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L’INARRESTABILE AVANZATA DEL CEMENTO
02 Apr 2014 17:22
L’ISPRA ha recentemente pubblicato un Report, frutto di una grande raccolta dati, nel quale viene dettagliatamente descritto quello che è uno dei fenomeni più dirompenti, inarrestabili e deleteri per il nostro territorio: il consumo di suolo. È stato analizzato l’avanzamento della cementificazione negli anni che vanno dal 1956 al 2012 che ha, in alcuni casi irrimediabilmente, “inghiottito” aree naturali e terreni agricoli. A leggere i dati si rimane basiti: solo negli ultimi 3 anni in Italia è stata divorata una superficie di circa 720 km2 (circa trequarti di miliardo di metri quadrati) pari all’estensione di 5 grandi città messe insieme (Milano, Firenze, Bologna, Napoli e Palermo). Questa crescita “tumorale” è addirittura in controtendenza con la contingente crisi economica in corso, in virtù della quale, si dovrebbe assistere ad un rallentamento e invece trova nuova linfa proprio negli ultimi anni, dove il ritmo di consumo di suolo infrange ogni record attestandosi ad una velocità di circa 8 m2 al secondo.
«Ma non è solo colpa dell’edilizia. In Italia si consuma suolo anche per costruire infrastrutture, che insieme agli edifici ricoprono quasi l’80% del territorio artificiale (strade asfaltate e ferrovie 28%; strade sterrate e infrastrutture di trasporto secondarie 19%), seguite dalla presenza di edifici (30%) e di parcheggi, piazzali e aree di cantiere (14%). Forti gli impatti sui cambiamenti climatici: la cementificazione galoppante ha comportato dal 2009 al 2012, l’immissione in atmosfera di 21 milioni di tonnellate di CO2 – valore pari all’introduzione nella rete viaria di 4 milioni di utilitarie in più (l’11% dei veicoli circolanti nel 2012) con una percorrenza di 15.000 km/anno – per un costo complessivo stimato intorno ai 130 milioni di euro».
«Il Report rappresenta un valido strumento per l’individuazione di strategie utili a contrastare le minacce dovute alle attività antropiche. È solo attraverso la conoscenza dell’intero sistema e dei processi che lo governano che sarà possibile porre le basi per interventi concreti sulle cause del suo deterioramento ed alterazione».
«A livello regionale, Lombardia e Veneto, con oltre il 10%, mantengono il “primato nazionale” della copertura artificiale, mentre Emilia Romagna, Lazio, Campania, Puglia e Sicilia si collocano tutte tra l’8 e il 10%. I comuni più cementificati d’Italia rimangono Napoli (62,1%), Milano (61,7%), Torino (54,8%), Pescara (53,4%), Monza (48,6%), Bergamo (46,4) e Brescia (44,5). La trasformazione del suolo agricolo in cemento non produce impatti solo sui cambiamenti climatici, ma anche sull’acqua e sulla capacità di produzione agricola. In questi 3 anni, tenendo presente che un suolo pienamente funzionante immagazzina acqua fino a 3.750 tonnellate per ettaro – circa 400 mm di precipitazioni – per via della conseguente impermeabilizzazione abbiamo perso una capacità di ritenzione pari a 270 milioni di tonnellate d’acqua che, non potendo infiltrarsi nel terreno, deve essere gestita. In base ad uno studio del Central Europe Programme, secondo il quale 1 ettaro di suolo consumato comporta una spesa di 6.500 euro (solo per la parte relativa al mantenimento e la pulizia di canali e fognature), il costo della gestione dell’acqua non infiltrata in Italia dal 2009 al 2012, è stato stimato intorno ai 500 milioni di Euro. Ancora, il consumo di suolo produce forti impatti anche sull’agricoltura e quindi sull’alimentazione: solo per fare un esempio, se i 70 ettari di suolo perso ogni giorno fossero coltivati esclusivamente a cereali, nel periodo 2009-2012 avremmo impedito la produzione di 450.000 tonnellate di cereali, con un costo di 90 milioni di Euro ed un ulteriore aumento della dipendenza italiana dalle importazioni».
Questo Rapporto stilato dall’ISPRA non è solo una raccolta di dati, ma fornisce una «visione complessiva dei processi fisici, chimici e biologici che governano il suolo e l’ambiente nella sua totalità, a supporto di chi dovrà decidere e operare scelte in questi settori».
(fonte: Il consumo di suolo in Italia. Edizione 2014 ISPRA)
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