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Scicli, patrimonio da salvare: la Chiesa rupestre dello Spirito Santo tra storia e incuria
07 Gen 2026 13:30
A lanciare l’appello è Mario Benenati, medico di professione, storico e fotografo per passione. Le ultime due, messe assieme, riescono a dare uno spaccato di conoscenza di luoghi ed immobili ecclesiastici sparsi nel territorio di Scicli, in particolare nelle zone collinari dove un tempo era insediata la vita attiva della città. Le attenzioni di Benenati oggi sono rivolte alla chiesa rupestre dello Spirito Santo, sita nel retro della chiesa di San Matteo sul versante della Cava di Santa Maria la Nova, in prossimità del Castello dei Tre Cantoni. “Edificata verosimilmente nel XIV° secolo in un’area in cui vi sono numerose escavazioni, in passato destinate ad uso funerario e successivamente abitativo fino a metà dello scorso secolo. La parte più antica della chiesa è scavata nella roccia (‘una specie di Catacomba incavata nel viso sasso’” come la descrive il Pacetto) – spiega Mario Benenati – con il terremoto del 1693 crollò il costone roccioso dove era stata scavata la chiesa rupestre e si decise di ricostruirla in muratura in contiguità, su un piano superiore, completando la facciata nel 1747 come inciso sul prospetto. Le due parti comunicano per mezzo di un passaggio con scalini scavato nella roccia fra la parte destra dell’altare e la parte più interna della chiesa rupestre. Fino alla prima metà del XIX° secolo fu luogo di culto. Nella cripta sono presenti tracce importanti di decorazioni pittoriche, su strati sovrapposti. Nello strato più recente è dipinta una Madonna con il capo inclinato a sinistra e coperto da un velo grigio e accanto un’altra figura, verosimilmente il Beato Guglielmo. Questi pregevoli dipinti sono databili tra il XV° e XVI° secolo e appaiono simili a quelli dell’oratorio di Santa Maria della Croce”.
Così tanta bellezza è oscurata dall’abbandono. Nonostante un tempo sia stata sottoposta ad un intervento di restauro, oggi sembra tutto cancellato dall’incuria che regna sovrana. Da qui l’appello ad intervenire.
“Occorre liberare gli interni da tutti i rifiuti ed i materiali depositati, ripulire i muri dalle opere di ignobili graffitari, rifare la porta principale di accesso, a prova di vandali e di intrusioni indebite, utilizzare vetri antisfondamento, per le aperture esterne, chiudere con una porta idonea anche l’accesso a sinistra dell’altare principale, valutare, proteggere e valorizzare i dipinti della cripta e recintare e mettere in sicurezza opportunamente l’area intorno all’edificio, curando il percorso di accesso sino al ‘Serbatoio’. Un sistema di videosorveglianza-allarme dovrà proteggere tutta l’area e i singoli monumenti”.
Il suo futuro? Tutto da pensare e da costruire, naturalmente.
“La Chiesa dello Spirito Santo potrebbe essere data in gestione ad una o più associazioni-cooperative che operano nel territorio che dovrebbero fornire un calendario delle visite da pubblicizzare, integrando le date con le altre visite alle chiese rupestri e agli altri edifici dell’area. Si potrebbe prevedere un biglietto di accesso al colle e utilizzare i proventi per la manutenzione dell’area” – conclude nella sua riflessioni Mario Benenati. Un futuro al quale deve dare attenzione l’istituzione Comune, chiamata a curare anche il ricco patrimonio di cui è ricco il suo territorio. E’ ora.
Foto di Mario Benenati
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