All’interno della settima edizione della rassegna teatrale “Palchi DiVersi” si apre la sezione delle rappresentazioni teatrali dedicate alla figura femminile. Venerdì prossimo 24 febbraio alle ore 21 al cineteatro Lumiére andrà in scena “Grido di donna” di e con Chiaraluce Fiorito con la splendida regia di Giannella D’Izzia. Le storie di tre donne ribelli, vicine e lontane al tempo stesso, interpretate sullo stesso palco per evidenziarne la comune sete di giustizia. Un unico grido per lo stesso diverso dolore.
Dall’Antigone di Henry Bauchau alle vite di Felicia Impastato e di Rita Atria, l’adolescente testimone di giustizia suicidatasi dopo la morte del giudice Borsellino. Tre donne coraggiose, ribelli al loro status, unite dalla voglia di riscatto. “Grido di donna” è uno spettacolo-monologo che parte infatti dallo studio sul personaggio di Antigone, figura intramontabile alquanto moderna e attuale, dalle pagine dell’autore Henry Baucahu per approdare o meglio creare un percorso che arrivi fino al mito appunto della giovane, devota figlia di Edipo, alle vite di Rita Atria (la diciassettenne siciliana collaboratrice di giustizia dopo l’uccisione del padre e del fratello) e Felicia Impastato (madre di Giuseppe Impastato, ucciso dalla mafia).
Donne coraggiose, ribelli al loro status, unite tra loro da una sete di giustizia morale, etica. Solidali per un inno alla vita, la vita di un fratello, di un figlio, di un essere umano, perché, come sostiene Antigone: “C’è una legge inscritta nel corpo delle donne: tutti i corpi, quelli dei vivi e quelli dei morti, sono nati un giorno da una donna, portati da una donna, curati e amati da lei… Uccidetemi, arrestatemi, ma prima lasciatemi gridare”. Queste tre donne possono solo esprimere con il loro grido l’indignazione e il dolore.
Ma il loro grido è la loro stessa catarsi. “Donne capaci di rinunciare a tutto, ma non alla verità e alla giustizia – spiega la regista D’Izzia – Rita Atria, Felicia Impastato, Antigone, quest’ultima così lontana ma così vicina per l’audacia e la forza rivoluzionaria. Voci di donne fuori dalla menzogna, simbolo del “coraggio del cambiamento”, cercano la strada dell’autenticità e della verità civile. Capaci di un ordinamento nuovo, di una legge non scritta, quella del rispetto della vita umana”.
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