Non più 240 euro forfettari, ma 50 euro per ogni ora di lavoro effettivamente prestata. L’Asp di Ragusa ha riconosciuto agli infermieri la tariffa prevista dal contratto della sanità per le prestazioni aggiuntive notturne, con decorrenza dal primo novembre 2025. Per i lavoratori interessati significa recuperare circa 100 mila euro di differenze retributive sui turni […]
LEALI ALLA SICILIA: “L’AMMINISTRAZIONE PUBBLICA ESCA DA QUELLO CHE NON SA FARE”
04 Set 2012 17:16
Nel variegato panorama delle prossime elezioni regionali in Sicilia, parla Davide Giancalone – candidato con LeAli alla Sicilia:
«Tutti si occupano di quel che accadrà ai lavoratori delle aziende pubbliche con i conti disastrati – afferma – ma nessuno ha il coraggio di dire che se continuiamo a salvare quei posti di lavoro, a dispetto della loro improduttività, non facciamo che bruciare ricchezza e, quindi, produrre disoccupazione fuori dal settore pubblico. I governanti regionali e comunali che battono cassa per tenere in equilibrio aziende irrimediabilmente squilibrate si ergono a paladini del popolo, ma ne sono gli affamatori, perché quei soldi saranno bruciati nel tentativo di conservare il passato, compromettendo il futuro».
«Sarebbe ragionevole puntare a tutto ciò che possa rivitalizzare il mercato, ivi compresi gli investimenti pubblici. Ma tali investimenti sono l’opposto della spesa corrente improduttiva. Devono servire per sollecitare e favorire investimenti privati, non per alimentare l’illusione che si possa essere tutti mantenuti dal pubblico».
«Si prenda il ciclo dei rifiuti: in un sistema funzionante è fonte di ricchezza, non solo risolvendo un problema locale, ma offrendone anche ad altri. In un sistema malato, invece, è fonte di disfunzione e debiti, facendo convivere puzza e pizzo. La soluzione non è pompare altri soldi, ma smontare aziende nate male e amministrate peggio, per restituire al mercato liquidità e occasioni di crescita. Bisogna che l’amministrazione pubblica esca da tutto quello che non sa fare e funzioni in quel che è indispensabile».
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