QUALUNQUE ORA SIA… E’ ORA DI SVEGLIARSI!

Decidi tu come informarti su Google.
Aggiungi RagusaOggi alle tue Fonti preferite. Quando cercherai una notizia, ci troverai più facilmente.
AGGIUNGI

Esimio Presidente,
Quello che sta accadendo in questi giorni è l’amaro epilogo di una storia molto triste. La Sicilia è massacrata. Ha perso un ventesimo dell’economia in un anno, si è in deflazione conclamata per scarsità di domanda, non ci sono idee per ripartire e questo mentre aumentano le esportazioni, trainate dai prodotti energetici, di più del 20 % all’anno, e mentre le nostre ricchezze naturali, dalla posizione geografica alla terra, ai beni culturali stanno sempre lì, senza che nessuno ce le abbia ancora toccate.
Che succede dunque? Succede che la Sicilia è derubata ogni giorno sotto i nostri occhi. Da chi? 
Dall’Europa, dalle banche, dall’Italia, da pseudo imprese di speculatori, ma anche – ovviamente – da una schiera di truffaldini traditori siciliani che tengono il sacco a questi sfruttatori.
Siamo nelle mani di dilettanti allo sbaraglio, peraltro morbidi come giunchi di fronte alle pressioni esterne. Ma, evidentemente, questo servilismo non basta: a Roma vogliono il nostro sangue.

Non c’è da fidarsi per niente, è vero, di una classe politica che pretende, dico le prime cose che mi vengono in mente, di fare un regalo inspiegabile ai petrolieri, che non sa che Riscossione Sicilia ha preso il posto della Serit da qualche anno, che vogliono modificare il diritto di famiglia regolamentato dalla Costituzione, peraltro su un tema assai caldo e sensibile, per mezzo del diritto amministrativo. Siamo al delirio, all’approssimazione, alla farsa.
Quello che sta succedendo è diverso da quel che appare e se non lo capiamo, vuol dire che ci lasciamo strumentalizzare…
Tutte le autonomie, tutte le Regioni sono sotto attacco, e la SICILIA più di altre, perché – come ogni forma di democrazia – rappresentano ancora un ostacolo al progetto di schiavizzazione totale in atto nell’impero bancario occidentale. Ma è troppo tardi, Presidente. Non era lei quello che, all’insediamento, per farsi “bello” a Roma e ai suoi referenti del partito nazionale, fece un discorso tutto all’insegna della prudenza autonomista, invitando a tagliare i “rami secchi” dell’Autonomia, a cominciare dall’Alta Corte per la Sicilia? Non è lei che ha patrocinato la mutilazione del Parlamento siciliano da 90 a 70 deputati, con risparmio irrilevante, e con il solo obiettivo di assimilare quanto più possibile il nostro Parlamento ad un consiglio regionale qualunque? Non è lei che, assecondando la “voce di popolo”, ha “finalmente” sganciato le retribuzioni del Palazzo da quelle del Senato?
Cosa ne ha ricevuto in cambio? Dov’è finito il promesso dimezzamento dei parlamentari dello Stato? 
Si è forse moralizzato lo Stato? No!! 
La Sicilia, QUALUNQUE COSA FACCIA, starà sempre dalla parte dei “cattivi”, e i siciliani accecati dalla disperazione saranno il migliore strumento usato per fare a brandelli le nostre stesse istituzioni. Ora lo ha capito? Forse è troppo tardi per invocare solidarietà dalla “nazione” Siciliana! Ora è il tempo di lasciare la mano dando le dimissioni. Stare a metà del guado non paga.

Lo Stato fa chiudere in Sicilia i musei, gli ospedali, i parchi naturali, i trasporti pubblici, l’assistenza ai più deboli, in modo ancor più drastico che nel resto del Paese, ma – grazie all’Autonomia – ha un potentissimo strumento per far sembrare che la colpa sia dell’inquilino pro tempore di Palazzo d’Orléans.
Il tempo è scaduto.
Quando si è insediato avrebbe dovuto chiedere come primo, primissimo atto, la soppressione del Commissario o, in alternativa, l’immediata ricostruzione dell’Alta Corte. Non lo ha fatto, ha galleggiato a vista, si è fatto dettare, tramite l’assessore Luca Bianchi, l’austerity da Roma e tutto andava bene, salvo poi scoprire che per i “tiranni italici”, non è mai abbastanza e farlo bruciare con le sue mani, farlo dare in pasto ad un popolo affamato che reclama un capro espiatorio.
Troppo tardi, Presidente! Doveva costituire – non è vero? – sin dal primo giorno un ufficio speciale per l’attuazione dello Statuto. Sapeva, personalmente, che senza l’attuazione dello Statuto e le risorse che ne derivano, la Sicilia non avrebbe avuto neanche l’aria per respirare. E se ne fregato. Ha puntato tutto sull’antimafia di maniera, anche quando la società siciliana implorava che ormai fa più vittime lo Stato che la mafia vera e propria, ormai fuggita altrove o ridotta a spacciatori di quartiere e ladri di polli.

L’abbiamo già vista questa scena con il Presidente Lombardo. Anche lui, all’ultimo minuto, dopo 4 anni di tattiche insulse, si ricordò dell’Alta Corte e del fatto che ci voleva il “Partito dei Siciliani”. Sempre all’ultimo minuto, con l’acqua alla gola. Quando eravate “folgoranti in solio”, e destra e sinistra vi stringevano la mano, i Sicilianisti, gli Autonomisti, quelli veri, gli Indipendentisti, erano solo dei “rompicoglioni”, anzi – perché no – dei veri e propri “coglioni” che nulla capivano di politica. Ora basta!
Ora restano solo due strade: o l’eroismo fino in fondo, o le dimissioni. Con l’eroismo fino in fondo devi “dichiarare guerra” all’Italia. 
Noi Siciliani, per contro, dobbiamo smetterla di credere che il problema sia solo quello della mafia-corruzione-burocrazia. La festa è finita. E queste favole raccontatele ai bambini piccoli.

© Riproduzione riservata

Invia le tue segnalazioni a info@ragusaoggi.it