Le dodici terre iblee che guardano ai cento anni della Provincia. L’augurio per il 2026

Il 2026 si apre come un anno di passaggio, di attesa consapevole e di responsabilità collettiva per la provincia di Ragusa. Un nuovo anno che non è soltanto un cambio di calendario, ma una soglia simbolica: quella che conduce le dodici terre iblee, i nostri dodici Comuni, verso il secolo di vita della Provincia, istituita ufficialmente il 2 gennaio 1927, con Regio Decreto, e divenuta operativa l’anno successivo. I festeggiamenti, è noto, arriveranno nel 2027. Ma il cammino inizia ora anche perché il decreto regio è del dicembre del 1926.

In un mondo attraversato da conflitti ancora aperti, tensioni geopolitiche e profonde trasformazioni economiche e sociali, il territorio ibleo guarda al nuovo anno con uno spirito insieme prudente e fiducioso. L’auspicio, condiviso e universale, è quello della pace: la fine delle grandi guerre in corso, il ritorno al dialogo tra le nazioni, una stabilità che possa restituire certezze anche alle economie locali, inevitabilmente collegate a un quadro globale sempre più interdipendente.

Un territorio che chiede crescita e qualità

Il 2026, per Ragusa e i suoi dodici Comuni, è chiamato a essere un anno di consolidamento e rilancio. Negli ultimi anni la provincia ha dimostrato una capacità di tenuta non scontata, distinguendosi per qualità della vita, coesione sociale e vitalità imprenditoriale, pur tra difficoltà strutturali che non possono essere ignorate.

Le priorità sono chiare e condivise: più lavoro stabile e qualificato, un miglioramento delle condizioni economiche delle famiglie, il rafforzamento del tessuto produttivo, a partire dall’agricoltura di qualità, dall’agroalimentare, dal turismo e dai servizi avanzati. Accanto a questo, cresce l’attesa per una stagione più incisiva di opere pubbliche, capaci di colmare ritardi storici e di rendere il territorio più moderno, accessibile e competitivo.

Infrastrutture, servizi, coesione

Se c’è una parola che il 2026 porta con sé per la provincia iblea, è “infrastrutture”. Strade, collegamenti, reti digitali, edilizia scolastica, sanità territoriale: sono questi i nodi su cui si misura la credibilità delle istituzioni e la fiducia dei cittadini. Non si tratta soltanto di cantieri, ma di visione. Di scelte capaci di tenere insieme i centri costieri e l’entroterra, le città maggiori e i piccoli comuni, evitando nuove fratture sociali e territoriali.

In questo senso, il nuovo anno può rappresentare un’occasione per rafforzare il senso di appartenenza a una provincia che, pur giovane nella sua istituzione, affonda le radici in una storia millenaria. Le dodici comunità iblee condividono un patrimonio culturale, umano e paesaggistico unico, che va valorizzato con politiche integrate e di lungo periodo.

Verso i cento anni, con uno sguardo lungo

Avvicinarsi ai cento anni della Provincia non significa celebrare soltanto una data, ma interrogarsi su cosa si vuole diventare. Il 2026 è l’anno in cui gettare le basi culturali, economiche e sociali per questo passaggio storico. Un anno in cui riscoprire il senso dell’istituzione provinciale come spazio di coordinamento, di programmazione e di identità, al di là delle riforme e delle trasformazioni amministrative.

La provincia di Ragusa nacque in un momento complesso della storia italiana, nel 1927, unendo territori diversi ma complementari, con Ragusa capoluogo e l’unione con Ibla a segnare una svolta urbana e simbolica. Oggi, a quasi un secolo di distanza, quella scelta torna a interrogare il presente: quanto siamo capaci di sentirci comunità? Quanto sappiamo costruire futuro insieme?

Un augurio che diventa impegno

Il 2026 si apre dunque come un anno di speranza concreta. Speranza di pace nel mondo, perché senza pace non c’è sviluppo. Speranza di crescita per il territorio, perché senza lavoro e infrastrutture non c’è futuro. Speranza di benessere diffuso, perché una provincia è forte solo se nessuno resta indietro.

Le dodici terre iblee guardano avanti, consapevoli delle sfide ma anche delle proprie risorse. Il secolo che si avvicina non è un traguardo, ma un nuovo inizio. E il 2026 può essere l’anno in cui Ragusa e la sua provincia scelgono, ancora una volta, di costruirlo insieme.

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