Castello di Donnafugata, il sindaco Cassì replica al PD: “Nessuna ombra sulla procedura, verifiche senza interferenze”

Arriva la replica del sindaco di Ragusa, Peppe Cassì, alle accuse mosse dal Partito Democratico sulla gestione del Partenariato Speciale Pubblico Privato per la co-gestione del Castello di Donnafugata e sulla presunta comunicazione omissiva dell’amministrazione comunale in merito a un’indagine della Procura della Repubblica.

In una dichiarazione diffusa dall’Ufficio Stampa del Comune, il primo cittadino ridimensiona la portata degli elementi sollevati dal PD, sottolineando come l’attività della magistratura non rappresenti né un fatto clamoroso né un elemento in grado di alterare il giudizio sull’iter amministrativo seguito.

«Che a seguito di una miriade di comunicati stampa e segnalazioni del PD la Procura si sia attivata per verificare la correttezza delle procedure – afferma Cassì – non mi pare un fatto clamoroso, ma di per sé non credo dimostri o alteri nulla». Il sindaco ricorda come già dal 2024 la Procura abbia avviato una verifica, acquisendo i verbali di una procedura che «ha fatto molto discutere nel merito», ma rispetto alla quale, aggiunge, «non comprendo quale legge penale possa essere stata violata».

Cassì evidenzia inoltre un punto che, a suo avviso, conferma la regolarità dell’azione amministrativa: «Come lo stesso PD afferma, i diversi accessi agli atti non hanno interferito con la procedura, che ha proseguito il suo iter regolarmente – come documentato dai verbali pubblici – fino all’esito negativo della trattativa ratificato nel dicembre 2025». Da qui la domanda posta dal sindaco: «Cosa avremmo dovuto comunicare? Che la procedura andava avanti sotto una lente di ingrandimento ancora più scrupolosa?».

Nel suo intervento, il primo cittadino rivendica anche l’utilità dell’azione della magistratura. «L’attività della Procura è comunque utile – sottolinea – perché controlla punto per punto ogni passaggio svolto, a tutela di tutti i soggetti coinvolti». Un controllo che, secondo Cassì, potrebbe contribuire a «dissipare le ombre che la politica ha voluto gettare su un iter che ribadisco essere previsto dalla legge», pur riconoscendo come il partenariato speciale pubblico-privato sia uno strumento «oggetto di interpretazioni e linee guida non sempre univoche».

Infine, il sindaco respinge con decisione il dubbio sollevato dal PD secondo cui la partnership sarebbe saltata non per una scelta amministrativa autonoma, ma per l’incalzare dell’inchiesta giudiziaria. «Da una parte – osserva Cassì – il PD dice che la Procura si è attivata fin dall’inizio dell’iter, già a partire dal 2024; dall’altra mette in relazione l’attività della Procura con la chiusura della trattativa avvenuta nel dicembre 2025. A me pare che il PD si contraddica da solo».

E conclude: «Se la decisione dirigenziale di non procedere fosse dipesa dall’attenzione della Procura, non sarebbe arrivata molto prima, evitando di portare avanti l’iter per oltre un anno?».

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