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LOGICHE DI UNO STATO CONTORTO
30 Mar 2014 14:53
La disciplina dei concorsi pubblici, in Italia, deve sottostare ad una serie di normative che, nella tutela dell’interesse pubblico, mirano ad assicurarne il corretto svolgimento, dove per corretto si intende il rispetto di una serie di principi imprescindibili, quali, economicità, trasparenza, legalità, buon andamento, imparzialità.
Leggi di riferimento per la gestione dell’attività della pubblica amministrazione, compresa l’indizione e lo svolgimento di concorsi per il reclutamento di personale, sono la legge 241/1990, il decreto legislativo 165/2001 e, non ultima, la 244/2007.
Senza entrare troppo nello specifico, tali disposizioni stabiliscono che i concorsi indetti dalla pubblica amministrazione hanno validità triennale, nel senso che la graduatoria definitiva che ne consegue, dove confluiscono i vincitori e gli idonei, deve rimanere punto di riferimento per le successive assunzioni, per tre anni. Ciò è sostenuto dal fatto che gli enti pubblici organizzano la propria attività sulla base di piani di programmazione triennale.
A conferma ulteriore di tale prassi può essere citata la sentenza n.14 del 2011, con la quale l’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato, ha definitivamente confermato che la vigenza delle graduatorie, ora determinata in tre anni, decorrenti dalla pubblicazione, è un istituto ordinario (“a regime”) delle procedure di reclutamento del personale pubblico, disciplinato da una fonte di rango legislativo e non più dal solo regolamento generale dei concorsi.
Questa modalità di reclutamento rappresenta ormai la regola generale, mentre l’indizione del nuovo concorso costituisce l’eccezione e richiede un’apposita e approfondita motivazione, che dia conto del sacrificio imposto ai concorrenti idonei e delle preminenti esigenze di interesse pubblico. Si tratta, tra l’altro, di una procedura atta a ridurre i costi pubblici di gestione, dal momento che un concorso implica necessariamente delle spese, sia per chi vi partecipa che per la pubblica amministrazione che lo indice.
Questa regola generale si applica a tutte le pubbliche amministrazioni fatte salve quelle del comparto sicurezza e difesa che, per l’importanza strategica assolta, rispondono a una disciplina separata.
Anche all’interno della generale definizione “comparto sicurezza e difesa” è necessario operare delle distinzioni, fermo restando che la funzione di assicurare la tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica e il coordinamento delle forze di polizia, sono esercitate dal Ministero dell’Interno, quale massima Autorità di pubblica sicurezza statale.
L’ordinamento italiano prevede 5 forze di polizia nazionali a diretto controllo governativo, esse sono: la Polizia di Stato, dipendente dal Dipartimento della pubblica sicurezza , con funzioni di gestione dell’ordine e della sicurezza pubblica.
Si tratta di una struttura civile, smilitarizzata con la legge 121 del 1981.
L’Arma dei Carabinieri è, invece, una struttura militare dipendente dal Ministero della Difesa, è anche forza armata con funzioni di polizia giudiziaria e polizia militare.
Tra l’altro, in forza di tale perpetrata distinzione, l’Italia subisce ammonimenti da parte dell’Unione Europea, che aveva vietato le Polizie militari nei Paesi europei entro il 2011, con il conseguente obbligo di procedere all’ unificazione dei due comparti in un’unica forza di polizia.
Le restanti forze armate sono la Guardia di Finanza, la Polizia Penitenziaria e il Corpo forestale dello Stato.
Categoria completamente separata è quella dei Vigili del fuoco, mentre all’Esercito, considerato comparto difesa, sono state attribuite le qualifiche e funzioni di pubblico ufficiale e di pubblica sicurezza con il decreto legge 92/2008, poi convertito in legge.
In virtù di tali necessarie premesse, si comprende come tali comparti si considerino cosa separata dalla pubblica amministrazione in generale e, pertanto, prevedono differenti norme, sia per il reclutamento, sia per la gestione delle graduatorie. Proprio su questo tema e, nello specifico, in riferimento alla Polizia di Stato, si apre una discussione ulteriore che chiama in causa una serie di contraddizioni latenti della disciplina e della sua interpretazione, non tanto in relazione ai criteri concorsuali, quanto, con riguardo al fondamentale istituto dello scorrimento delle graduatorie. Quello della Polizia di Stato, infatti, è l’unico caso di rovesciamento della prassi: non si provvede allo scorrimento delle graduatorie, ma all’indizione, ogni anno, di un nuovo concorso, comportando un inevitabile esubero di costi. La stranezza è accentuata dal fatto che, ad ogni concorso, il quantitativo di partecipanti ritenuti idonei scivola nel migliaio. Numeri che non vengono progressivamente assorbiti, ma che ogni anno devono dimostrare la loro rinnovata idoneità a prestare servizio.
La particolarità dello scorrimento delle graduatorie riguarda esclusivamente la Polizia di Stato poiché, rispetto al comparto difesa non può applicarsi il Decreto D’Alia, specificatamente riferito a categorie per le quali si concorre con contratti a tempo indeterminato e, nel caso specifico delle forze armate, i VFP1 VFP4 hanno un contratto a tempo determinato, rispettivamente di 1 e 4 anni.
La disciplina normativa che legittima tale consuetudine è la legge 226/2004, con la quale si è altresì provveduto a sospendere il servizio di leva obbligatorio e che, all’art 16, regola le modalità di reclutamento delle Forze di Polizia, stabilendo che “i posti messi annualmente a concorso, sono determinati sulla base di una programmazione quinquennale scorrevole predisposta annualmente”. Già a una prima lettura risuona contraddittorio, dal momento che una programmazione quinquennale presuppone una previsione di analisi e di assorbimento di personale calcolata sulla base di una valutazione di 5 anni, altresì è specificato che tale programmazione è scorrevole, ma deve essere predisposta ogni anno, parimenti al concorso. Insomma, si valutano i cinque anni, ma si opera su base annuale, eludendo palesemente il disposto della legge 244 e dei principi costituzionali di economicità ed efficienza, poiché: non sussiste annualmente motivato interesse pubblico per indire medesimo concorso, non tenendo conto del sacrificio imposto ai concorrenti idonei e di quello imposto alla pubblica amministrazione per l’espletamento della procedura concorsuale.
Resta il dubbio sulla effettiva intelligenza di tali regolamenti, oltre che, più specificatamente, delle problematiche generate dai metodi di mancato scorrimento delle graduatorie.
A richiamare l’attenzione su tali modalità sono stati i 512 ragazzi (idonei) partecipanti dell’ultimo concorso più i 160 che presteranno servizio nelle forze armate in qualità di vfp4 prima di entrare in polizia, per un totale di 672 aspiranti agenti.
Reduci dal limbo della graduatoria da svariati mesi, sullo sfondo dei tagli imperanti, della chiusura di oltre 200 presidi e delle promesse rispetto l’EXPO 2015, chiedono risposte e spiegazioni convincenti che mancano ad arrivare e che hanno spinto, altresì, la mobilitazione di alcune forze sindacali. Come ci spiega un comunicato dello Scudo: “l’EXPO, nota esposizione fieristica di risonanza internazionale che durerà da Maggio a Ottobre 2015, richiederà l’impiego di ingenti comparti di agenti, tanto che lo stesso Ministro Alfano, alcune settimane fa fece una dichiarazione che ebbe grande risalto sui media e che, suscitò subito due grandi aspettative nel personale della Polizia di Stato, alle prese con una crisi organica senza precedenti, al momento circa 16.000 operatori in meno e con altri 3000 pensionamenti previsti”.
Quell’impegno così preciso e motivato lasciava chiaramente intendere che sarebbero arrivati i sospirati “rinforzi” in tempo utile per lo svolgimento dell’Expo e, da dove attingere se non da quei 512 idonei non vincitori dell’ultimo concorso per Agenti, la cui idoneità psicofisica, ancora in atto, li rende gli unici che avrebbero potuto soddisfare quell’esigenza.
Niente di tutto ciò è accaduto e, piuttosto, il concorso per l’anno 2014 per il reclutamento di 650 agenti della Polizia di Stato, è stato bandito nell’indifferenza generale.
Tra l’altro, continua il comunicato, “Possibile che il ministro non sappia che, tra procedure concorsuali e durata del corso, quei neo Agenti, in ogni caso, non saranno operativi prima della conclusione dell’Expo?”.
Tra l’altro, va notato che l’assunzione dei 512 sarebbe totalmente a costo zero, poiché non devono sostenere visite di mantenimento, essendo stati già opportunamente dichiarati idonei dall’amministrazione stessa.
La legge di stabilità, inoltre, prevede una capacità assunzionale di altre 1000 unità extra, oltre al 55% del turnover, quindi, perché solo 650 posti bandendo un altro concorso?
A tutti questi quesiti, purtroppo, non ha fatto seguito nessuna risposta, seppur ormai tutti i partiti, anche quelli della maggioranza, sono ben informati sulla questione. Tanto è vero che, da Gennaio ad oggi, sono state presentate 20 interrogazioni parlamentari, 2 interpellanze, 2 Ordini Del Giorno ed una Mozione. Solo tre di queste hanno ricevuto risposta, da parte del Sottosegretario di Stato On. Bocci che, in realtà, non solo ha dimostrato di avere le idee molte confuse sulla vicenda, ma di fatto, non ha dato alcuna spiegazione reale e plausibile.
Mentre ci si arrovella sugli infondati motivi di non intervento da parte di Governo e forze politiche, i Carabinieri dimostrano come tale problematica può, e deve, essere superata, accantonando i continui rimpalli sulla responsabilità di intervento, perché proprio sulla distinzione labile tra comparto “sicurezza” e comparto “difesa” si gioca per eludere le responsabilità di un intervento.
A Gennaio 2014, infatti, con un semplice Decreto Dirigenziale, hanno avviato una nuova procedura di arruolamento mediante scorrimento degli idonei della graduatoria 2012. Nella fattispecie, non solo sono stati assunti i Vincitori, all’epoca non impiegati per via della Spending Review, ma anche 48 Idonei non vincitori, provvedendo all’esaurimento della graduatoria, a dimostrazione che quello dello scorrimento delle graduatorie, per settori di cotanta importanza strategica, è un problema superabile.
Un esempio cui si dovrebbe guardare per superare la solita italianità del circolo vizioso “non ci sono soldi, tagliamo, ma spendiamone di più senza alcun raziocinio e celando i reali interessi politici che motivano l’ irrazionalità”.
Quello del comparto sicurezza e difesa, non lo dimentichiamo, è un ambito sensibile di discussione cui, prima denuncia, dovrebbe riguardare la carenza di personale e mezzi con cui si deve fare i conti, tanto che lo stesso Prefetto Pansa ha lanciato l’allarme di non riuscire più ad operare nel controllo del territorio. Problema che, evidentemente, non tocca le personalità politiche sedute nei palazzi del potere, che non si fanno mancare auto blu e scorte.
Inoltre, non dimentichiamo che l’EXPO rappresenta una vetrina a livello mondiale, un importantissimo banco di prova per rilanciare l’immagine italiana, già abbondantemente svilita dalle dinamiche politiche di palazzo. A un anno di distanza dal suo avvio, già compaiono le macchie di infiltrazioni mafiose e aziende partecipanti inquisite. Sarebbe fin troppo lungimirante pensare che concluse le indagini e pulita la piazza, si possano impiegare agenti formati piuttosto che ditte corrotte?
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