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L’arte dei fratelli Pace in mostra a Comiso


“L’Arte è come l’ amore non muore mai”: Questo il titolo della mostra di pittura e scultura che in ricordo di Nanè Pace, scomparso da alcuni mesi, i suoi fratelli, Giovanni e Pippo, hanno organizzato alla pinacoteca Gesualdo Bufalino di Comiso. La mostra inaugurata dalla sindaca Maria Rita Schembari il 9 ottobre e conclusasi domenica scorsa, , ha visto i tre fratelli Pace artisti uniti, oltre che nella vita anche in questa singolare esposizione. Il compianto fratello Nanè, Francesco Pace per l’anagrafe, si dilettava a scolpire il legno, quello che durante i suoi soggiorni in campagna, trovava idoneo per una sua idea artistica.

Ora era il legno, ora il carrubo o il pino. Donava a volte le sue creazioni a chi gli aveva dimostrato amore e generosità. E tra questi alcuni degli infermieri e medici che l’hanno curato durante la sua malattia. Nanè aveva anche scritto un libro con le sole competenze grammaticali e linguistiche della sua quinta elementare. Sia il ricavato della vendita di questo racconto della sua vita che delle opere pittoriche dei fratelli Giovanni e Pippo sarà devoluto in beneficenza secondo le intenzioni della famiglia.

La mostra è stata la prima occasione in cui i fratelli Pace artisti si sono incontrati in collettiva. Ognuno di loto, infatti ha esposto in altre manifestazioni artistiche, ricevendo il consenso del pubblico e della critica. Il piglio artistico dei fratelli Pace è riuscito ad inorgoglire non solo i familiari ma anche i visitatori comuni accorsi numerosi per apprezzarne gli stili ma soprattutto la bellezza dell’anima che crea .

Creazioni differenti per tecnica, stile e bagaglio artistico personale che non hanno avuto la pretesa di paragonare l’uno all’altro per darne un giudizio. Visitare la mostra non è stato un prediligere questa o quell’arte sulla tela ma entrare nel loro mondo artistico: quello intriso di spiritualità nel caso delle opere di Nanè, in quello figurativo e naif di Giovanni e in quello contemporaneo ed ermetico di Pippo. Chi ha seguito da anni il loro percorso artistico non ha potuto notare la loro evoluzione che oggi li “ritrae” a pieno titolo tra gli artisti a tutto tondo, Un riconoscimento che è arrivato loro attraverso figure di rilievo del mondo dell’arte e della letteratura. Le loro opere parla linguaggi diversi ma confluiscono in un unicum che parte dal loro DNA sicuramente ma che esplode nelle loro emotività, differenti anche per temperamento. Ognuno di loro si è raccontato con il pennello o con lo scalpello.

Nanè ci ha fatto riflettere sul senso della vita e sulla nostra spiritualità con opere di rara bellezza che invitano a guardarci dentro. Giovanni , con la sua indole paesaggistica dai tratti semplici in cui la stesura del colore e l’impianto compositivo ha dato vita ad una nuova realtà che spazia tra le bellezze della natura ridando ad essa l’indole che il Creatore le ha donato. Un naif che piace al visitatore che si immerge in una visione onirica dimenticata.

Pippo, maestro d’Arte e scrittore, ha saputo mettere in opera le sue competenze con intuizione di stili, di temi e di tecnica che rimandano ad una interpretazione filosofica dell’arte. I suoi elementi visivi si avvicinano molto alla simbologia ermetica che l’artista esprime in linee, barriere e trasparenze rare che invitano al ragionamento. E se è vero il titolo della mostra, “L’arte è come l’amore non muore mai”, vuol dire che questi tre fratelli aritisti hanno saputo coniugare in tutte le sue forme il verbo Amare.


Giovannella Galliano