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Siti per migranti, Ispica perde finanziamento di 14 milioni del Pnrr
24 Lug 2025 15:07
Sono andati in fumo oltre 33 milioni di euro del PNRR destinati a cancellare i ghetti in cui vivono migliaia di braccianti migranti in Sicilia. A salvarsi, solo un progetto a Siracusa, finanziato con meno di 2 milioni di euro. Il resto, dissolto in burocrazia, inefficienze e incapacità istituzionale. Lo denunciano con fermezza la CGIL Sicilia e la Flai-Cgil regionale, parlando di una «vergognosa occasione perduta» nella lotta per i diritti e la dignità di chi lavora nei campi e nei cantieri dell’isola.
L’elenco degli sprechi
I numeri sono impietosi: Ispica perde 14,5 milioni di euro, il danno più grave; Scordia: oltre 3 milioni; Castelvetrano: 4,5 milioni; Mazara del Vallo: 2,25 milioni; Petrosino e Salemi: oltre 4 milioni ciascuno; Ribera: quasi 1,9 milioni svaniti.
Solo Siracusa si salva, con un progetto da 1.887.494 euro, appena una frazione di quanto previsto per tutta la Sicilia.
“Sotto gli ulivi a Castelvetrano”: il volto dello sfruttamento
«Continueremo a vedere i migranti accampati sotto gli ulivi nei periodi di raccolta, come accade a Castelvetrano», denunciano Francesco Lucchesi (Cgil Sicilia) e Tonino Russo (Flai Sicilia). Il riferimento è chiaro: senza alternative abitative dignitose, migliaia di lavoratori stagionali sono destinati a vivere in condizioni disumane, senza acqua, servizi igienici o ripari adeguati.
“La Regione assente, i Comuni incapaci”
Il disastro, secondo i sindacati, ha radici precise: i Comuni non hanno saputo progettare, né individuare gli immobili da riqualificare, mentre la Regione Siciliana è rimasta a guardare, senza esercitare né indirizzo né vigilanza. Un vuoto politico e amministrativo che costerà caro non solo ai lavoratori stranieri, ma anche alla reputazione della Sicilia e alla sua capacità di attrarre fondi futuri.
Una ferita aperta nella lotta allo sfruttamento
Le “Spine del Sud” – così vengono definiti i ghetti sparsi tra agrumeti, serre e vigneti – resteranno quindi al loro posto. Baracche, tende, plastica e amianto continueranno a ospitare chi raccoglie pomodori e uva per pochi euro l’ora. E lo Stato, tramite il fallimento di questi interventi, si mostra ancora una volta lontano da chi vive ai margini.
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