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Ben 14 offerte per privatizzare Sac: ecco chi vuol mettere le mani sugli aeroporti di Catania e Comiso e con quali prospettive?
16 Giu 2026 21:00
La corsa per acquisire il controllo della Sac entra nel vivo. Sono quattordici i gruppi industriali e finanziari, italiani e internazionali, che hanno manifestato interesse per rilevare la quota di maggioranza della società che gestisce gli aeroporti di Catania e Comiso. Un numero che testimonia il valore strategico del sistema aeroportuale della Sicilia orientale e che apre una fase decisiva per il futuro dei due scali.
Se l’attenzione degli investitori è naturalmente attratta dai numeri record di Fontanarossa, capace di movimentare oltre dodici milioni di passeggeri l’anno e destinato a rafforzare ulteriormente il proprio ruolo nel Mediterraneo, per il territorio ibleo la vera partita riguarda soprattutto il destino dell’aeroporto di Comiso.
La procedura di privatizzazione prevede la cessione di una quota compresa tra il 51 e il 65 per cento della Sac. Nei prossimi giorni inizierà l’esame delle manifestazioni di interesse e la verifica dei requisiti richiesti ai candidati. Successivamente verranno selezionati i soggetti che potranno accedere alla fase delle offerte vincolanti.
Dietro una delle operazioni economiche più importanti degli ultimi anni in Sicilia si nasconde però una domanda che nel Ragusano viene posta da tempo: quale futuro attende l’aeroporto “Pio La Torre”?
Negli anni, infatti, lo scalo di Comiso è rimasto schiacciato dall’enorme peso di Catania all’interno della stessa società di gestione. La coesistenza sotto un’unica governance non ha prodotto quella complementarità che molti amministratori locali avevano immaginato. Al contrario, numerose scelte strategiche sono state spesso orientate a rafforzare il ruolo di Fontanarossa, mentre Comiso ha continuato a registrare difficoltà nell’attrazione di nuove rotte e nella costruzione di una propria identità commerciale.
Le criticità non sono mancate. Dalla discontinuità dei collegamenti nazionali e internazionali alla dipendenza dalle compagnie low cost, fino ai periodi di forte riduzione del traffico passeggeri. In più occasioni il territorio ha lamentato una mancanza di investimenti mirati e di una strategia autonoma per valorizzare uno scalo che serve un’area ad alta vocazione turistica e produttiva come quella del Sud-Est siciliano.
La privatizzazione potrebbe rappresentare un punto di svolta. Molto dipenderà dalla visione del futuro socio privato. Se da un lato l’interesse dei grandi operatori internazionali conferma la centralità del sistema aeroportuale siciliano, dall’altro sarà fondamentale capire quale ruolo verrà assegnato a Comiso nel piano industriale dei nuovi proprietari.
La sfida sarà quella di superare la logica che ha visto lo scalo ibleo come semplice “satellite” di Catania. Il territorio chiede da anni una strategia che riconosca a Comiso una funzione specifica e complementare, capace di intercettare flussi turistici, collegamenti internazionali e traffico legato alle produzioni del Sud-Est.
Le condizioni poste dal bando appaiono particolarmente rigorose. I candidati dovranno dimostrare solidità economica, esperienza nel settore e garantire il mantenimento dei livelli occupazionali e della qualità dei servizi. Il futuro socio dovrà inoltre mantenere la partecipazione per almeno cinque anni, un elemento che punta a privilegiare investitori industriali con una visione di lungo periodo.
Sebbene l’elenco ufficiale dei quattordici soggetti che hanno presentato la manifestazione di interesse non sia stato reso noto, nelle settimane precedenti erano circolati i nomi di alcuni tra i principali operatori aeroportuali e infrastrutturali internazionali. Tra questi Vinci Airports, Corporación América, Aena, Fraport, Royal Schiphol Group, Mundys e 2i Aeroporti. Si tratta di gruppi che gestiscono complessivamente centinaia di scali in tutto il mondo e che confermano l’attrattività dell’operazione avviata dalla Sac. Resta però da capire quali di questi soggetti abbiano effettivamente presentato la propria candidatura e quali saranno ammessi alla successiva fase della procedura.
Tra i gruppi che nelle ultime settimane sono stati indicati come potenziali protagonisti figurano alcuni dei principali operatori aeroportuali europei e internazionali. Tuttavia, al di là dei nomi, per il territorio ragusano la questione centrale resta una sola: la privatizzazione sarà l’occasione per rilanciare davvero Comiso oppure lo scalo continuerà a vivere all’ombra di Catania?
È questa la partita che interessa maggiormente agli amministratori, agli operatori turistici e alle imprese del Sud-Est. Perché il successo dell’operazione non si misurerà soltanto nel valore delle quote cedute o nei numeri di Fontanarossa, ma anche nella capacità di restituire all’aeroporto di Comiso quella centralità che, nonostante le potenzialità del territorio servito, non è mai riuscito a conquistare pienamente.
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