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Abbate rompe il silenzio (e con il passato): in tv la svolta che guarda al dopo-Cuffaro
27 Gen 2026 12:22
Al di là della vicenda giudiziaria, la partecipazione dell’on. Ignazio Abbate alla trasmissione Lo Stato delle Cose di Massimo Giletti, in onda ieri sera su Rai3, rappresenta un passaggio politico rilevante per il futuro degli assetti regionali e provinciali che non può sfuggire agli osservatori più attenti.
Messo alle strette dalle domande della giornalista, Abbate utilizza parole nette e, soprattutto, un tempo verbale che non passa inosservato: “ero vicino a Cuffaro”. Un verbo al passato che, almeno sul piano mediatico, certifica ufficialmente un allontanamento. Le vicende giudiziarie dell’ex governatore vengono definite “questioni personali”, da affrontare individualmente, senza alcun coinvolgimento politico o collettivo.
Abbate rivendica il proprio percorso istituzionale, ricordando gli incarichi ricoperti e la sua attuale posizione di presidente della Commissione Affari Istituzionali all’Ars. Respinge con decisione ogni ipotesi di un “sistema Cuffaro” di cui sarebbe stato parte attiva e si dice sereno anche rispetto alle intercettazioni finite agli atti dell’inchiesta, pur riconoscendo che alcune chiamano in causa anche il suo nome.
“I suoi problemi sono problemi suoi. Del sistema Cuffaro non so nulla. Io 24 ore 24 sto accanto a mia moglie e alla mia famiglia, non sicuramente né a Totò Cuffaro né a tante altre persone. Ognuno per la sua strada” ribadisce Abbate nel suo intervento.
Ma è soprattutto lo sguardo rivolto al futuro a caratterizzare l’intervento dell’esponente della Democrazia Cristiana. Abbate conferma l’avvio di un dialogo con il presidente della Regione Renato Schifani, con l’obiettivo di costruire nei prossimi mesi un nuovo laboratorio politico centrista, capace di mettere insieme le diverse anime cattoliche e moderate dell’Isola.
Il messaggio è chiaro: archiviare la stagione politica legata a Cuffaro e aprirne un’altra, fondata su nuovi equilibri e nuove alleanze. Resta da capire se questo smarcamento, si tradurrà anche in scelte politiche concrete e, finalmente, in un suo possibile ingresso in giunta. Eppure Abbate su Cuffaro sembrava avere un buon ascendente visto che, tornando alla vicenda sugli incarichi “facili”, il governatore, proprio su suggerimento dell’on. Ignazio Abbate, avrebbe sentenziato che a Ragusa, a prendere il posto di “Lauretta”, sarebbe stato il dottor Antonio Blandini e con un incarico alla Protezione civile piuttosto che al Parco Archeologico, perché nel primo ci sono più finanziamenti.
Dalle intercettazioni si comprende come la nomina di Blandini venga data per certa prima ancora che l’iter formale si completi, lasciando intendere l’esistenza di un circuito di relazioni e suggerimenti politici che anticipa – se non orienta – le scelte amministrative. Non emergono, allo stato, profili penali definitivi, ma il quadro che si delinea è quello di una politica che discute e “decide” le caselle prima delle procedure ufficiali.
“E’ una vicenda giudiziaria che riguarda Cuffaro personalmente” ha ribadito più volte Abbate che, va evidenziato, non risulta indagato.
Resta da capire se Ignazio Abbate riuscirà davvero a smarcarsi da una vicenda che continua a sollevare interrogativi. In questo contesto, intanto, non passa inosservato invece il silenzio politico di questi giorni mentre la Sicilia è alle prese con un’emergenza meteo di vaste proporzioni che coinvolge in prima linea proprio la Protezione civile. Un silenzio inedito, sia dal punto di vista politico a livello locale che pratico, che alimenta perplessità e lascia spazio a più di una riflessione.
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