ALSAZIA: UNA TERRA DI CONFINE

Lungo il Reno, che fa da confine tra la Francia e la Germania, si colloca una delle zone più interessanti per la produzione di vini bianchi. Proprio sulla sponda est del Reno, quindi in Germania, si trova la zona vitivinicola del Baden; mentre a ovest del fiume si trova l’Alsazia, geograficamente in Francia, ma culturalmente fortemente legata alla Germania.

I vini prodotti nell’Alsazia rispecchiano perfettamente l’ambivalenza culturale di questo territorio. Da una parte si trovano i classici vitigni germanici, come il riesling renano, da non confondere con il riesling italico, il sylvaner e il gewürztraminer, dall’altra lo stile di vinificazione dei vini alsaziani è tipicamente francese, come la fermentazione totale degli zuccheri, la ricerca di vini corposi e intensi, in contrasto con il vino tradizionale tedesco particolarmente leggero e con buone dosi di residuo zuccherino.

Negli ultimi vent’anni ha avuto inizio un processo di convergenza tra questi due modelli. In Alsazia si è iniziato ad aumentare il residuo zuccherino dei vini, quindi minore secchezza, gradazioni alcoliche leggermente minori e vini che si possono definire in certi casi amabili. Nella vitivinicoltura tedesca, invece, si è lavorato per aumentare la gradazione alcolica dei vini e la loro corposità e di conseguenza è diminuito notevolmente il residuo zuccherino dei vini.

L’Alsazia presenta altre componenti francesi e sono i vitigni muscat, pinot noir, pinot gris e pinot blanc. Anche qui però si sta verificando il fenomeno di convergenza. In Germania sono sempre più diffusi questi vitigni e in particolare il pinot noir che, nonostante molti risultati deludenti, in certi casi ha dimostrato di possedere della stoffa notevole. Si sa, però, che il pinot noir è un vitigno molto difficile e lo è anche in Alsazia, sebbene nel complesso con risultati di gran lunga più incoraggianti.

Su un altro punto l’Alsazia si dimostra fortemente legata alla Francia vitivinicola, sebbene anche qui si stia assistendo a una lenta convergenza. Si tratta dell’uso del legno nell’affinamento dei vini bianchi. Cosa insolita in Germania, dove la vinificazione in acciaio è la norma, in Alsazia, da sempre, si fa ampio uso del legno con vitigni, che teoricamente avrebbero solo da perdere con un passaggio in legno. Ci si riferisce al riesling, al gewürztraminer e in minor misura al sylvaner. Questi, essendo vitigni aromatici e semi-aromatici rischiano di assorbire l’aromaticità del legno, che ben poco lega con vini di questo tipo, e perdere acidità. Proprio per questo in Germania, tranne rarissime eccezioni, nessuno vent’anni fa’ faceva uso del legno con questi vitigni e oggi sono ancora pochi quelli che lo fanno. Ma l’enologia francese da sempre ha saputo dosare l’uso dei legni, al punto che, tranne versioni di poco valore qualitativo, è difficile riscontrare in questi vini un apporto significante dato dal legno o quanto meno una immediata presenza olfativa.

Il punto di maggiore convergenza tra l’Alsazia e la viticoltura teutonica, a cui possiamo aggiungere anche l’Alto Adige, è il gewürztraminer, che rappresenta il maggiore successo commerciale negli ultimi anni dei vitigni nordici, nonostante sia il riesling renano a essere considerato, sia dagli esperti sia dai viticoltori, il miglior vitigno in assoluto della Mitteleuropa.

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