ALCUNE CONSIDERAZIONI SULLA RIVOLUZIONE TUNISINA

L’informazione superficiale che i media italiani hanno dato della rivoluzione tunisina merita che si torni sui fatti. Sin dall’inizio si sono sentite affermazioni assurde, perfino che ci fosse una vera e propria guerra civile. Sappiamo tutti che non è così, che i giovani di tutto il paese si sono autoconvocati tramite Facebook dopo che il giovane Bouazizi si è immolato e hanno protestato nelle vie delle principali città coinvolgendo tutte le altre categorie sociali. E sappiamo anche che avevano in mano solo sassi, mentre la polizia sparava con pallottole vere ad altezza d’uomo. Sappiamo inoltre che la polizia non ha arretrato nemmeno davanti ai cortei funebri sparando sugli accompagnatori. Che la milizia scelta di Ben Ali, per diffondere panico nella popolazione e farla desistere, non ha esitato a penetrare nelle case, a razziare e violentare non solo ragazze, ma anche giovani uomini, come ha raccontato la madre di uno di loro in un documentario proiettato mercoledì sera a Tunisi a cura dell’associazione tunisina delle donne democratiche.

Forse però in Italia non si sa che i tunisini hanno reagito con grande senso civico e maturità politica. Hanno organizzato ronde per proteggere le loro case e le loro famiglie dagli sgherri del regime. Hanno spazzato le vie delle città quando gli spazzini si sono messi in sciopero. Hanno deciso (i medici e tutto il personale del pronto soccorso dei maggiori ospedali) di offrire una giornata di lavoro (il 21 febbraio p.v.) per contribuire a risollevare le sorti del paese. Tutti hanno ripreso il proprio lavoro, consapevoli come sono della fragilità della loro giovane democrazia.

Sarebbe questo il paese nel caos di cui parla Maroni in una celebre intervista televisiva? Sostiene il ministro che non c’è governo. Se non c’è governo, la domanda sorge spontanea: chi sarebbe andato ad incontrare il suo collega Frattini il giorno dopo quell’intervista?  Diciamo allora che il ministro è male informato. Un governo seppure provvisorio esiste ed è stato formato secondo i dettami della costituzione. Un governo che sta lavorando per preparare le libere elezioni che avverranno in giugno, che sta normalizzando il paese. Nessuno sa che le mani della famiglia Trabelsi – Ben Ali si erano allungate anche su un dei siti protetti della zona di Cartagine e che i lavori stavano andando avanti nonostante il cambiamento di regime. Solo il recentissimo decreto firmato dalla ministra della Cultura ha potuto bloccare lo scempio. Questo per citare solo un esempio.  Dice il ministro che “è crollato lo stato” confondendo lo stato con la dittatura. Grave.

Parla il ministro di “esodo biblico”. Si dicono molte cose in Tunisia su queste partenze. Intanto il porto di partenza è Zarzis, all’estremo sud, al confine quasi con la Libia. Si dice a Zarzis che tutte le barche sono libiche e non tunisine, che la signora Leila Ben Ali stia finanziando la fuga di queste persone. Lo farebbe per dare all’Europa l’immagine di un paese nel caos e far rimpiangere la dolcezza di vivere del periodo precedente. Paranoia dei tunisini preoccupati che la loro rivoluzione fallisca ? Può anche essere …. Si dice – e questo lo confermano tante voci – che la signora Ben Ali sia a Tripoli, e non al capezzale del marito che – sono sempre voci che circolano sul web – avrebbe avuto un “incidente cerebrale” (ictus?) e che sarebbe ricoverato in un ospedale di Gedda.  Sappiamo che Gheddafi  è l’unico capo di stato a considerare ancora Ben Ali il legittimo presidente della Tunisia. Ora che anche il suo potere comincia a traballare, avrà altre preoccupazioni, oltre a quella di essere fra due paesi che hanno cambiato regime con la sola forza popolare. 

 

 

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