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Ragusa, basta un po’ di pioggia e dai rubinetti esce fango: “Nel 2026 è ancora possibile?”
16 Set 2026 08:44
Un po’di pioggia e i serbatoi si riempono di sabbia. Nel 2026 l’acqua torbida dai rubinetti è ancora un problema. Ecco lo sfogo di un cittadino che abita a Ibla, zona Santa Maria e che scrive alla nostra redazione. A seguito della segnalazione, la nostra redazione ha già chiesto ad Iblea acque la replica
Acqua, fango e silenzi: il paradosso della rete idrica ragusana e le responsabilità negate
Ieri a Ragusa la pioggia ha riportato a galla un problema cronico, costringendoci a fare i conti con un’imprudenza domestica: aver dimenticato di chiudere l’erogazione idrica fornita dal Comune attraverso la società di gestione. Un’imprudenza, sì, perché in questa città, dopo una giornata di maltempo, è diventata prassi doversi difendere dalla propria rete idrica, dai cui rubinetti l’acqua si trasforma regolarmente in fanghiglia.
Non si tratta di un caso isolato o di un’emergenza estemporanea. È una disfunzione strutturale che si ripete costantemente da quando viviamo a Ragusa. Sorprende, tuttavia, la reazione di fronte al problema: sollevare la questione significa spesso esporsi ai rimproveri di chi teme che queste denunce possano “mettere in cattiva luce” l’immagine della città e la sua economia. Un fastidio, il nostro, forse amplificato agli occhi di alcuni dal fatto di non essere originari del posto. Oltre al campanilismo e alla difesa d’ufficio del territorio, rimane però una questione oggettiva e ineludibile: l’infiltrazione di fango nell’acquedotto a ogni pioggia.
Di fronte all’accettazione passiva di un disservizio giustificato con un rassegnato “funziona così da sempre”, la domanda sorge spontanea: è tollerabile che chi gestisce ed eroga un servizio pubblico essenziale non sia chiamato a risponderne?
La risposta, codici alla mano, è no. L’omertà tollerante si scontra con responsabilità legali e normative delineate in maniera stringente. In primo luogo, la situazione configura una palese violazione del Decreto Legislativo 18/2023 sulla qualità delle acque destinate al consumo umano, il quale impone che l’acqua erogata sia salubre, pulita e priva di sostanze in quantità tali da rappresentare un pericolo per la salute pubblica. La presenza di fango annulla, di fatto, questi requisiti.
A ciò si aggiunge un chiaro inadempimento contrattuale. Il gestore è obbligato a fornire acqua potabile e a garantire la continuità e la qualità del servizio. I disagi legati al maltempo non possono essere perennemente derubricati a “eventi eccezionali e imprevedibili” se si verificano a ogni acquazzone.
Questa criticità, oltre ai gravi rischi igienico-sanitari, genera danni materiali tangibili agli impianti domestici: caldaie, lavatrici, filtri dei depuratori e tubature ostruite. Danni per i quali il gestore può essere chiamato a risarcire l’utenza, in quanto incapace di garantire i parametri previsti dalla Carta dei Servizi. Senza contare che, per i periodi in cui l’acqua non è fruibile, i cittadini avrebbero pieno diritto a richiedere decurtazioni in bolletta, non essendo tenuti a pagare a tariffa piena un servizio di “acqua potabile” di cui non beneficiano.
Il fango nei rubinetti non può essere considerato un dazio inevitabile da pagare all’inverno. Rompere il silenzio significa richiedere un intervento formale, che può tradursi in una diffida al gestore, coinvolgendo l’Azienda Sanitaria Provinciale e il Sindaco, massima autorità sanitaria sul territorio. Perché la vera tutela dell’immagine di una città non passa dal nascondere il fango sotto il tappeto, ma dal garantire servizi civili, sicuri e trasparenti a chi la abita.
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