UN ROMANZO DI FORMAZIONE, DI AVVENTURA, DI SENTIMENTI E DI RELAZIONI EDUCATIVE

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Il romanzo “Nero d’avorio”, scritto dalla ragusana  Rita Piccitto, docente che insegna a Brescia, è stato presentato  lo scorso sabato al Caffè Quasimodo di Modica nel quadro dei sabati letterari della stagione 2014-2015.

“Un romanzo di formazione” lo ha definito il relatore Salvatore Scalia, già capo redattore della pagina culturale della Sicilia e anche scrittore di romanzi, il quale ne ha illustrato le coordinate etno-antropologiche, storiche, culturali, sociali, etiche legate alla ragusanità, focalizzando i passaggi principali della storia di Nele, storia di relazione con le zie, ma anche storia di scoperta di sentimenti, di mete affettive, di traguardi e di esperienze vissute nell’altra Italia, quella del Nord,  ove egli si reca per studiare e diventare ingegnare.

La seconda parte del romanzo si svolge infatti a Torino. La storia di Nele – ha sottolineato  Scalia – viene incastonata dall’autrice  nella grande Torino, città libera e vivace, il polo della prima industrializzazione italiana. La Torino della Fiat di Valletta e delle lotte sindacali, la Torino che accoglie migranti del Sud, spesso marginalizzati,  la Torino dei rumori frenetici, degli anni ruggenti e dolenti e al tempo stesso del grande boom post bellico, prolungatosi sino agli anni settanta, fino all’irrompere fremente delle consapevolezze e dei disagi operai.

Domenico Pisana, Presidente del Caffè Quasimodo, ha invece tenuto una conversazione letteraria con l’autrice  facendo emergere gli aspetti metanarrativi e autobiografici del romanzo  e puntando l’attenzione sulla protagonista, la bella e misteriosa zia Giulia  che  si prende cura di questo nipote, a lei legato da sentimenti che vanno ben oltre la dimensione affettiva, inseguendo un destino sognato e segnato. Durante la serata sono stati poi  letti da Franca Cavallo alcuni brani del romanzo, accompagnati da  interventi musicali  del “Duo Modis”, composto da  M° Lino Gatto, alla chitarra, e del M° Fabiola Caruso, al flauto.

Rita Piccitto – ha affermato Domenico Pisana – ci dà  nel suo romanzo  un vero e proprio “paesaggio dell’anima e della memoria”, costruito su due aree geografiche molto diverse ed  ove c’è sicuramente il tema della formazione e della relazione educativa, c’è il tema  del viaggio e del  sradicamento dalla propria terra di origine, c’è il tema dell’amore diviso tra le ragioni del cuore e le ragioni del dovere, c’è la rappresentazione della discrasia tra Nord e Sud: due Italie, due mondi economici, sociali e culturali diversi ma anche con cose in comune: un Sud radicato nel passato, nelle tradizioni dell’ethos culturale patriarcale e un Nord che avanza, cresce, si emancipa  pur se in mezzo a  contraddizioni e  rotture.

“Dentro la narrazione di Rita Piccitto  c’è – ha concluso Pisana –  uno scorrere di luoghi e di personaggi cui l’Autrice mette in bocca fatti, sentimenti, valutazioni, accadimenti, risentimenti; c’è un mondo di personaggi come  Melina, Concetta, Marianna, Elena e Giulia, personaggi attorno ai quali le sequenze narrative fanno rivivere passioni e sentimenti, gioie e tristezze, sogni e illusioni, delusioni e speranze, bisogni e amori, desideri e aneddoti, che riescono ad affabulare il lettore,  a trasmettergli piacevole emozioni e a provocargli significative riflessioni”.  

 

                                                                                                                              

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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