Acqua sempre più cara e Ragusa è tra le province che pagano di più: pesa una rete che disperde quasi il 60%

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In Sicilia l’acqua continua a costare troppo e Ragusa non fa eccezione. È quanto emerge dalla nuova indagine realizzata da Federconsumatori Sicilia sulle tariffe del Servizio Idrico Integrato nei comuni capoluogo dell’Isola, aggiornata alla fine del 2025. Un quadro che evidenzia profonde differenze tra i territori e che vede la provincia iblea collocarsi nella fascia alta della classifica regionale per costo delle bollette.

Per una famiglia composta da tre persone con un consumo annuo di 182 metri cubi, a Ragusa la spesa media raggiunge i 513,48 euro all’anno. Un importo inferiore rispetto ai record registrati a Enna, Siracusa e Caltanissetta, ma comunque superiore alla media nazionale che si attesta a 527,53 euro per consumi analoghi e che, soprattutto, continua a gravare su un servizio segnato da pesanti criticità infrastrutturali.

Secondo Federconsumatori, il vero nodo della questione non è soltanto il prezzo finale pagato dagli utenti, ma ciò che accade prima che l’acqua arrivi nelle abitazioni. Nella provincia di Ragusa, infatti, le perdite della rete idrica raggiungono il 58,8%, un dato che significa che oltre metà dell’acqua immessa nel sistema viene dispersa prima di arrivare ai rubinetti.

Un fenomeno che rappresenta uno dei principali paradossi del sistema idrico siciliano. Da un lato si acquistano enormi quantità di acqua all’ingrosso, dall’altro una parte consistente viene persa lungo le condotte. Il risultato è che il costo di queste inefficienze finisce inevitabilmente per ricadere sulle bollette dei cittadini.

L’analisi di Federconsumatori evidenzia inoltre come il sistema siciliano presenti una peculiarità unica nel panorama nazionale. L’acqua viene infatti pagata due volte: una prima volta a Siciliacque, la società che gestisce l’approvvigionamento all’ingrosso e che vede la partecipazione di soggetti pubblici e privati, e una seconda volta al gestore locale incaricato della distribuzione e della depurazione.

Secondo l’associazione dei consumatori, proprio questo meccanismo contribuisce ad alimentare tariffe elevate che, in molti territori, non trovano riscontro nella qualità del servizio offerto.

La situazione di Ragusa appare particolarmente significativa perché unisce bollette superiori a quelle di diverse città italiane a un livello di dispersione tra i più alti dell’intera regione. Peggio fanno soltanto alcune aree del Catanese e la provincia di Siracusa, dove le perdite superano abbondantemente il 60%.

Per Federconsumatori il problema non può più essere rinviato. Servirebbero investimenti strutturali capaci di ammodernare le reti e ridurre drasticamente le dispersioni. Tuttavia, secondo l’associazione, il percorso è stato rallentato negli ultimi anni da commissariamenti, ritardi negli affidamenti e contenziosi amministrativi che hanno frenato l’avvio di interventi fondamentali.

«Il risultato è un prezzo molto alto per un servizio di qualità molto bassa», afferma il presidente regionale di Federconsumatori Sicilia, Alfio La Rosa.

Se le abbondanti piogge degli ultimi mesi sembrano scongiurare, almeno per il momento, il rischio di una nuova emergenza idrica regionale durante l’estate, restano però aperte tutte le questioni legate all’efficienza delle infrastrutture e ai costi sostenuti dalle famiglie

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