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Un alterco sfociato in accoltellamento, fratelli ragusani condannati; 6 anni e 5 anni e 11 mesi
21 Mag 2026 08:54
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La vittima sarebbe andata dai vicini di terreni per chiedere di aiutarlo ad allontanare i loro cavalli dal suo terreno, perché pascolando gli rovinavano il raccolto. Era accaduto il 3 novembre del 2023. La discussione si sarebbe animata, un tafferuglio. Il quarantenne padrone di casa allora entra nella sua abitazione e esce impugnando un’arma, legalmente detenuta; avrebbe esploso un colpo per fare allontanare la vittima minacciandola, indirizzando la traiettoria verso un muretto a secco “il prossimo colpo è per te” avrebbe detto. La situazione però non si era pacificata; secondo quanto ricostruito dal pubblico ministero nella sua requisitoria, la moglie del quarantenne avrebbe sbarrato la strada alla vittima che in macchina stava cercando di allontanarsi. Il marito quarantenne avrebbe aggredito il vicino di terreni, sferrandogli delle coltellate alla mano sinistra e al petto. La vittima, ferita, aveva tentato nuovamente di fuggire ma più avanti, il fratello 31enne del padrone di casa avrebbe bloccato la sua autovettura, e aprendogli lo sportello gli avrebbe sferrato ulteriori fendenti e gli avrebbe tagliato le ruote della macchina. La vittima avrà refertate ferite multiple agli arti inferiori e al torace, la lesione di un tendine della mano sinistra che ne ha provocato una indebolimento. L’uomo verrà soccorso per strada da un conoscente, accompagnato a casa e poi dal 118 in ospedale. Nel corso delle indagini eseguite dai carabinieri dei Ibla, sono stati acquisiti anche i tabulati di aggancio delle celle telefoniche e repertate le tracce ematiche nell’autovettura della vittima. E’stato lo stesso pm a sollevare il dubbio sulla credibilità di un teste a difesa che in aula ha dichiarato di avere sentito la vittima confessare a dei conoscenti di essere stato aggredito da due stranieri e non dai due imputati. Alla fine della requisitoria il pm aveva chiesto la condanna del fratello maggiore a 4 anni e 6 mesi e del minore a 6 anni. Per la difesa, sostenuta dall’avvocata Serena Pierini, la ricostruzione della pubblica accusa è stata distorta; per le minacce con la pistola, non è stato trovato alcun bossolo, né è stato effettuato lo stub per verificare se sulle mani del presunto autore della minaccia fossero rimaste tracce di polvere da sparo. La vittima poi avrebbe minimizzato la colluttazione, nel corso della quale sarebbero volati schiaffi e spintoni. La difesa ha criticato anche l’iscrizione dei reati; non viene contestato il concorso ma non si comprende bene chi, tra i fratelli imputati, ha fatto cosa. Per il porto d’arma in luogo pubblico, la contestazione, secondo l’avvocata non è corretta; i fratelli erano nella loro proprietà e non in un luogo pubblico e ha chiesto di derubricare il reato di lesioni gravi in lesioni semplici. In conclusione l’avvocata difensore ha chiesto l’assoluzione per il porto d’armi senza autorizzazione perché il fatto non sussiste, per il danneggiamento perché non previsto come reato e la riqualificazione delle lesioni aggravate in lesioni semplici. Il giudice monocratico, in primo grado di giudizio, ha condannato il 40enne a 5 anni e 11 mesi di reclusione e il fratello 31enne a 6 anni. I due, dovranno risarcire il danno patito dalla parte civile, rappresentata dall’avvocata Maria Grazia Criscione, da quantificarsi in sede civile ed è stata disposta una provvisionale di 10mila euro. Rinviati gli atti al pubblico ministero per valutare eventuali profili di responsabilità di un altro soggetto coinvolto in quanto accaduto, e di un testimone per le dichiarazioni rese in aula.
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