L’EFEBO D’ARGENTO AL FILM TERRAMATTA

 

L’Efebo d’argento al film “Terramatta” di Costanza Quatriglio, verrà consegnato sabato alle 18,30 ad Agrigento nella Sala Gianbecchina dell’ex Collegio dei Filippini .

Premio legittimo e giustamente meritato per un lavoro assiduo, certosino. Una faticosa analisi per il completamento di un lavoro eccellente.

D’origine ragusana, ma torinese d’adozione, Chiara Ottaviano, docente di Storia e sociologia della comunicazione di massa al Politecnico, riceverà sabato ad Agrigento un premio speciale nell’ambito dell’Efebo d’oro, rassegna di cinema e narrativa, quale produttrice e sceneggiatrice di Terramatta; il Novecento italiano di Vincenzo Rabito analfabeta siciliano, il bel film di Costanza Quatriglio, cui va l’Efebo d’argento della Banca Popolare Sant’Angelo, tratto dall’omonimo e straordinario diario dell’”analfabeta” Vincenzo Rabito, pubblicato nel 2007 da Einaudi a cura di Evelina Santangelo e Luca Ricci. Presentato alle Giornate degli autori alla Biennale Cinema di Venezia, il film documentario è stato unanimemente accolto con entusiasmo dalla critica per i suoi forti tratti d’originalità e per la forza rappresentativa della storia.

Dal 1986 Chiara Ottaviano dirige a Torino anche Cliomedia Officina, società specializzata nella ricerca storica e sociologica con particolare attenzione all’ambito della comunicazione e delle nuove tecnologie dell’informazione. E con questa sigla ha ora felicemente esordito quale produttrice e sceneggiatrice del film diretto dalla giovane e brava regista palermitana, Costanza Quatriglio con la preziosa collaborazione della scrittrice Evelina Santangelo, curatrice del volume Einaudi.

“La produzione di Terramatta. Il Novecento italiano di Vincenzo Rabito analfabeta siciliano– dichiara Chiara Ottaviano – è stata per me un’esperienza per molti versi inedita, giunta al termine così positivamente solo grazie alla collaborazione e alla dedizione di eccellenti professionisti che hanno operato con generosità e grande intelligenza. Tutti, a partire da quanti hanno finanziato, patrocinato l’opera e l’hanno coprodotta hanno creduto nel progetto, conquistati prima di ogni cosa dalla potenza del racconto autobiografico di Vincenzo Rabito”

“Terra matta è stato per molti, come anche per me, una rivelazione. La fatica nell’avventurarsi in quelle pagine prive di ortografia e grammatica è infatti ricompensata non solo da una narrazione avvincente, capace di fare commuovere, indignare, ridere e sorridere, ma anche,e forse soprattutto, capace di aiutare, in modo non usuale, a comprendere il passato del nostro Paese, quel Novecento che ha conosciuto così tante e profonde trasformazioni in Italia e in Europa”.

Aggiunge Ottaviano: “Ho investito ogni energia per portare sullo schermo Terramatta indotta dal desiderio di potere raccontare con il mezzo più potente, il cinema, il punto di vista di un ‘ultimo’ che ha tutte le caratteristiche per essere bollato come un campione di ‘familismo amorale’. Non dimostra, infatti, di avere alcun senso dello Stato e in politica è stato un opportunista. Ma come ignorare il ‘progetto morale’ di sfamare la famiglia evitando la prostituzione alla madre o quello di fare studiare i figli a qualsiasi costo? La storia della modernizzazione dell’Italia, al Sud come anche in tante campagne del Nord, è fatta da molteplici storie simili a quelle del cantoniere chiaramontano, non un eroe ma neanche un anti-eroe”.

“In conclusione, come tradurre le pagine di Rabito, quella storia e quel sapere in immagini?Come restituire le emozioni? Come dar conto delle vicende più o meno scomode, lì dove non potevano venire in soccorso né i documenti del ricchissimo Archivio dell’Istituto Cinecittà Luce, né quelli dei tanti altri archivi pubblici e privati da cui si è attinto? La prova non era delle più semplici e a Costanza Quatriglio va tutto il merito per essere riuscita a superarla a pieni voti, grazie a qualità non comuni fra le quali quella di riuscire a ottenere il massimo da quanti ha saputo coinvolgere con il suo entusiasmo per dar forma alla sua opera creativa”.

Per la regista Costanza Quatriglio “Rabito è un ultimo che riscrive la storia d’Italia attraverso una soggettività di ironia, dolore, sangue, di braccia e di fatica. Il nostro lavoro di ricerca si basava sulla ricerca di materiali che potessero sposare un punto di vista completamente diverso dal punto di vista a cui siamo abituati quando guardiamo delle immagini d’archivio. Il nostro è un film libero da ogni griglia legata ad un tema del genere. Non è un film didattico, non è un film palloso e non ti vuole istruire. Questa potrebbe essere la prima trappola per un film-documentario. Poi è un film libero dal punto di vista visivo, perché formato da un percorso visivo che fa parte del territorio della creatività e la gente ama queste cose, per fortuna direi. Ancora non siamo del tutto addormentati, nonostante non sia facile fare cinema in questo modo, perché ci sono delle strade più semplici da imboccare”.

Un altro curioso spaccato di interpretazione storica lo fornisce la curatrice del libro Evelina Santangelo: <Non credo proprio che questo oscuro bracciante siciliano semianalfabeta riuscisse anche solo a concepire l’ idea che il racconto della sua vita avventurosa, a tratti apocalittica potesse, un giorno, oltrepassare i confini di Chiaramonte Gulfi per approdare al vasto pubblico dei lettori lasciando tutti esterrefatti per la lucidità con cui riesce a restituire quasi un secolo di storia d’ Italia con la naturalezza e la potenza di un affabulatore che sa passare dal tragico al grottesco, dal melodrammatico al comico. Né avrebbe mai potuto immaginare quest’autodidatta capace di contrapporre alla malasorte una tenacia di ferro (malasorte di essere «inafabeto», di essere un ragazzo del ‘ 99, di finire combattente in Africa…) che, un giorno, il suo racconto sarebbe diventato «un gioiello di cinema… Un meraviglioso mix di repertorio e acrobazie visive» (come è stato definito dalla critica una volta tanto unanime), un lungometraggio di rara intensità, selezionato alla 69esima Mostra internazionale d’ arte cinematografica di Venezia, quale Evento speciale delle Giornate degli autori>.

Infine, per chi volesse farne uso, proponiamo l’incipit della nota introduttiva di Terra Matta, edito da Einaudi: <Vincenzo Rabito ha scritto la sua autobiografia, su una vecchia Olivetti, per sette anni della sua vita, tra il 1968 e il 1975. Il prodotto di

questo lavoro è un’opera monumentale, forse la più straordinaria fra le scritture popolari mai apparse in Italia: si tratta di 1027 pagine a interlinea zero, senza un centimetro di margine superiore né inferiore né laterale, come si può vedere dalla prima pagina del manoscritto, che riportiamo in apertura del libro. Dopo la morte dell’autore, l’opera è rimasta in un cassetto fino al 1999, quando il figlio, Giovanni Rabito, l’ha inviata all’Archivio diaristico nazionale di Pieve Santo Stefano, presso cui è conservata e consultabile. Nel 2000 ha vinto il «Premio Pieve – Banca Toscana» per diari, memorie, epistolari inediti>.

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