Riparte un’opera attesa da anni nel territorio ibleo. L’ASP di Ragusa ha dato il via libera definitivo ai lavori per la realizzazione del Presidio Territoriale di Assistenza (PTA) di Pozzallo, con l’adozione della delibera n. 907 del 24 aprile. Un passaggio decisivo che consente di riavviare il cantiere dopo lo stop seguito alla risoluzione del […]
PIÙ DONNE, MENO CORRUZIONE
03 Giu 2012 20:49
Su la Repubblica di ieri 3 giugno, Chiara Saraceno perorava la necessità che vengano nominate delle donne nel caso del prossimo rinnovo di due importanti autorithy, quella per le garanzie nelle comunicazioni e quella per la protezione dei dati personali. E’ sotto gli occhi di tutti la situazione degli organi istituzionali gestiti, almeno ai più alti livelli e per non meno del 90%, da uomini. Nonostante, come sottolinea sempre la Saraceno, il parlamento abbia qualche tempo fa approvato una legge antimonopolistica per il sesso, riservata alle aziende quotate in borsa: i principi giusti si applicano a casa degli altri, non a casa propria.
A proposito di quanto sopra, è allora il caso di ricordare che un intero capitolo della relazione annuale della Banca d’Italia è dedicato alle donne e al loro ruolo nell’economia italiana, 10 pagine su un totale di 396. Dieci pagine che raccontano quanto l’Italia presenti forti criticità rispetto alla partecipazione delle donne nella vita economica, nonostante i progressi negli ultimi decenni. Perché, “Nel 2011 il Paese continua a collocarsi tra i più arretrati nella graduatoria dell’indice Global gender gap (al 74° posto su 145 paesi; 21° posto tra quelli dell’Unione europea) – si legge nel testo della Banca d’Italia – penalizzato soprattutto dalla componente “partecipazione e opportunità economiche” (90° posto), mentre è più contenuto il divario in termini di “risultati scolastici” (48° posto).
Per Bankitalia, una è la causa principale della bassa partecipazione femminile: “La carenza dei servizi volti a conciliare vita professionale e familiare” che continua a essere “un freno alla partecipazione al mercato del lavoro nei primi anni di vita dei figli”. Perché anche all’interno della famiglia, anche tra le coppie in cui entrambi i coniugi lavorano, “i carichi domestici e di cura gravano in misura sproporzionata sulle donne”. Per questo si sottolinea la necessità “di interventi ad ampio raggio per ridurre i divari; le esperienze sviluppate in alcuni paesi – sul piano normativo, fiscale, dei servizi – possono fornire utili indicazioni”
Eppure, una maggiore partecipazione femminile al mercato del lavoro, nelle posizioni di vertice e nelle amministrazioni porterebbe non solo “meno corruzione” perché “a una più elevata presenza di donne tra gli amministratori pubblici corrispondono livelli di corruzione più bassi e un’allocazione delle risorse orientata alla spesa sanitaria e ai servizi di cura e istruzione”. Ma anche, “un aumento del numero di famiglie con redditi da lavoro e una riduzione del rischio di povertà, con una crescita complessiva del Pil”.
Se allora è vero che a una maggiore partecipazione femminile corrisponde meno corruzione, e questo vale anche in politica e negli ambiti istituzionali, questo è un ulteriore buon motivo perché si faccia giustizia tra i sessi e giustizia contro la corruzione.
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