, tutte quelle nuove “agenzie di pubblicità” che ti chiamano per un colloquio solo ed esclusivamente per farti conoscere il prodotto che sponsorizzano. Di questi esempi i forum di internet sono pieni di testimonianze.
Il caso dei colloqui-truffa sta dilagando a macchia d’olio, tanto che Adiconsum e Movimento difesa del cittadino, nell’ambito del progetto “Lavoro sicuro” cofinanziato dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, hanno stilato un decalogo, una guida e un corposo dossier a tutela di chi cerca occupazione e per riconoscere ed evitare i falsi annunci.
Dalla vendita a domicilio all’iscrizione a corsi di formazione a pagamento: sono dodici le tipologie di frodi perpetrate a danno di chi cerca un’occupazione.
Le frodi più diffuse vanno dal lavoro a domicilio alle vendite porta a porta, dagli annunci legati a servizi telefonici a pagamento (lo scopo è semplicemente ottenere il maggior numero di chiamate) alle iscrizioni a costose e inutili banche dati. E poi corsi di formazione con borse di studio inesistenti, realizzazione di book fotografici per strabilianti contratti nella tv o nella moda, associazioni in partecipazione (compensi molto bassi e zero contributi), falsi periodi di prova (l’azienda prima sfrutta e poi chiude per spostarsi altrove), fino a trasferimenti di denaro attraverso il proprio conto corrente (a patto di non volersi rendere complici di organizzazioni criminali che vogliono ripulire denaro sporco), marketing piramidale con catene di Sant’Antonio annesse e documenti da firmare con clausole capestro.
“Le frodi perpetrate ai danni dei giovani in cerca di lavoro – denunciano Pietro Giordano, segretario generale di Adiconsum, e Antonio Longo, presidente del Movimento difesa del cittadino – presentano risvolti psicologici e sociali particolarmente gravi”. A livello personale, spiegano, “esse producono nelle vittime un abbassamento della propria autostima”. A livello sociale, “minano la fiducia e le aspirazioni dei giovani che vedano nel lavoro non solo uno strumento di realizzazione personale, ma anche di contributo dato alla società civile e al Paese tutto”.
Una regola di base per riconoscere una eventuale truffa è guardare alla professionalità: le aziende serie non sono solo chiare, vogliono anche sapere chi hanno di fronte prima di offrire un lavoro. Stare alla larga, quindi, da chi non vuole vedere neanche il curriculum vitae, non chiede referenze né organizza colloqui. Attenzione anche quando si riceve un’offerta che sembra troppo bella per essere vera perché probabilmente è falsa, oppure che arriva da un’azienda che non indica la propria ragione sociale. Anzi, il consiglio è di verificare sempre online se un’impresa esiste (per esempio, nel registro della Camera di Commercio o sul sito dell’Agenzia dell’entrate), è affidabile e ha una buona reputazione.
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