Olio d’oliva: produzione in calo ma export e investimenti crescono. Sicilia seconda regione in Italia

L’Area Studi Mediobanca ha aggiornato la sua indagine sull’industria dell’olio d’oliva in Italia, offrendo un quadro dettagliato delle performance economiche dei principali produttori nazionali e confrontandole con gli altri settori dell’alimentare. Lo studio evidenzia come, nonostante un calo della produzione interna, l’Italia mantenga un ruolo di rilievo nel commercio internazionale e negli investimenti produttivi.

Nel biennio 2024-25 la produzione mondiale di olio d’oliva ha toccato un massimo storico di 3,6 milioni di tonnellate, con incrementi significativi per Spagna (+51%), Turchia (+109,3%), Tunisia (+54,5%) e Grecia (+42,9%). In controtendenza l’Italia, che ha registrato un calo del 31,8%, riducendo il suo peso sulla produzione globale dal 12,7% al 6,3%. La scarsità dell’offerta italiana mantiene comunque elevati i prezzi dell’olio extravergine nazionale, superiori a quelli dei principali competitor internazionali: a novembre 2025, l’EVO italiano a Bari era quotato 7,58 €/Kg, 1,5 volte quello greco e 2,1 volte quello tunisino.

Il consumo mondiale di olio d’oliva è in crescita (+15,3%), con la Spagna e gli Stati Uniti in aumento e un leggero calo in Italia (-4%), che detiene il 12,3% della quota globale dei consumi. Nel commercio internazionale, l’Italia si conferma seconda per esportazioni con 2,8 miliardi di euro, preceduta solo dalla Spagna, e seconda anche per importazioni (2,9 miliardi), rendendo il settore strategico ma in disavanzo strutturale: la produzione interna prevista per il 2025-26 di 300mila tonnellate non basta a coprire i consumi (470mila tonnellate), rendendo necessarie importazioni per 570,9mila tonnellate.

A livello regionale, la Puglia domina la produzione nazionale con il 45,1% del totale, seguita da Sicilia (10,7%) e Calabria (10,3%). La resa più alta si registra in Calabria (19%), mentre il valore delle produzioni Dop e Igp, pur concentrato in Puglia, Sicilia e Toscana, resta modesto (2% del totale nazionale).

Dal punto di vista economico, il settore ha registrato nel decennio 2015-2024 una crescita media annua del 7% nelle vendite, superiore al resto del comparto alimentare, e un incremento dell’export del 9% annuo. Gli investimenti materiali sono cresciuti del 10,1%, i dipendenti del settore percepiscono mediamente 66mila euro l’anno, posizionandosi sopra molti comparti alimentari tradizionali. L’Ebit margin resta contenuto (2,6%), mentre il ROI (6,6%) è tra i più alti del settore alimentare, evidenziando un settore dinamico e strategico per l’economia italiana.

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