Vittoria ricorda la strage di San Basilio: 26 anni dopo tra memoria e risarcimento per le famiglie delle vittime

VITTORIA – Oggi, 2 gennaio, Vittoria ricorda uno degli episodi più tragici della sua storia recente: la strage di San Basilio, avvenuta 26 anni fa in un bar di un rifornimento di benzina alle porte della città. Cinque le vittime dell’agguato, alcune colpite a morte sul posto, altre ferite e poi finite dai killer.

Proprio in questi giorni è arrivata una importante sentenza di risarcimento per le famiglie delle vittime: dopo 26 anni dal massacro, due dei killer sono stati condannati a risarcire i danni ai familiari di Salvatore Ottone e Rosario Salerno, due giovani innocenti presenti nel bar e uccisi senza alcuna responsabilità nelle dinamiche criminali.

Il contesto della strage

Era il 2 gennaio 1999 quando un commando armato fece irruzione nel bar di un distributore a San Basilio. L’obiettivo era Angelo Mirabella, 32 anni, vicino al boss Carmelo Dominante e considerato reggente del clan della “stidda” di Vittoria. Con lui furono uccisi anche Claudio Motta e Rosario Nobile, ritenuti vicini o legati a figure della malavita locale. Ma tra le vittime ci furono anche Rosario Salerno e Salvatore Ottone, semplici avventori nel posto sbagliato al momento sbagliato.

L’agguato fu eseguito con quattro armi diverse: due pistole calibro 9, una 357 Magnum e una Glock. Solo il barista si salvò, riparandosi dietro il bancone mentre Giovanni Piscopo, uno degli esecutori, terminava il massacro.

I responsabili e i processi

I mandanti furono individuati ed esecutori sono stati tutti individuati e condannati

Il primo processo, particolarmente delicato, rischiava di arenarsi, ma grazie al lavoro del procuratore Fabio Scavone e della difesa delle parti civili guidata dall’avvocato Giuseppe Nicosia, furono ricostruiti ruoli e responsabilità. Le condanne, comprese quelle definitive in Cassazione, confermarono gli ergastoli per i mandanti e gli esecutori principali, mentre alcuni dei complici, grazie ai pentimenti, ottennero pene più miti.

Come ha ricordato l’avvocato Nicosia, “grazie al primo processo si fece luce su tutto il resto”: le dichiarazioni dei pentiti permisero di ricostruire ogni dettaglio, inchiodando anche chi aveva fornito armi e supporto logistico dal territorio di Mazzarino e Riesi.

Il risarcimento per le famiglie

A 26 anni di distanza, il Tribunale di Ragusa ha disposto il risarcimento civile per le famiglie delle vittime, stabilendo che i killer dovranno risarcire i danni ai familiari di Salvatore Ottone e Rosario Salerno. È un traguardo importante, che arriva a coronamento di un lungo iter giudiziario e civile, e rappresenta un riconoscimento concreto del dolore subito dai parenti delle vittime innocenti.

La memoria della città

Vittoria mantiene vivo il ricordo della strage anche oggi, 26 anni dopo, con iniziative che ricordano le vittime e ribadiscono l’impegno contro la mafia. Già in occasione del 25° anniversario, fu organizzato un sit-in in Piazza del Popolo, in accordo con i familiari di Salvatore Ottone e Rosario Salerno, su iniziativa di Libera, Cgil e Anpi e in collaborazione con altre realtà del territorio. L’evento fu pensato come momento di condivisione di testimonianze, esperienze e segni, per fare memoria e rinnovare l’impegno civile a favore della giustizia e della solidarietà.

All’epoca, il sindaco Francesco Aiello ricordò:
“La strage di San Basilio ha sconvolto l’intera comunità; in quegli anni elementi appartenenti alla criminalità, in contrapposizione tra loro, avvilivano una città onesta e laboriosa, con gli scontri a fuoco. Quello del 1999 fu uno degli episodi più efferati. La risposta coraggiosa della popolazione, chiamata a reagire, fu immediata e massiccia, con una grande manifestazione organizzata dall’Amministrazione comunale. Con me in testa e tutta la mia giunta, nonché il presidente della regione, numerosi componenti della giunta regionale e moltissimi rappresentanti delle istituzioni. Quella manifestazione segnò un punto di svolta contro la criminalità organizzata. La città ha rialzato la testa, incoraggiata dalla massiccia presenza di cittadini e la manifestazione ha dato una spinta positiva, infondendo coraggio alla comunità. Per questo bisogna tenere vivo il ricordo di quell’episodio”.

Oggi, la memoria continua a vivere nelle coscienze dei cittadini e nelle parole di chi, come il senatore Salvo Sallemi, sottolinea il valore del ricordo e della vigilanza: “Per ogni vittoriese il 2 gennaio è una data densa di significato che richiama il valore della memoria.
Dal 1999, questa data rappresenta un lutto collettivo: è il giorno della strage di San Basilio, un eccidio che strappò all’affetto dei loro cari vittime innocenti come Salvatore Ottone e Rosario Salerno.
La rabbia e lo sconforto di allora non si sono affievoliti. Non devono. Nel solco della memoria il nostro dovere è quello di impegnarci affinché ciò che è stato non accada mai più. Mi stringo idealmente, alle famiglie Ottone e Salerno, per le quali questo anniversario è una ferita che si riapre, un dolore che si rinnova e si acuisce.
Da quegli anni bui per Vittoria tanto è cambiato ma la guardia deve restare alta perché la recrudescenza mafiosa – che lo Stato sta combattendo colpo su colpo – non l’avrà vinta sulla nostra comunità. E questa battaglia si vince con l’impegno delle istituzioni, della società civile e con la forza della cultura e della consapevolezza
“.

La strage di San Basilio resta un monito per la città: la memoria, unita alla giustizia e all’impegno civile, è lo strumento per costruire un futuro libero dalla mafia.

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