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TOTALITARIMO E NEOTOTALITARISMO SECONDO I “FORCONI” SICILIANI
21 Gen 2012 19:38
Il “Totalitarismo”, in politica come nelle esperienze sociali della già ampiamente pasteggiata modernità, è la volontaria tendenza da parte di ristretti gruppi oligarchi, che detengono un sapere culturale ordinato e più o meno strutturato, i quali per semplificazione coincidono spesso con la vetusta illuminata borghesia in ascesa negli anni ’60 e affermata pienamente negli anni ’90, di consigliare/imporre alla società suddita piuttosto che cittadina un modello pre-ordinato di ordine, sviluppo, credenza e abitudine socio-economica.
Questa orba soluzione di semplificare la realtà in di fatto poche categorie, filoni principali, per schematizzare l’agire del singolo e di conseguenza lo sviluppo, a 360 gradi, dell’intera società ha provocato due opposti effetti.
Da un lato chi tesseva le fila della trama comune su cui cucire il vissuto ha obbligato il divenire delle circostanze politiche e sociali, in maggioranza, ad aderire ad un modello dato; senza sconfinare paletti che delineavano altri modi ritenuti non-percorribili e addirittura assolutamente censurabili.
Secondariamente, questo modo di interpretare la realtà, ha negato e emarginato ogni possibile sfumatura di diversità.
Diversità che sono sempre esistite. Dalle diversità sociali, religiose e, ovviamente, politiche.
Tuttavia, a fronte di una crescente esigenza di esprimere la natura reale e capillare della coscienza e dell’agire e della cultura dell’individuo, a tutti i livelli di istruzione, si sono sempre più emancipate e organizzate quelle differenze, prima poste ai margini, fino a diventare degli importanti centri critici di riflessione e soluzione, spesso, ai problemi pratici che un approccio totalitarista era per natura incapace di affrontare chiaramente regalando all’obsolescenza più assoluta i problemi non compresi da soluzioni date a priori.
Così, non potendo più ignorare i vacilli vitali delle differenze che tendevano a crescere esponenzialmente sempre di più in società, il regime totalitario ha ben pensato di enfatizzare all’estremo, quindi illuminare sotto i riflettori, queste differenze; ma non per comprenderle e dialogare con esse ma per boicottarle di più e “spupazzarle” agli occhi della massa. Questo è quello che il “Neototalitarismo” ha fatto per rimediare alla perdita di credibilità del padre Totalitatio e preservare la propria capacità di persuasione e controllo della società politica e culturale. E la “pornopolitica” italiana degli ultimi anni o la spettacolarizzazione della politica ne sono conseguenza.
Oggi, con la crescente consapevolezza del fallimento delle politiche totalitarie (attuate da una classe dirigente incompetente e ignorante prodica solamente al proprio interesse), che hanno in parte mancato le promesse di benessere politico ed ececonomico, con la maggiore facilità attraverso cui le persone entrano in relazione anche grazie a internet, si sta passando ad un ribaltamento della politica, dal basso, che ridona ai cittadini potere sia di massa critica cosciente a priori sia di operatività coerente e organizzata su obiettivi comuni e necessari. Transpolitica? Forse é la vera Politica, con la “P” maiuscola, che riparte dalla base.
Innegabile che questo processo di trasformazione e rivoluzione, culturale, politica e sociale, è più che mai sotto gli occhi di tutti dalle cronache che raccontano una Sicilia “infuocata” con in mano “i Forconi ” : che per altro si incaricano di un forte significato simbolico antropologico; ma questo è un altro discorso.
Come sempre, la storia insegna, non appena si passa un momento particolarmente critico dal punto di vista generale che tende a ledere i diritti e la dignità dei cittadini di una nazione, (e a questo livello di emorragia odierna la colpa non é più imputabile ad un singolo operatore del disastro ma al fallimento totale del sistema) che dal basso si avvertano zampilli di rinascita come quelli siciliani che si raccontano ad una colorata Italia spettatrice dell’inizio di quella che si presume sia una giusta rinascita.
Certo, se di rinascita vera si parla ci sarà un qualche prezzo da pagare.
In ogni caso, il mio personale plauso va nei confronti dei siciliani, ai quali sono fiero di appartenere, che per primi, anche in coordinato con le fisiologiche esigenze sociali, hanno dimostrato intelligenza, dignità e capacità di iniziare un processo che si spera apra un ventaglio di confronto e azione per far ripartire la macchina nazionale.
La rabbia assolutamente comprensibile, i disagi grandi poco evitabili, l’ingente mobilitazione di cittadini italiani che dimostrano di avere sangue nelle vene, una grande capacità di propspettiva non hanno impedito alle forze dell’ordine di circoscrivere questa giusta protesta in confini ordinati e democratici.
Ma sorge sopontanea la domanda: fino a che punto queste stesse forze dell’ordine potranno rappresentare in giustizia e in democrazia uno Stato di cose che forse solo un governo di tecnici più bravi, e senza risparmiare “lacrime e sangue”, potrebbe rimediare?
E ancora: qual’è la risposta della politica che siede in Parmento (volutamente citata con la “p” minuscola) a questa palese richiesta di rinnovamento da parte dei cittadini italiani?
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