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Olio d’oliva: produzione in calo ma export e investimenti crescono. Sicilia seconda regione in Italia
18 Feb 2026 11:50
L’Area Studi Mediobanca ha aggiornato la sua indagine sull’industria dell’olio d’oliva in Italia, offrendo un quadro dettagliato delle performance economiche dei principali produttori nazionali e confrontandole con gli altri settori dell’alimentare. Lo studio evidenzia come, nonostante un calo della produzione interna, l’Italia mantenga un ruolo di rilievo nel commercio internazionale e negli investimenti produttivi.
Nel biennio 2024-25 la produzione mondiale di olio d’oliva ha toccato un massimo storico di 3,6 milioni di tonnellate, con incrementi significativi per Spagna (+51%), Turchia (+109,3%), Tunisia (+54,5%) e Grecia (+42,9%). In controtendenza l’Italia, che ha registrato un calo del 31,8%, riducendo il suo peso sulla produzione globale dal 12,7% al 6,3%. La scarsità dell’offerta italiana mantiene comunque elevati i prezzi dell’olio extravergine nazionale, superiori a quelli dei principali competitor internazionali: a novembre 2025, l’EVO italiano a Bari era quotato 7,58 €/Kg, 1,5 volte quello greco e 2,1 volte quello tunisino.
Il consumo mondiale di olio d’oliva è in crescita (+15,3%), con la Spagna e gli Stati Uniti in aumento e un leggero calo in Italia (-4%), che detiene il 12,3% della quota globale dei consumi. Nel commercio internazionale, l’Italia si conferma seconda per esportazioni con 2,8 miliardi di euro, preceduta solo dalla Spagna, e seconda anche per importazioni (2,9 miliardi), rendendo il settore strategico ma in disavanzo strutturale: la produzione interna prevista per il 2025-26 di 300mila tonnellate non basta a coprire i consumi (470mila tonnellate), rendendo necessarie importazioni per 570,9mila tonnellate.
A livello regionale, la Puglia domina la produzione nazionale con il 45,1% del totale, seguita da Sicilia (10,7%) e Calabria (10,3%). La resa più alta si registra in Calabria (19%), mentre il valore delle produzioni Dop e Igp, pur concentrato in Puglia, Sicilia e Toscana, resta modesto (2% del totale nazionale).
Dal punto di vista economico, il settore ha registrato nel decennio 2015-2024 una crescita media annua del 7% nelle vendite, superiore al resto del comparto alimentare, e un incremento dell’export del 9% annuo. Gli investimenti materiali sono cresciuti del 10,1%, i dipendenti del settore percepiscono mediamente 66mila euro l’anno, posizionandosi sopra molti comparti alimentari tradizionali. L’Ebit margin resta contenuto (2,6%), mentre il ROI (6,6%) è tra i più alti del settore alimentare, evidenziando un settore dinamico e strategico per l’economia italiana.
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