Il sindaco Piccitto affida Ragusa alla Madonna. Si è ripetuto l'antico rito - Ragusa Oggi

Il sindaco Piccitto affida Ragusa alla Madonna. Si è ripetuto l’antico rito


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Il sindaco Piccitto affida Ragusa alla Madonna. Si è ripetuto l’antico rito
Attualità
7 dicembre 2017

La città di Ragusa è stata riaffidata alla Vergine Immacolata. La tradizione, antichissima, si è ripetuta questa sera, dopo la celebrazione dei Primi vespri, presieduti dal vescovo della diocesi, mons. Carmelo Cuttitta, concelebrante il parroco del Duomo di San Giorgio, don Pietro Floridia, che è anche rettore della chiesa di San Francesco all’Immacolata, a Ibla. Il rito è stato celebrato nella splendida chiesa monumentale di piazza Chiaramonte. A recitare l’atto di affidamento della Città di Ragusa alla Vergine Immacolata il primo cittadino, Federico Piccitto. “Vigilate maternamente su questa città – ha letto, tra l’altro, il sindaco, alla presenza delle autorità cittadine e provinciali, rivolgendosi alla Vergine – allargate su di essa il vostro manto immacolato, pegno e garanzia di prosperità e di pace. Insieme con la Città io Vi affido, o Vergine Immacolata, la nostra terra ed i nostri monti, gli interessi spirituali e temporali, il presente e l’avvenire, le nostre culle e le nostre tombe, la nostra vita e la nostra morte”. Quindi il sindaco ha acceso un cero votivo e ha reso un omaggio floreale alla statua dell’Immacolata. Subito dopo, il prefetto di Ragusa, Maria Carmela Librizzi, il questore Salvatore La Rosa, il comandante provinciale dell’Arma dei Carabinieri, Federico Reginato, il senatore Giovanni Mauro, il presidente del Consiglio comunale Antonio Tringali, il vicesindaco Massimo Iannucci, l’assessore Gianluca Leggio e altri rappresentanti delle istituzioni hanno apposto la loro firma sul registro delle autorità. I registri delle firme delle autorità, vere opere d’arte, furono istituiti con la nascita della Diocesi di Ragusa e sono stati realizzati dai rinomati Antonino Cannì, Rocco Cafiso e Maria Imposa. L’ultimo tra questi reca, tra l’altro, la firma del presidente emerito della Repubblica Italiana, Carlo Azeglio Ciampi.


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