Da oggi, 23 gennaio 2026, prende il via il trasferimento dei servizi sanitari della città di Chiaramonte Gulfi presso la nuova Casa della Comunità (CdC) Spoke di Villaggio Gulfi. La struttura rappresenta un’evoluzione dell’offerta sanitaria locale, centralizzando quasi tutti i servizi precedentemente distribuiti sul territorio. I servizi interessati dal trasferimento includono il PTE, il 118, […]
Caso Iblea Acque, Cassì replica a Mauro: “Non posso dimettermi, decide l’Assemblea. Gli atti parlano chiaro”
23 Gen 2026 16:23
RAGUSA – Dopo l’attacco frontale in Consiglio comunale e la richiesta di dimissioni dalla presidenza del Comitato per il Controllo Analogo di Iblea Acque arrivata dal consigliere comunale Gaetano Mauro di Forza Italia, il sindaco di Ragusa Peppe Cassì rompe il silenzio e risponde punto per punto alle accuse mosse dal collega di partito.
Una replica affidata a una dichiarazione ufficiale, nella quale il primo cittadino respinge le responsabilità personali e richiama atti, verbali e regolamenti come elementi centrali per ricostruire la vicenda dei compensi dell’ex Amministratore Unico Franco Poidomani.
“Non sono presidente per scelta, ma per legge”
Cassì chiarisce innanzitutto la questione politica più delicata: la richiesta di dimissioni.
“Non ricopro il ruolo di presidente del Comitato Analogo perché mi sono candidato o perché ne ricavo qualcosa – afferma – ma perché sono sindaco del Comune capoluogo, come previsto dal regolamento”.
Un passaggio chiave, perché secondo Cassì le dimissioni non sarebbero un atto discrezionale, ma implicherebbero addirittura la rinuncia alla carica di sindaco: “Non posso dimettermi se non dimettendomi anche da sindaco. Evidentemente è ciò che Mauro vorrebbe”.
Il nodo dei compensi a Poidomani
Sul tema centrale dei compensi, Cassì rivendica una linea di coerenza. È stato lui stesso, ricorda, a chiedere – su delega dell’Assemblea dei soci – un parere legale sulla legittimità dell’incarico conferito a Poidomani, dirigente pubblico in quiescenza.
Quel parere, come noto, ha stabilito la non conferibilità dell’incarico se non a titolo gratuito, aprendo la strada all’ipotesi di recupero delle somme già erogate.
“Ho espresso l’opinione che dovessimo avviare l’iter per il recupero delle somme corrisposte – sottolinea Cassì – e la mia posizione risulta dai verbali dell’Assemblea ricostruiti dal Collegio sindacale”.
“Decide l’Assemblea, non il sindaco”
È questo il punto su cui il sindaco insiste con maggiore forza: le decisioni non spettano al primo cittadino di Ragusa, ma all’Assemblea dei soci di Iblea Acque, composta da tutti i sindaci del territorio.
Un’Assemblea che, pur prendendo atto del parere legale e delle criticità emerse, avrebbe scelto di attendere la fine del mandato dell’ex Amministratore Unico, decisione che Cassì rivendica come collegiale e non imputabile a una sua presunta inerzia.
Lo scontro politico dentro Forza Italia
Cassì non nasconde l’amarezza per l’attacco ricevuto: “Mauro conosce il regolamento e sa bene quale è sempre stata la mia posizione, esposta anche in Consiglio comunale. Eppure sceglie di prendere me come bersaglio, peraltro suo collega di partito. Perché?”.
Una domanda che sposta il confronto dal piano tecnico a quello politico, lasciando emergere una frattura evidente dentro Forza Italia, proprio su una delle questioni più spinose degli ultimi anni per la gestione di Iblea Acque.
Una vicenda ancora aperta
Se Cassì rivendica trasparenza e correttezza formale, restano tuttavia aperti i nodi sollevati da Mauro: perché, nonostante la sospensione annunciata e la diffida alla restituzione, i compensi sarebbero continuati fino alla fine del mandato? E chi dovrà rispondere, politicamente e amministrativamente, di un presunto danno che secondo il consigliere supera i 300 mila euro?
Domande che ora tornano sul tavolo dell’Assemblea dei soci e del Comitato di controllo analogo. Con una certezza: lo scontro su Iblea Acque non è più solo tecnico, ma apertamente politico.
Riceviamo e pubblichiamo la controreplica
In riferimento alle dichiarazioni rilasciate dal Sindaco Peppe Cassì sul tema Iblea Acque, ritengo doveroso evidenziare, ancora una volta, alcune verità fattuali che il Primo Cittadino continua ad eludere.
Sul recupero delle somme indebitamente corrisposte all’ex Amministratore Unico:
Il Sindaco Cassì afferma di aver espresso in Assemblea la volontà di avviare l’iter di recupero. I fatti, purtroppo, parlano chiaro e i verbali dell’Assemblea dei Soci ne sono testimonianza incontrovertibile: ad oggi, non è stato recuperato un solo euro, né avviata alcuna procedura formale a tal fine. Sono trascorsi oltre sette mesi dalla scadenza del mandato dell’ex Amministratore: il tempo per agire c’è stato, e come.
Il Sindaco Cassì si trincera dietro la volontà dell’Assemblea, come se fosse un soggetto terzo e impotente. Ma la realtà è un’altra: il Sindaco di Ragusa, insieme ai Sindaci di Forza Italia, detiene da solo la maggioranza assoluta dei voti in Assemblea (oltre il 50% delle quote, come da Statuto). Se davvero ci fosse stata la volontà politica di recuperare quei soldi pubblici, la maggioranza che lui stesso guida, avrebbe potuto e dovuto deliberarlo immediatamente. La “decisione dell’Assemblea” di attendere è, nei fatti, la sua decisione. I cittadini ragusani si chiedono: perché non si agisce? Perché si permette che fondi pubblici, che potrebbero essere investiti in servizi per la comunità, non vengano restituiti?
Sulla Presidenza del Comitato sul Controllo Analogo:
Il Sindaco sostiene di ricoprire la carica “in quanto Sindaco del Comune capoluogo”, come da un regolamento successivo allo Statuto. Lo Statuto sociale (Art. 9) è chiaro: i componenti del Comitato sono nominati dall’Assemblea e il loro ruolo è garantire il controllo analogo congiunto di tutti i soci. Non esiste alcuna norma statutaria che riserva la Presidenza al Sindaco di Ragusa.
Se un regolamento interno, approvato successivamente, ha introdotto questa figura, la domanda è legittima e urgente: perché non modificare quel regolamento, se davvero si vuole operare in trasparenza e superare ogni possibile conflitto di interessi o percezione di accentramento di poteri? Il Sindaco Cassì potrebbe dimostrare coerenza e promuovere un cambiamento che rafforzi l’autonomia e la collegialità del controllo. Da oltre due anni sollevo questa criticità: l’inerzia è una scelta.
Perché scelgo di rivolgermi al Sindaco Cassì, nonostante sia compagno di partito?
La risposta è semplice e guidata da un principio etico che dovrebbe essere alla base di ogni azione amministrativa: si serve prima la Città e poi il Partito. Il mio dovere è verso i cittadini di Ragusa, che hanno il diritto di vedere i propri soldi tutelati e gestiti con la massima correttezza, trasparenza e senso di responsabilità.
Le colpe, se esistenti, non sono solo di un singolo, ma di un sistema che ha consentito e consente queste situazioni. Tuttavia, al vertice di quel sistema, in quanto Sindaco del Comune capoluogo e capo della maggioranza assembleare, siede Peppe Cassì. A lui, in prima persona, chiedo di assumersi le proprie responsabilità.
L’appello è chiaro e diretto: Sindaco Cassì, smetta di nascondersi dietro alibi procedurali. Utilizzi il peso politico e la maggioranza di cui dispone in Assemblea per fare ciò che è giusto e doveroso: recuperare immediatamente i soldi indebitamente erogati e restituirli alla comunità. I cittadini di Ragusa lo stanno aspettando.
Gli atteggiamenti e le scelte dimostrate dal Sindaco Cassì in questa vicenda, e la mancanza di una reazione costruttiva e risolutiva all’interno del partito su temi di così stringente interesse pubblico, mi inducono a una profonda riflessione. Mi costringono a interrogarmi seriamente sulla compatibilità di tali dinamiche con i miei principi. Servire la città richiede coerenza e coraggio, anche a costo di fare scelte scomode.
© Riproduzione riservata