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LA DONNA E L’UOMO
16 Nov 2013 10:44
Corpo di donna, bianche colline, cosce bianche,
assomigli al mondo nel tuo gesto di abbandono.
Il mio corpo di rude contadino ti scava
e fa scaturire il figlio dal fondo della terra.
Fui solo come un tunnel. Da me fuggivano gli uccelli
e in me irrompeva la notte con la sua potente invasione.
Per sopravvivere a me stesso ti forgiai come un’arma,
come freccia al mio arco, come pietra per la mia fionda.
Ma viene l’ora della vendetta, e ti amo.
Corpo di pelle, di muschio, di latte avido e fermo.
Ah le coppe del seno! Ah gli occhi d’assenza!
Ah le rose del pube! Ah la tua voce lenta e triste!
Corpo della mia donna, resterò nella tua grazia.
Mia sete, mia ansia senza limite, mio cammino incerto!
Rivoli oscuri dove la sete eterna rimane,
e la fatica rimane, e il dolore infinito.
Fantomatiche metà di una mitica nostalgica unità indivisa, la donna e l’uomo percorrono il cammino accidentato della vita, a volte tenendosi per mano altre ingaggiando una strenua lotta per un bottino che si allontana proprio quando sembra potersi toccare.
A ragionar di logica non pare resti altro che una asciutta, sgomenta constatazione: esistono due sessi perché la loro esistenza è stata selezionata da un processo evolutivo che risponde al principio della sopravvivenza.
Tuttavia l’esistenza dei due sessi biologici non esaurisce la realtà della sostanziale ambivalenza che è in ognuno di noi: maschile e femminile che si tendono, si guardano, spesso non si parlano, attoniti e spaventati, sempre ammaliati dalla differenza e dalla promessa della sua estinzione.
Il punto più alto, lo zenith di questa naturale mise-en-scène è quello dell’incontro erotico, che sta al contatto sessuale come un quadro sta alla materia di cui è fatto: l’eros che percorre, come una corrente di energia, i quadri romantici dell’amore sublimato, dell’amore spezzato, dell’amore impedito.
I ponti di Madison County, di quel meraviglioso conservatore che è Clint Eastwood, racconta con straordinaria potenza narrativa e visiva l’incontro fra due solitudini – la cui somma fa spesso un dolore più alto, struggente – degli amanti che si sfiorano e poi sono portati via, come un corpo fluttuante nello spazio senza gravità che sfiora senza poterlo agganciare un altro corpo. La commozione dei due corpi è esaltata dalla recitazione in stato di grazia di Meryl Streep e dello stesso Eastwood, che con questo film chiuse definitivamente la questione sulle sue doti di attore! La scena dell’incontro sotto la pioggia, lui immobile che segue con lo sguardo lei e lei che accarezza dolorosamente la maniglia della portiera dell’auto in un’incertezza che è già piena della nostalgia e del ricordo futuri, è quanto di meglio il cinema abbia sognato.
L’amore di un uomo per la sua donna è, col suo carico di dolore e di coscienza, riassunto dalla poesia di Neruda che apre questa riflessione: una voce potente e sola, che accende un fuoco dentro al gelo del vivere.
La musica è eros, l’abbiamo già detto numerose volte. E’ sensualità, è nostalgia, è struggimento, è potenza. Ma quando nasce dentro all’animo romantico il risultato è quello raggiunto dal menestrello John Surman, grande alchimista di suoni e disegni e danze, nel suo Portrait of a Romantic, dall’album Private City.
L’incedere malinconico e iterativo del canto, un fondale sonoro quasi immobile, la melodia che si fa valore primario, la voce piena di sussurro e di sofferenza del sax soprano.
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