“A Salvini, arridacce i soldi del ponte”! Intanto è polemica sul regalo natalizio della figlia

La bocciatura della Corte dei Conti sul progetto del Ponte sullo Stretto ha riacceso una polemica che, in Sicilia, non si era mai davvero spenta. Al centro della discussione non c’è solo un’infrastruttura considerata da molti lontana dai bisogni reali del territorio, ma soprattutto l’utilizzo dei fondi del Fondo Sviluppo e Coesione, risorse che avrebbero dovuto finanziare opere strategiche diffuse e che invece sono state dirottate verso un progetto oggi giudicato carente sotto il profilo tecnico, procedurale e finanziario.

Dal punto di vista della provincia di Ragusa, la questione assume contorni ancora più concreti. Qui il tema delle infrastrutture non è astratto né ideologico, ma quotidiano. Strade incomplete, collegamenti interni fragili, cantieri fermi o mai partiti sono problemi che incidono direttamente sulla sicurezza, sull’economia e sulla qualità della vita. In questo contesto, la sottrazione di risorse destinate a opere locali viene vissuta come uno scippo vero e proprio.

Tra i casi più citati c’è quello dell’autostrada Siracusa-Gela e, in particolare per l’area iblea, dei lotti ancora da realizzare nel tratto Modica-Scicli. Un’arteria considerata fondamentale per il collegamento tra i centri produttivi, la fascia costiera e l’entroterra, ma che continua a rimanere incompleta. Fondi che avrebbero potuto accelerare questi lavori sono stati invece assorbiti dal progetto del Ponte, lasciando territori come quello ragusano ancora in attesa di infrastrutture essenziali.

Da più parti, soprattutto in ambito politico e parlamentare, si chiede ora una restituzione di quelle risorse. La richiesta è chiara: sospendere ogni ulteriore finanziamento al Ponte e ripristinare le quote di FSC spettanti a Sicilia e Calabria, destinandole a interventi immediatamente cantierabili. Tra le priorità indicate ci sono il completamento delle grandi arterie stradali, il miglioramento delle reti idriche, la messa in sicurezza del territorio e il rafforzamento dei servizi pubblici.

Secondo questa linea di pensiero, il progetto del Ponte continua a essere sostenuto più come simbolo che come risposta concreta ai bisogni del Sud. Le criticità evidenziate dalla Corte dei Conti e dalle istituzioni europee rafforzano l’idea di un’opera che rischia di trasformarsi in un enorme contenitore di risorse sottratte ad altri interventi, senza offrire certezze sui tempi, sui costi e sui benefici reali. Nel frattempo, province come quella di Ragusa continuano a fare i conti con strade pericolose, collegamenti incompleti e ritardi cronici che pesano sullo sviluppo economico e turistico.

Dopo la bocciatura della Corte dei Conti, il Governo nazionale ha ribadito la propria volontà di andare avanti sul progetto del Ponte sullo Stretto, assicurando però il rispetto delle procedure previste e delle osservazioni sollevate dagli organi di controllo. L’esecutivo ha parlato della necessità di colmare le criticità emerse, rafforzare il quadro tecnico e normativo e garantire che ogni passaggio avvenga nel rispetto delle regole, sostenendo che l’obiettivo resta quello di realizzare un’opera ritenuta strategica per l’interesse generale e per lo sviluppo complessivo del Paese.

Accanto alla politica, anche il mondo dell’associazionismo ambientalista e civile ha ribadito il proprio no al Ponte, denunciando forzature normative, violazioni delle direttive europee e rischi ambientali per un’area già fragile come quella dello Stretto. Le manifestazioni e le iniziative pubbliche degli ultimi mesi hanno riportato al centro del dibattito una visione alternativa, che punta a investire le risorse pubbliche nella manutenzione, nella mobilità locale, nelle reti ferroviarie e portuali, piuttosto che in un’opera considerata faraonica e di dubbia utilità.

Nel Ragusano, questa posizione trova terreno fertile. Qui il bisogno di infrastrutture non riguarda grandi simboli, ma opere concrete e diffuse. Completare l’autostrada, rendere sicure le strade provinciali, garantire collegamenti efficienti tra i comuni e con il resto dell’isola è percepito come molto più urgente di un ponte che, anche se realizzato, resterebbe lontano dai problemi quotidiani del territorio.

A rendere ancora più acceso il dibattito ha contribuito, nelle ultime settimane, anche un episodio che ha avuto grande eco sui social. Il ministro Matteo Salvini ha condiviso l’immagine di un regalo ricevuto in famiglia, una piccola riproduzione del Ponte realizzata dalla figlia e pensata come incoraggiamento simbolico alla sua battaglia politica. Un gesto privato che però ha inevitabilmente assunto un valore pubblico, scatenando reazioni contrastanti. Per alcuni un momento tenero, per altri l’ennesima dimostrazione della distanza tra la narrazione del Ponte e le reali priorità di territori come la Sicilia e, in particolare, la provincia di Ragusa.

In questo clima, lo slogan che circola sempre più spesso, anche in chiave ironica ma carica di rabbia, riassume bene il sentimento diffuso: a Salvini, aridacce i soldi del ponte. Una richiesta che, al di là dei toni, esprime un’esigenza precisa. Riportare le risorse dove erano state pensate, per colmare ritardi storici, migliorare la sicurezza e dare finalmente risposte concrete a comunità che da troppo tempo aspettano infrastrutture utili, realizzabili e davvero necessarie.

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