Testimoni attivi e credibili per un futuro migliore. E’ l’eredità che lascia ai giornalisti il Giubileo dei due Papi

La chiusura della Porta Santa nella Basilica di San Pietro nella giornata di ieri chiude un anno di preghiera e di pellegrinaggi ma non archivia quanto è stato trasmesso in questo ultimo anno. Da quando Papa Francesco ha aperto la Porta Santa in Vaticano il 24 dicembre del 2024. Ai giornalisti l’invito a “disarmare la comunicazione dalla rabbia” ed a raccontare storie che costruiscono ponti, non muri, promuovendo una cultura della cura e non dell’odio, con un approfondimento sulla dignità umana e la solidarietà, ricordando anche i colleghi caduti sul campo. “A noi la sfida ad essere testimoni attivi, credibili e di speranza per costruire un futuro migliore difendendo il diritto a un’informazione libera, per narrare gli avvenimenti della storia senza filtri o senza interventi dell’Intelligenza artificiale e per raccontare la verità ritornando a ‘consumare la suola delle scarpe’ – racconta del Gibileo dei giornalisti il segretario nazionale Salvo Di Salvo – ricordiamo le parole di Papa Francesco in occasione della 59° giornata mondiale per le comunicazioni sociali quando ebbe a dire come ‘in questo nostro tempo segnato dalla disinformazione e dalla polarizzazione oggi c’è la consapevolezza di quanto sia necessario il lavoro di giornalisti e comunicatori. C’è bisogno del vostro impegno coraggioso nel mettere al centro della comunicazione la responsabilità personale e collettiva verso il prossimo”.

A varcare fra i primi la Porta Santa, nell’anno del Giubileo, sono stati i giornalisti che il 24 gennaio 2025 festeggiavano San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti.

Circa 9 mila giornalisti provenienti da tutto il mondo si sono dati appuntamento in Vaticano, per farsi pellegrini di speranza. “L’immagine che è rimasta ai giornalisti ed ai comunicatori provenienti da tutto il mondo, tra cui 370 giornalisti dell’Unione Cattolica della Stampa Italiana (UCSI), è quella dell’incontro in presenza di papa Francesco. In quell’occasione il Santo Padre ha abbandonato le nove pagine scritte ed a braccio si è rivolto ai partecipanti a cuore aperto affidando loro un messaggio forte: quello di comunicare, di uscire un po’ da sé stessi per dare del mio all’altro, disse papa Francesco, e la comunicazione non solo è l’uscita, ma anche l’incontro con l’altro. Saper comunicare è una grande saggezza – conclude il segretario nazionale Salvo Di Salvo – il Giubileo lascia ai giornalisti la sfida di essere testimoni attivi di un futuro migliore, che non si accontenti del presente ma guardi a un orizzonte di rinnovamento”.

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