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LA RISCOPERTA E VALORIZZAZINE DEI BUNKER DELLA SECONDA GUERRA.
29 Mag 2012 11:01
Leggo, anche sulle colonne del nostro RagusaOggi, che un gruppo di volontari, organizzati e preparati, collaboratori da aziende specializzate, ha duramente lavorato per riportare alla luce ed a condizioni dignitose quelle installazioni militari della Seconda Guerra Mondiale che da queste parti chiamiamo “fortini”.
Da appassionato di storia, in particolare di storia moderna e soprattutto con riguardo alle vicende iblee, non posso non apprezzare tale iniziativa. Specie, poi, se si considera che il tutto è stato fatto sul piano puramente volontaristico (l’unico che parrebbe funzionare nella nostra sempre più desolante situazione di paese in decadenza). Ed infatti – ribadisco – è dal mio punto di vista meritorio il riportare alla pubblica conoscenza date, fatti, luoghi, o, come nel caso specifico, manufatti che hanno rappresentato tappe e avvenimenti tragici dell’ultimo conflitto al quale l’Italia abbia partecipato, e rappresentano adesso una sorta di manifesto chiaro ed esplicito per non dimenticare quelle pagine di storia alla quale hanno partecipato, il più delle volte subendola, i nostri nonni e i nostri genitori.
Ed ecco il vulnus della iniziativa che però – lo ripetiamo – assume comunque i contorni della positività: i nostri nonni e i nostri genitori. Insomma tutti coloro, ancora viventi, quei fortini li hanno visti in funzione, vi hanno visto morire i soldati italiani sopraffatti senza alcuna minima difficoltà dalle preponderanti forze anglo-americane. Quei nonni, quei genitori, tutti quei vecchi che non sono riusciti ancora, dopo oltre sessanta anni, a dimenticare gli orrori della guerra, ecco, tutti costoro non sono contenti di rivedere i fortini nel loro grigio cemento. Aver liberato da rovi e immondizia quei manufatti bellici, tanto brutti quanto purtroppo inutili per i militi in grigioverde che vi persero la vita, è fatto giusto, ma foriero di ricordi tristi e sovente dolorosi per chi ha più di sessanta anni.
Hicsuntleones
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