A avviarsi su questa strada è la direzione strategica dell’Asp di Ragusa con il direttore generali che ha istituito questo soggetto che d’ora innanzi avrà la funzione di studiare le emergenze e le criticità che si riscontrano negli ospedali iblei. Una task force composta dai tre direttori dei pronto soccorso di Ragusa, Modica e Vittoria, […]
La terra trema alla vigilia dell’anniversario del 1693: memoria e paura nel Val di Noto. Gli appuntamenti per non dimenticare
10 Gen 2026 09:53
Una coincidenza che non è passata inosservata. Proprio all’alba di oggi, un terremoto con epicentro sulla costa calabra è stato avvertito distintamente anche in provincia di Ragusa, svegliando molti cittadini e suscitando comprensibile apprensione. Un evento che riporta alla memoria una delle pagine più drammatiche della storia della Sicilia sud-orientale, alla vigilia del 333° anniversario del devastante terremoto del 9 e dell’11 gennaio 1693.
Tra il 9 e l’11 gennaio di quell’anno, una violenta sequenza sismica colpì l’intero Val di Noto. La scossa principale dell’11 gennaio, stimata dagli storici intorno a una magnitudo 7.4 della scala Richter, rase al suolo 45 centri abitati e provocò circa 60 mila vittime. Nella sola area dell’attuale provincia di Ragusa, città come Ragusa, Modica, Scicli, Vittoria e Comiso furono duramente colpite, così come Noto, che venne completamente distrutta e successivamente ricostruita in un nuovo sito.
Quel terremoto rappresenta una vera e propria “pietra miliare” nella storia sismica del nostro paese. Nell’attuale versione del Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani, risulta essere il più forte evento sismico, magnitudo Mw 7.3, avvenuto negli ultimi 1000 anni sull’intero territorio nazionale. Inoltre, per vastità dell’area colpita, numero di vittime e gravità degli effetti provocati, è tra i terremoti maggiormente distruttivi della storia sismica italiana; infine, riveste un’importanza enorme per la colossale e problematica opera di ricostruzione e di riedificazione che modificò radicalmente l’intera rete insediativa di una ampia parte della Sicilia.
Fu una tragedia immane che cambiò per sempre il volto del territorio. Ma da quelle macerie nacque anche una straordinaria stagione di rinascita: la ricostruzione diede vita a un nuovo impianto urbano e a un linguaggio architettonico innovativo, il tardo Barocco siciliano, che ancora oggi caratterizza le città del Val di Noto e che è stato riconosciuto Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco.
Nel 333° anniversario di quel sisma, domani domenica 11 gennaio, numerosi Comuni della provincia di Ragusa celebreranno momenti di memoria, riflessione e preghiera.
A Vittoria, il ricordo del terremoto si inserisce nei solenni festeggiamenti in onore di San Giovanni Battista, tradizionalmente noti come “ri Jnnaru”. Alle ore 10.30, nella chiesa di San Giovanni Battista, sarà celebrata la Santa Messa solenne presieduta dal Vicario generale della Diocesi di Ragusa, mons. Roberto Asta. Alle 11.30 seguirà la processione del simulacro del Santo Patrono per le vie del centro storico.
A Comiso, nella chiesa Madre di Santa Maria delle Stelle, sono previste le celebrazioni eucaristiche alle 9 e alle 11. Dopo l’esposizione eucaristica, alle 15 si terrà il Vespro commemorativo del terremoto del 1693. Alle 17 è in programma la processione con il simulacro del patrono San Biagio martire, accompagnata dal corpo bandistico “Diana”. La messa delle 18.30 non sarà celebrata.
A Ragusa, la Cattedrale di San Giovanni Battista e il Duomo di San Giorgio martire celebreranno l’anniversario con un momento congiunto di memoria e preghiera. In serata è previsto l’atto di affidamento della città ai santi patroni San Giovanni e San Giorgio presso il portale del Duomo di San Giorgio a Ibla, seguito dalla commemorazione civile.
Infine, a Noto, l’Archeoclub d’Italia APS – sede locale – promuove la XIII edizione della manifestazione “Noto, 11 gennaio 1693. Nella ferita la cura”, con iniziative culturali e commemorative dedicate al tema “Arti e mestieri a Noto prima e dopo il 1693”, tra mostre, convegni, passeggiate della memoria e momenti di raccoglimento.
A oltre tre secoli di distanza, il terremoto del 1693 resta una ferita aperta nella memoria collettiva, ma anche il simbolo di una straordinaria capacità di rinascita. Una storia che torna a interrogare il presente, proprio mentre la terra, ancora una volta, fa sentire la sua voce.
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