L’annuncio è arrivato da parte del direttore generale Pino Drago, nel corso della inaugurazione del CPA al Busacca di Scicli. Tutte le donne in stato di gravidanza potranno usufruire dei servizi loro necessari durante il periodo di gestazione all’interno del reparto di ginecologia ed ostetricia dell’ospedale ”Guzzardi” di Vittoria. L’ufficialità è stata data Pino Drago […]
Violenza sessuale su una bambina di meno di 10 anni: condannato in primo grado a 7 anni e mezzo
03 Feb 2026 15:41
Violenza sessuale ai danni di una bambina che alll’epoca dei fatti aveva meno di 10 anni. Un uomo di 50 anni è stato condannato oggi in primo grado dal Tribunale collegiale di Ragusa a 7 anni e 6 mesi di reclusione. Il processo era nato dalla denuncia del padre della piccola che, sconvolto, aveva riferito alle forze dell’ordine quanto gli aveva raccontato sua figlia. Oggi in aula la Pm, Monica Monego, che al termine della sua requisitoria aveva chiesto la condanna dell’uomo a 7 anni di reclusione, ha ripercorso i tratti salienti della vicenda. La bambina era stata sentita in fase di indagine e in incidente probatorio alla presenza di una psicologa, dichiarazioni che avevano confermato quanto aveva raccontato al papà. Gli abusi sessuali avvenivano quando la famiglia si recava in visita ad un conoscente: un luogo di svago, dove c’era uno spazio per giocare per i bambini, dove la piccola aveva l’opportunità di giocare con altri coetanei. Eppure ad un certo punto la piccola in quel posto si rifiuterà di andare e il motivo sarebbe stato proprio nei comportamenti dell’amico di famiglia che metteva le mani addosso alla bambina e voleva altrettanto dalla piccola, che le faceva vedere foto e filmati a contenuto pornografico perché voleva fare come nei film e si omette il resto. La bambina avrebbe anche manifestato difficoltà ad esternare quanto le era accaduto, preoccupata di addolorare i genitori che di quell’uomo erano amici; poi però ha iniziato a raccontare ciò che avrebbe subìto in più occasioni esprimendosi come una bambina, raccontando cosa avveniva. Nessun motivo di denunciare quell’uomo, nessuna inimicizia che potesse fare pensare a una calunnia. Il processo va avanti. I fatti si riferiscono al 2019. Tutta la famiglia cambierà vita trasferendosi in un altra città per ricominciare una vita nuova. L’avvocata Simona Cultrera, che rappresentava le parti civili, sottolineando che le dichiarazioni della bambina appaiono né manipolate né indotte, ha condiviso le richieste della Pubblica accusa aggiungendo il risarcimento del danno in favore dei genitori della piccola che si sono entrambi costituiti parte civile. Il legale difensore dell’uomo, l’avvocato Santino Garufi, nella sua arringa conclusiva ha contestato l’assenza di una perizia per valutare l’attendibilità della bambina dal momento che tutto il procedimento è stato fondato esclusivamente sulle dichiarazioni della piccola e non vi sarebbe altra prova a riscontro di quanto raccontato da lei; ha tratteggiato un quadro complesso, con la piccola che racconta di voler bene “alla mamma che prende botte da papà”, che dice di “odiare i fratelli”, un padre che presenta la denuncia e che, secondo chi raccoglie quella denuncia, “ha l’alito fortemente vinoso”, lasciando intendere, l’avvocato, un ambiente famigliare compromesso, forse anche teatro di violenza assistita. Se la Cassazione, secondo il difensore, invita in casi di minori vittime di reato sessuali a valutare con attenzione credibilità e il modo in cui la vittima avrebbe vissuto e rielaborato i fatti, allora nel procedimento ci sarebbero state delle gravi omissioni. Al termine dell’arringa l’avvocato ha chiesto l’assoluzione del suo assistito, in subordine perlomeno con la formula del dubbio. Al termine della camera di consiglio, il Tribunale collegiale (Elio Manenti, Giovanni La Terra e Francesca Aprile) ha condannato l’uomo a 7 anni e 6 mesi di carcere oltre al risarcimento di 25mila euro a ciascuna delle parti civili, il pagamento delle spese processuali anche in favore delle parti civili e altre pene accessorie: oltre alle interdizioni, anche il divieto di prestare servizio in scuole locali o strutture frequentate da minori e per un anno dopo l’espiazione della pena, l’obbligo di comunicare residenza e spostamenti per il divieto di avvicinamento a luoghi frequentati da minori
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