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“Una non-vita”: cagnolino trovato alla catena a Modica, il GIP convalida il sequestro. VIDEO
20 Ago 2026 14:32
Una vita trascorsa alla catena, in condizioni che secondo le perizie avrebbero provocato grave stress, isolamento e carenze nelle cure. È la storia di un cagnolino di circa tre anni trovato nel territorio di Modica durante il mese di luglio e ora al centro di un procedimento che ha portato alla convalida del sequestro da parte del Giudice per le Indagini Preliminari.
L’intervento è stato condotto dal Coordinatore provinciale di Stop Animal Crimes Italia, Maurizio Di Salvatore, insieme alle guardie ausiliarie dell’associazione. Il caso, secondo quanto riferito dall’organizzazione, avrebbe fatto emergere una situazione di particolare sofferenza dell’animale.
Il cane trovato alla catena: “Una non-vita”
Le perizie effettuate sull’animale avrebbero evidenziato un quadro definito drammatico dall’associazione: isolamento, assistenza e contatto fortemente carenti, stress da catena, alimentazione non adeguata e assenza di condizioni igieniche e trattamenti sanitari adeguati.
Secondo Stop Animal Crimes Italia, il cane sarebbe stato sottoposto a una condizione di vita incompatibile con le sue necessità.
Il sequestro, disposto nell’ambito dell’intervento e successivamente convalidato dal GIP, interrompe così una situazione che l’associazione definisce un vero e proprio ciclo di “torture invisibili”.
Dieci interventi penali e trenta mediazioni in un anno
Il caso di Modica, secondo Stop Animal Crimes Italia, rappresenta soltanto una parte dell’attività svolta nell’ultimo anno dal nucleo provinciale.
Il bilancio dell’attività comprende circa dieci interventi di rilevanza penale conclusi con successo e con la convalida del GIP, oltre a circa trenta interventi di mediazione.
Proprio quest’ultima attività viene indicata dall’associazione come uno degli strumenti più complessi, perché punta a intervenire sulle condizioni di detenzione degli animali attraverso prescrizioni e verifiche, cercando di ottenere un cambiamento prima che sia necessario arrivare al sequestro.
Dall’educazione al sequestro: il protocollo dell’associazione
Secondo quanto riferito da Stop Animal Crimes Italia, numerose situazioni di detenzione inadeguata non nascerebbero necessariamente da una volontà esplicita di fare del male agli animali, ma da ignoranza, disinformazione e falsi miti.
L’associazione cita, tra gli esempi, la convinzione che i cani non soffrano il freddo, che i gatti non risentano della solitudine o che gli animali da reddito non abbiano bisogno di cure veterinarie e socializzazione.
Nei casi in cui i detentori mostrano disponibilità a modificare le condizioni di vita dell’animale, il nucleo applica un percorso basato su prescrizioni e controlli. Dopo le indicazioni legali viene effettuata una verifica ispettiva a sorpresa dopo 15 giorni. In caso di mancato adeguamento, secondo il protocollo illustrato dall’associazione, si procede con il sequestro.
“Su oltre 30 mediazioni, una sola è finita con il sequestro”
L’associazione sottolinea proprio l’esito delle mediazioni come elemento significativo del proprio metodo.
Su oltre trenta interventi di questo tipo, riferisce Stop Animal Crimes Italia, soltanto uno avrebbe avuto esito negativo, arrivando al sequestro dell’animale, successivamente convalidato.
Un dato che viene utilizzato per sostenere l’efficacia di un approccio fondato sulla combinazione tra fermezza, controllo ed educazione.
L’accusa: “Crisi istituzionale sulla tutela degli animali”
Ma dal caso del cagnolino di Modica l’associazione fa partire anche una denuncia più ampia, rivolta alla gestione della tutela animale nel territorio.
Stop Animal Crimes Italia parla apertamente di una “grave crisi istituzionale”, lamentando l’assenza o l’insufficiente intervento delle amministrazioni e degli enti pubblici preposti alla tutela degli animali.
“Non ci fermeremo”
Il caso del cagnolino sequestrato a Modica diventa così, nelle parole dell’associazione, il simbolo di una battaglia più ampia.
Stop Animal Crimes Italia annuncia che continuerà l’attività sul territorio e le denunce delle carenze che, secondo l’organizzazione, persistono nella tutela degli animali.
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