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ANCORA INDIFFERENZA INTORNO A GIOVANNI SPAMPINATO, “UNO CHE NON SI FACEVA I FATTI SUOI”
13 Apr 2012 17:08
Il teatro è colpevolmente semivuoto. Assenti i giovani. Ma non ho notato neanche la presenza di rappresentanti del mondo giornalistico, né tantomeno delle associazioni impegnate nelle lotte civili, nell’antipolitica o nell’antimafia. Eppure lo spettacolo portava il logo della Rai, della FNSI, dell’associazione giornalisti, di Libera. Come sempre non rappresentato il mondo dell’educazione. È certamente mancata l’informazione che non può essere affidata per eventi di così alto spessore solo ai manifesti che ormai quasi nessuno legge. Per il comune passante “Il caso Spampinato,” di Danilo Schininà e Roberto Rossi, poteva essere il titolo di una piece teatrale ispirata ad un qualunque fatto giudiziario che si poteva anche fare a meno di vedere. Del resto sono passati tanti anni dall’uccisione del cronista e tanti non ne hanno più contezza se mai l’hanno avuta, visto l’insabbiamento che allora fu tentato e devo dire con discreto successo. Erano gli anni della strategia della tensione, gli anni degli attentati, dei cortei che inneggiavano alla rivoluzione, sia rossa che nera, gli anni degli opposti estremismi che hanno fatto temere per la Democrazia. Corrispondente da Ragusa de l’Ora di Palermo e de l’Unità, Giovanni Spampinato si era fatto notare per alcune sue inchieste sul neofascismo e sui rapporti delle organizzazioni di estrema destra locale con la criminalità organizzata che controllava anche i traffici illeciti di antiquariato e di opere d’arte.
Il ricordo di Giovanni Spampinato lo affido alle parole rievocative del fratello Alberto, giornalista, tratte da un suo intervento a Bologna, il 20 marzo 2012.
“Giovanni era un giovane giornalista della migliore scuola… Faceva domande sacrosante che davano fastidio: non piacevano a gente potente abituata a stabilire d’imperio cosa i giornalisti possono scrivere e cosa invece, per loro convenienza, dovrebbero fingere di non sapere.. Quando fu accusato di essere un ficcanaso disse: Qui la stampa è un’associazione di omertà controllata. Parlava di un malinteso senso del giornalismo che fa accettare le prepotenze. Parlava dell’autocensura, che è la negazione del giornalismo… Di fronte all’omicidio del commerciante di antiquariato e oggetti d’arte, Angelo Tumino, consumato nella stessa città il 25 febbraio dello stesso anno non esitò a porre domande sul comportamento di notabili e potenti della sua città.“Chi te lo fa fare?”“ gli dissero alcuni giornalisti di Ragusa”.. Quell’omicidio si verificò proprio nei giorni in cui Spampinato rivelava la presenza a Ragusa di Stefano delle Chiaie e di altri noti fascisti romani legati a Junio Valerio Borghese, che nel dicembre del 1970 aveva tentato un colpo di Stato… “Continuò a fare domande e a scrivere articoli. Fu l’unico giornalista a scrivere che Roberto Campria, figlio del Presidente del Tribunale di Ragusa, era coinvolto nelle indagini. La sfida di Giovanni durò sei mesi. Il 27 ottobre 1972 Campria lo uccise, poi si costituì dicendo: mi ha provocato, mi ha distrutto moralmente ed io l’ho distrutto fisicamente. …Al processo, la tesi della provocazione fu il cavallo di battaglia dei difensori dell’assassino, che non si fecero scrupolo di denigrare la vittima, di dire che non era un giornalista, ma uno che non si faceva i fatti suoi.
… All’inizio non capivo perché la città natale di Giovanni non ha per lui la stessa considerazione che altre città natali riservano ai loro giornalisti uccisi a causa del loro lavoro, a giornalisti che si sono distinti per le stesse doti di coraggio e di imprudenza professionale. A Ragusa, dopo 40 anni, la morte di Giovanni è ancora una ferita aperta. Giovanni rimane un eretico, un personaggio da dimenticare. Le istituzioni pubbliche hanno fatto perfino dei passi indietro rispetto all’impegno di ricordarlo. E così. E’ triste. Ma io non dispero: il tempo farà giustizia”.
Nella forma del Teatro inchiesta due giovani ragusani, Danilo Schininà e Giovanni Arezzo, hanno voluto sollevare la “polvere da questo caso con l’unico scopo di consegnare al pubblico una corretta e consapevole memoria storica.”. Sul palcoscenico due attori, Danilo Schininà e Giovanni Arezzo, raccontano la vita e la morte di Giovanni Spampinato. Sullo sfondo inquietanti profili di uomini in grigio.
“I testi sono costruiti con frasi tratte interamente da documenti reali, selezionati e montati in sequenza narrativa”. Un buon lavoro che declina gli eventi e che lascia all’ascoltatore il compito di trovare una risposta; un lavoro di alto valore sociale che, a mio giudizio, avrebbe necessitato di un prologo che meglio contestualizzasse il periodo storico e che accompagnasse il filmato d’apertura. Ci si riferisce ad anni bui, sui quali ancora tanto c’è da dire e da scrivere e se questo lavoro deve informare e formare, deve scegliere una scrittura ancora più divulgativa.
Il dramma é stato presentato per la prima volta a giugno del 2008 a Riccione, al Premio Ilaria Alpi e replicato ad agosto 2008 al Teatro Donnafugata di Ragusa; nell’agosto del 2010 a Modica ha ottenuto il Premio Felicia Impastato.
Nel settembre 2007, Giovanni Spampinato è stato insignito dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano del premio Saint Vincent per il giornalismo alla memoria.
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