Nel ragusano nozze ai minimi storici e boom del rito civile

Anche da noi il matrimonio continua a perdere terreno, confermando una trasformazione sociale ormai evidente. Secondo l’ultimo bollettino demografico Istat relativo al 2025, nel ragusano le celebrazioni sono scese sotto quota mille: appena 932 unioni complessive. Un dato che segna un ulteriore calo rispetto agli anni precedenti e che fotografa una tendenza ormai strutturale.

Di queste 932 nozze, ben 438 sono state celebrate con rito civile, una quota che sfiora la metà del totale. Un equilibrio quasi perfetto che, fino a pochi anni fa, sarebbe stato impensabile in un territorio storicamente legato alla tradizione religiosa. Il dato conferma infatti un cambiamento profondo nelle scelte delle coppie, sempre più orientate verso una formula meno formale e spesso anche meno onerosa.

Il confronto

Il confronto con il recente passato è eloquente. Nel 2023, ad esempio, nel Ragusano si contavano ancora 1.111 matrimoni complessivi, con una prevalenza, seppur ridotta, dei riti religiosi: 616 in chiesa contro 495 civili. Già allora si parlava di “crollo” delle nozze religiose, dimezzate rispetto al 2004, quando si registravano 1.262 celebrazioni in chiesa su un totale di 1.521 matrimoni. In poco meno di vent’anni, dunque, il panorama si è completamente ribaltato.

Il 2025 rappresenta un ulteriore passo in questa direzione: non solo diminuisce il numero complessivo delle unioni, ma si consolida il sorpasso (o quasi) del rito civile su quello religioso. Un fenomeno che si inserisce in una dinamica più ampia a livello nazionale, dove il matrimonio in chiesa è in costante contrazione mentre cresce il ricorso al rito civile.

Le ragioni di questo cambiamento sono molteplici. Da un lato incidono fattori economici: sposarsi, soprattutto con rito religioso, comporta spesso costi elevati che molte coppie preferiscono evitare. Dall’altro pesa la trasformazione culturale, con una minore adesione ai modelli tradizionali e una maggiore diffusione delle convivenze. A ciò si aggiunge l’aumento delle seconde nozze, che per chi è divorziato non possono essere celebrate in chiesa.

Non va sottovalutato neppure l’effetto a lungo termine della pandemia, che ha modificato abitudini e priorità, favorendo cerimonie più intime e meno sfarzose. In questo contesto, il matrimonio civile appare una scelta più semplice, flessibile e in linea con le nuove esigenze.

Il calo dei matrimoni ha inevitabilmente ripercussioni anche sul tessuto economico locale: meno cerimonie significano minori entrate per tutto l’indotto legato agli eventi nuziali, dai ristoratori ai fotografi, fino ai negozi di abiti e bomboniere.

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