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“Sistema Cuffaro”: perché l’on. Ignazio Abbate avrebbe caldeggiato il nome di Antonio Blandini?
31 Gen 2026 09:50
Il cosiddetto “sistema Cuffaro”, al centro dell’inchiesta che sta facendo discutere la politica siciliana, viene descritto dagli inquirenti come un meccanismo articolato, fondato su rapporti, segnalazioni e nomine in settori strategici della pubblica amministrazione, a partire dalla Protezione civile. Un quadro complesso, che continua a sollevare interrogativi, anche laddove non emergono responsabilità penali.
In questo contesto, il ruolo dell’onorevole Ignazio Abbate appare, almeno sul piano giudiziario, marginale rispetto all’impianto generale dell’indagine: è bene ribadirlo, Abbate non risulta indagato nell’inchiesta sul “sistema Cuffaro”. Tuttavia, alcune intercettazioni hanno alimentato un dibattito politico e pubblico che pone domande legittime, alle quali sarà il tempo a dare risposta.
Uno dei passaggi più discussi riguarda una conversazione intercettata dalle cimici della Procura di Palermo nell’abitazione di Totò Cuffaro, nella quale Abbate racconta di essere stato contattato da Salvatore Cocina. Quest’ultimo, secondo quanto emerge, avrebbe segnalato la prossima disponibilità di un incarico alla Protezione civile, legata al pensionamento dell’ingegnere Lauretta, chiedendo se vi fossero nomi da proporre per l’incarico del nuovo direttore della Protezione Civile di Ragusa. In quel contesto, Abbate fa il nome del modicano Antonio Blandini.
È proprio su questo passaggio che si concentrano alcune delle domande che circolano tra cittadini e osservatori: quali rapporti professionali o istituzionali intercorrevano tra Abbate e Blandini? Quali competenze avrebbero potuto motivare una segnalazione? Domande che, allo stato attuale, non configurano accuse, ma riflessioni politiche su dinamiche di potere e criteri di selezione nei ruoli apicali della pubblica amministrazione.
Va inoltre ricordato che Antonio Blandini è un dirigente regionale che proviene dall’ispettorato agrario e dal 2018, ha ricoperto l’incarico di dirigente responsabile per il monitoraggio e il controllo di primo livello del Servizio Genio Civile di Ragusa, un dato che rientra nel suo curriculum professionale e che contribuisce a inquadrare il profilo tecnico dell’interessato.
Separato e distinto è invece un altro procedimento che vede Ignazio Abbate indagato per una presunta truffa legata agli indennizzi per i danni causati dalla tromba d’aria del 17 novembre 2021. Al centro dell’inchiesta vi è una richiesta di risarcimento superiore ai 154 mila euro, formalmente intestata a un’azienda agricola riconducibile a Giuseppe Barone. Secondo gli accertamenti in corso, il contratto di affitto dei terreni sarebbe stato stipulato pochi giorni dopo l’evento atmosferico, ma con decorrenza retrodatata, elemento che gli inquirenti stanno verificando.
Ulteriore aspetto sotto esame riguarda la competenza territoriale, poiché i terreni interessati ricadrebbero nel Comune di Ragusa, mentre la pratica sarebbe stata istruita dal Comune di Modica.
Su questo punto, Abbate ha già chiarito la propria posizione, sottolineando come l’istruttoria sia stata condotta dal Dipartimento regionale della Protezione civile e non dall’amministrazione comunale modicana, ribadendo la natura tecnica della procedura.
In attesa che la magistratura faccia piena luce su tutti gli aspetti ancora aperti, resta il dato politico: un sistema di relazioni e segnalazioni che, pur non traducendosi automaticamente in responsabilità penali, solleva interrogativi sulla trasparenza e sull’opportunità delle scelte che riguardano incarichi chiave nella gestione pubblica. Interrogativi legittimi, che meritano risposte chiare, ma sempre nel rispetto dei fatti e delle persone coinvolte.
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