A Scicli e Pozzallo c'è "La bella Sicilia da salvare" da incuria e degrado. - Ragusa Oggi

A Scicli e Pozzallo c’è “La bella Sicilia da salvare” da incuria e degrado.


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A Scicli e Pozzallo c’è “La bella Sicilia da salvare” da incuria e degrado.
Attualità
10 maggio 2018 8:18

Le condizioni di salute dei beni culturali siciliani non promettono nulla di buono. C’è il rischio che 22 monumenti possano rovinarsi irrimediabilmente. È la grave diagnosi di Legambiente inserita nel dossier La Bella Sicilia da Salvare, presentato nell’ambito della campagna Salvalarte Sicilia 2018. Nell’elenco dei siti in pericolo ci sono ville, castelli, chiese, tonnare, torri d’avvistamento minacciati da degrado, incuria, agenti atmosferici e vandalismo.

Si tratta di beni di proprietà pubblica e privata che presentano differenti responsabilità. Mentre il pubblico è ostacolato da ritardi e dall’impossibilità di reperire finanziamenti, il privato, spesso disinteressato, non solo non ha a cuore le sorti del sito che gli appartiene, ma non viene nemmeno sollecitato dalle istituzioni preposte a metterlo in sicurezza o a venderlo. Da un capo all’altro dell’isola è lunga la lista di opere dimenticate, vilipese, oltraggiate.

I primi tre dei 12 siti di proprietà pubblica inseriti nella black list si trovano nel Palermitano. Si tratta di sfarzose ville settecentesche fiore all’occhiello, un tempo, del capoluogo. Dei fasti del passato, Villa Napoli conserva solo il ricordo. Negli ultimi anni, è stata sottoposta a sequestro a causa dei ripetuti saccheggi. L’elegante complesso di Villa Raffo versa in condizioni di totale abbandono, alla mercé di chiunque. Dimora di ricchi proprietari e sede dell’Opera Pia Istituto Pignatelli, Villa Pignatelli-Florio è caduta in rovina nel 2004, quando il Comune di Palermo decise di ospitare al suo interno alcune famiglie sfrattate. In mancanza di controlli, le famiglie depredarono, saccheggiarono e incendiarono l’edificio.

Della celebre facciata di pietra arenaria della Chiesa di Santa Rosalia ad Agrigento, oggi non resta più nulla. Il glorioso passato ha lasciato spazio a mattoni rossi, cemento armato e pezzi di facciata trafugati. Istantanee del degrado e dell’incuria anche in provincia di Trapani. La Chiesa di Santa Maria della Grotta, risalente al 1100, è una delle più antiche chiese cristiane. Preziosa testimonianza del legame tra la cultura greco-normanna e quella bizantina è oggi alla mercé di vandali e agenti atmosferici. Eredità araba, il Castello di Santa Caterina sull’isola di Favignana, proprietà del ministero della Difesa, versa attualmente in pessime condizioni. Priva di interventi di manutenzione e completamente abbandonata è anche la Chiesa di Santa Maria della Stella ad Alcamo che affonda le sue origini nel periodo islamico.

Due i siti dalla provincia di Messina finiti nel dimenticatoio: il vandalizzato Monastero di San Filippo di Agira, con la grotta eremo del santo, di proprietà del comune di Messina e il Castello di Aquedolci, un tempo trappeto per la coltivazione di zucchero e poi trasformato in palazzo baronale, che resta in attesa di finanziamenti. Dall’entroterra ennese emerge la Torre del Padre Santo, nel cuore del centro storico di Piazza Armerina, ma sommersa da erbacce e adibita a ricovero di fortuna per volatili.

In bilico tra contenziosi e sequestri ci sono la Tonnara di Santa Panagia a Siracusa, attiva fino agli anni ‘50, e il Castello Svevo che si affaccia sul mare di Augusta costruito da Federico II di Svevia. Tra i dieci beni di proprietà privata caduti nell’oblio c’è l’Ex Fornace Penna a Scicli, noto stabilimento industriale realizzato nei primi anni del Novecento. Nell’ultima finanziaria approvata dall’Ars è prevista la somma di 500mila euro per l’acquisto da parte della Regione e la messa in sicurezza. Emblematico il caso del Castello Schisò,edificato su uno sperone di pietra lavica, che si affaccia sulla baia di Giardini Naxos in provincia di Messina. Finito al centro di un’aspra disputa da parte di più attori che volevano comprarlo, dopo l’asta che lo ha messo in vendita, la Regione si dovrebbe attivare per la priorità all’acquisto.

Resta in mano a privati anche la Tonnara del Secco a San Vito Lo Capo. Da importante stabilimento ittico si è trasformato nel corso degli anni in un complesso impraticabile e abbandonato. Altro importante bene che dovrebbe diventare di proprietà pubblica è la Distilleria Giuffrida nel cuore di Pozzallo che minaccia il crollo. Costruita nel 1909 dai fratelli De Naro Papa per la molitura dell’asfalto, venne dismessa negli anni sessanta del ‘900. Depredata e vandalizzata è la Villa Alliata di Pietratagliata a Palermo, capolavoro di arte neogotica, che dal 2011 è stata posta sotto sequestro. Atri siti del capoluogo palermitano che rischiano di scomparire sono il Ninfeo o la Fontana di Venere di Villa Reggio di Campofiorito, citata da importanti viaggiatori e la Torre di avvistamento a Isola delle Femmine, già in parte crollata e in uno stato di degrado assoluto. Nell’attesa che si formalizzi un’offerta di acquisto anche il destino della Torre della Giudaloca a Scopello, di Torre di Salto d’Angiò ad Aragona e della leggendaria Torre Bigini di Castelvetrano, un tempo rifugio di una piccola sezione della Santa Inquisizione, sembra segnato irrimediabilmente.


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