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Anche a Ragusa la protesta “No Draghi”


Anche a Ragusa la protesta "No Draghi" contro il premier. Il "No Draghi day si e' svolto in tutta Italia: a Torino, Genova, Milano, Padova, Trieste, Bologna, Firenze, Pisa, Ancona, Terni, Pescara, Campobasso, Napoli, Bari, Potenza, Matera, Cosenza, Reggio Calabria, Palermo, Catania, Messina, Cagliari, Sassari, Ragusa, Trento.

QUeste le motivazioni dell'iniziativa promossa a livello nazionale da ADL COBAS, CLAP, CONFEDERAZIONE COBAS, COBAS SARDEGNA,CUB,FUORI MERCATO, ORSA, SIAL COBAS, SGB, UNICOBAS, USB, USI-CIT
Giornata nazionale di protesta: Contro le misure economiche del governo Draghi, Contro licenziamenti, privatizzazioni, delocalizzazioni e carovita. Cortei nelle principali città: La libertà di manifestare è un diritto democratico non negoziabile.
Questo il documento diffuso: "La Legge di Bilancio prodotta dal governo Draghi conferma il nuovo e  pesante attacco alle condizioni di vita dei settori sociali più deboli  del paese mentre stanzia ulteriori risorse per le grandi imprese e le  rendite finanziarie. Si conferma la linea politica dell’aumento delle disuguaglianze, anziché  invertire rotta. Gli aumenti dei prezzi delle materie prime e dell’energia provocano un  rincaro delle bollette e del caro vita che colpiscono lavoratori e  lavoratrici, che hanno salari bloccati da contratti non rinnovati,  pensionati e ancor peggio gli strati più poveri della popolazione, come  i pensionati al minimo o i percettori del reddito di cittadinanza. Sulle pensioni si mantiene il famigerato impianto della Fornero, quindi  un rialzo dell’età pensionabile, anche se per ammorbidire si propone  quota 102 per il prossimo anno, sempre molto al disotto delle  aspettative anche per garantire un necessario ricambio generazionale. Sul Reddito di Cittadinanza si introducono misure per restringerne la  platea e per forzare i percettori ad accettare qualsiasi lavoro: part  time, a tempo determinato e a grande distanza dalla residenza. Sul fisco  si preannuncia l’abolizione dell’IRAP, cioè dell’unica tassa ineludibile  per le imprese, mentre le riduzioni per i lavoratori verranno  indirizzate verso i redditi medio-alti (tra i 28 e i 55mila euro). In una fase in cui è ormai operativo lo sblocco totale dei licenziamenti  e sono ancora visibili gli effetti pesantissimi della crisi pandemica,  la manovra economica concentra le risorse sulle grandi imprese,  esattamente con la stessa logica con cui si è elaborato il PNRR, e non  si pone il problema drammatico della riduzione delle fortissime  disuguaglianze sociali attraverso la redistribuzione del reddito.  Quasi  inesistenti gli investimenti pubblici nei settori chiave della vita  sociale, come sanità, scuola e trasporti urbani, fondamentali anche per  contrastare, oltre ai necessari vaccini, la diffusione della pandemia.  Non ci sono né sono previsti interventi per rialzare i salari in un  paese dove è in forte crescita il lavoro povero. Viene inoltre riesumato  il pericolosissimo progetto di autonomia differenziata, destinato ad  aumentare le differenze territoriali e sociali. E ancora una volta non  ci sono interventi sulla drammatica questione abitativa per incrementare  l’offerta di alloggi popolari, né ci sono risposte al dramma degli  sfratti. A completare il piano di Draghi c’è invece il disegno di legge del  governo sulla concorrenza che prepara una privatizzazione selvaggia di  tutto ciò che resta ancora di pubblico nel nostro paese: dai trasporti  locali all’energia, dall’acqua all’igiene ambientale, dai porti fino  alla liberalizzazione dei taxi e ad un rilancio in grande stile della  sanità privata. È l’apertura liberista definitiva alla ferrea legge del  mercato, in spregio a qualsiasi preoccupazione per i diritti sociali, la  salvaguardia dei beni comuni, il riequilibrio e la giustizia sociale.  Una conferma della vuota retorica governativa in materia di salvaguardia  dell’ambiente e di lotta al cambiamento climatico poiché mettere i beni  comuni, a cominciare dalle risorse idriche ed energetiche, nelle mani  delle grandi società private non potrà che favorire nuovi disastri  ambientali ed abbassare ulteriormente le tutele in materia di salute e  sicurezza di lavoratori e cittadini. Con la legge di bilancio e il disegno di legge sulla concorrenza Draghi  sta realizzando i diktat dell’Unione Europea e soddisfacendo tutte le  richieste di Confindustria, senza incontrare alcuna vera opposizione sul  piano politico e con il silenzio complice di Cgil, Cisl, Uil. Forte del sostegno che ha da parte dell’intero arco parlamentare questo  governo marcia compatto nella direzione di ridurre i diritti della  classe lavoratrice, utilizzando le tecniche repressive del decreto  Salvini e dando copertura alle azioni illegali da parte del padronato  quando utilizza le squadracce pagate per picchiare lavoratori e  lavoratrici in sciopero. Il riuscito sciopero generale dell’11 ottobre, promosso da tutto il  sindacalismo conflittuale e di base, con la sua piattaforma di lotta ha  individuato con precisione i temi sui quali proseguire la mobilitazione.  No ai licenziamenti e alle privatizzazioni. Lotta per il salario e il  reddito garantito. Cancellazione della Legge Fornero, contrasto al  carovita e ai diktat dell’Unione Europea. Rinnovi contrattuali e lotta  alla precarietà per la piena occupazione. Forti investimenti per scuola,  sanità, trasporti e previdenza pubblica, contro le spese militari e le  missioni all’estero, a favore di una necessaria spesa sociale. Per un  fisco equo che aggredisca le rendite e riduca le disuguaglianze sociali.  Il programma di lotta dell’11 ottobre oggi esce rafforzato dai nuovi  provvedimenti presentati da Draghi, che ne confermano l’indirizzo  fortemente antipopolare. È dunque urgente la costruzione di un vasto movimento popolare che  contrasti con la mobilitazione e la lotta questo disegno autoritario  destinato ad approfondire le disuguaglianze e ad aumentare la povertà. Il sindacalismo di base propone e si impegna a costruire una Giornata di  protesta nazionale".