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SABATO MATTINA IL COMITATO ‘NO AL MURO’ ORGANIZZA UN SIT-IN DI PROTESTA
12 Apr 2013 15:21
Un sit-in di protesta a ridosso del passaggio a livello di via Paestum per sensibilizzare i cittadini, la politica locale e regionale, nei confronti di una ferita urbana che potrebbe essere inferta, nel giro di poche settimane, ad uno dei quartieri più popolosi di Ragusa.
Questa la manifestazione che avrà luogo sabato mattina, dalle 11, organizzata dal comitato ‘No al Muro’, composto da circa 70 attivisti ed a cui fanno riferimento i circa 22.000 residenti della zona.
“Non vogliamo rassegnarci all’idea che a breve il nostro quartiere, e con esso una intera parte di città – spiegano Sergio Firrincieli e Giovanni Di Stefano, rispettivamente il presidente ed il vice del comitato civico – possa essere ghettizzato a causa della costruzione di un muro che impedisca al traffico veicolare di attraversare il passaggio a livello”.
La battaglia del comitato inizia i primi giorni di febbraio, subito dopo aver appreso tramite stampa dell’intenzione da parte di RFI di concludere un iter lungo 20 anni, caratterizzato da proroghe e politiche controverse, eliminando definitivamente il nodo tra via Paestum e la ferrovia. Un primo supporto da parte dei movimenti civici e poi l’interessamento di tutta la componente politica locale. Il comitato inoltre ha già incontrato sia il Commissario straordinario del Comune, Margherita Rizza, che il Prefetto di Ragusa Annunziato Vardè.
“Un provvedimento che poteva avere senso agli inizi degli anni Novanta – afferma Firrincieli – quando i treni che attraversavano la città erano una cinquantina, il passaggio a livello era azionato manualmente da un operatore e, fattore molto importante, i residenti della zona erano solamente 9.000. Adesso il numero dei treni si è sensibilmente ridotto, siamo a circa 10 corse quotidiane, mentre il numero dei residenti, grazie anche a politiche di sviluppo urbano ben precise, si è quasi triplicato. Inoltre il passaggio a livello è dotato di un meccanismo tecnologicamente adeguato, al pari con il resto della nazione”.
“Chiediamo alla politica di assumersi la responsabilità di scelte ambigue che hanno portato a questa situazione – conclude Di Stefano – e di rinegoziare con RFI i termini di una convenzione ormai definitivamente superata”.
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