Asili nido: al centro nord 32 posti ogni 100 bambini. A sud 13,5

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Negli ultimi anni, sulla scorta degli obiettivi nazionali ed europei in materia, l’offerta di asili nido e di servizi per la prima infanzia è in parte cresciuta nel nostro Paese. In base ai dati più recenti, relativi all’anno educativo 2018/19, sono arrivati a 25,5 ogni 100 minori. Una crescita non trascurabile, ma che risulta ancora troppo lenta rispetto agli obiettivi europei dei 33 posti ogni 100 bambini. È quanto emerso dalla presentazione online del rapporto nazionale “Asili nido in Italia” promosso dall’impresa sociale Con i Bambini ed Openpolis nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, nato nel 2016 da un’intesa tra le Fondazioni di origine bancaria rappresentate da Acri, con governo e terzo settore.

L’asilo è un servizio non solo sociale, ma educativo. Le basi gettate nei primi anni di vita condizioneranno tutto il percorso successivo. Lo scorso dicembre l’Alleanza per l’infanzia in collaborazione con la rete #educAzioni ha evidenziato la necessità di un aumento di quasi 300mila posti per raggiungere una copertura pari ad almeno il 33% attraverso asili nido pubblici. Nei prossimi anni il nostro paese sarà chiamato a programmare e gestire risorse nell’ambito dell’iniziativa europea Next Generation Eu. (circa 200 miliardi di euro).

“Il 30 aprile il Governo presenterà il piano nazionale di ripresa e resilienza, che destina ai servizi all’infanzia 4,6 miliardi di euro. Il piano intende stabilire come obiettivo l’offerta minima al 33% per i servizi per la prima infanzia entro il 2026. Ci auguriamo che questo investimento strategico per l’Italia non venga toccato ma anzi potenziato” sottolinea Marco Rossi-Doria, presidente di Con i Bambini. Vi sono profonde distanze tra i territori nella diffusione di asili nido e servizi prima infanzia. Bastano pochi, macroscopici dati per inquadrare il fenomeno. A fronte di un centro-nord che ha quasi raggiunto l’obiettivo europeo (32%) e dove in media 2/3 dei comuni offrono il servizio, nel Mezzogiorno i posti ogni 100 bambini sono solo 13,5, e il servizio è garantito in meno della metà dei comuni (47,6%). La differenza è di 18,5 punti.

A Bolzano quasi 7 posti ogni 10 bambini. A Catania e Crotone quasi 5 su 100 bambini.Negli ultimi anni, sulla scorta degli obiettivi nazionali ed europei in materia, l’offerta di asili nido e di servizi per la prima infanzia è in parte cresciuta nel nostro Paese. In base ai dati più recenti, relativi all’anno educativo 2018/19, sono arrivati a 25,5 ogni 100 minori. Una crescita non trascurabile, ma che risulta ancora troppo lenta rispetto agli obiettivi europei dei 33 posti ogni 100 bambini. È quanto emerso dalla presentazione online del rapporto nazionale “Asili nido in Italia” promosso dall’impresa sociale Con i Bambini ed Openpolis nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, nato nel 2016 da un’intesa tra le Fondazioni di origine bancaria rappresentate da Acri, con governo e terzo settore.

L’asilo è un servizio non solo sociale, ma educativo. Le basi gettate nei primi anni di vita condizioneranno tutto il percorso successivo. Lo scorso dicembre l’Alleanza per l’infanzia in collaborazione con la rete #educAzioni ha evidenziato la necessità di un aumento di quasi 300mila posti per raggiungere una copertura pari ad almeno il 33% attraverso asili nido pubblici. Nei prossimi anni il nostro paese sarà chiamato a programmare e gestire risorse nell’ambito dell’iniziativa europea Next Generation Eu. (circa 200 miliardi di euro). “Il 30 aprile il Governo presenterà il piano nazionale di ripresa e resilienza, che destina ai servizi all’infanzia 4,6 miliardi di euro. Il piano intende stabilire come obiettivo l’offerta minima al 33% per i servizi per la prima infanzia entro il 2026. Ci auguriamo che questo investimento strategico per l’Italia non venga toccato ma anzi potenziato” sottolinea Marco Rossi-Doria, presidente di Con i Bambini.

Vi sono profonde distanze tra i territori nella diffusione di asili nido e servizi prima infanzia. Bastano pochi, macroscopici dati per inquadrare il fenomeno. A fronte di un centro-nord che ha quasi raggiunto l’obiettivo europeo (32%) e dove in media 2/3 dei comuni offrono il servizio, nel Mezzogiorno i posti ogni 100 bambini sono solo 13,5, e il servizio è garantito in meno della metà dei comuni (47,6%). La differenza è di 18,5 punti. A Bolzano quasi 7 posti ogni 10 bambini. A Catania e Crotone quasi 5 su 100 bambini. È anche questa carenza di asili nido a incentivare il fenomeno degli anticipatari nel Sud. In Italia sono circa 70mila i bambini che all’età di 2 anni frequentano già la scuola dell’infanzia. A fronte di una media nazionale del 14,8% di bambini di 2 anni anticipatari, il dato supera il 20% in gran parte delle regioni meridionali, con picchi del 29,1% in Calabria, del 25% in Campania e del 23,7% in Basilicata. Dove sono più sviluppati i servizi prima infanzia, come in Valle d’Aosta ed Emilia Romagna, gli anticipatari sono rispettivamente il 5,4% e il 6,7 per cento.

“Investire nella prima infanzia con servizi educativi di buona qualità è essenziale per contrastare le disuguaglianze di partenza e consentire a tutti i bambini e le bambine di sviluppare appieno le proprie capacità” dice Chiara Saraceno di Alleanza per l’infanzia. L’altra frattura è quella tra i maggiori centri urbani, dove il servizio è più diffuso e i comuni delle aree interne, dove la domanda debole e dispersa ha storicamente limitato lo sviluppo di una rete di servizi. Sono 13,8 i punti di divario tra i comuni polo, baricentrici in termini di servizi, e quelli periferici e ultraperiferici. Oltre un bambino con meno di 3 anni su 5 vive in aree interne.

Quasi il 7% abita in un comune periferico o ultraperiferico. Per l’anno educativo 2018/19 circa il 59,6% dei comuni offre il servizio da solo o in associazione con altri (in termini di popolazione l’83,9% dei residenti abita in un comune con asili nido o servizi integrativi). Ma la diffusione del servizio sul territorio appare molto eterogenea. In 9 province (Aosta, Trieste, Pordenone, Reggio nell’Emilia, Ravenna, Firenze, Prato, Taranto e Barletta-Andria-Trani) tutti i comuni offrono almeno un posto. In altre 36 meno della metà dei comuni eroga il servizio. I comuni periferici e ultraperiferici, oltre ad essere i più distanti dai poli (almeno 40 minuti di distanza), sono anche quelli dove l’offerta di servizi prima infanzia è più carente. “Oggi il nostro paese, con 25,5 posti nido e servizi prima infanzia ogni 100 bambini, è ancora distante dal target europeo del 33%, con profonde divari interni. Next generation Eu può essere l’occasione per invertire la rotta” chiosa Vincenzo Smaldore direttore editoriale di Openpolis.

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