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La frana mette in ginocchio Niscemi: sanità riorganizzata, emergenza ancora in evoluzione
27 Gen 2026 19:22
NISCEMI – È una crisi complessa, profonda e tutt’altro che risolta quella che sta vivendo Niscemi, colpita da una vasta frana che da giorni interessa una parte significativa del centro abitato, costringendo centinaia di persone a lasciare le proprie case e mettendo in seria difficoltà la viabilità e i servizi essenziali. Una “crisi dinamica”, come l’ha definita il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani, che ha effettuato un sopralluogo nella zona rossa e partecipato a una riunione operativa al Centro operativo comunale.
Proprio per fronteggiare l’emergenza, l’assessorato regionale alla Salute ha avviato una riorganizzazione straordinaria delle attività sanitarie. Con un atto d’indirizzo firmato dall’assessore Daniela Faraoni, dopo un sopralluogo a Niscemi, è stato disposto che le prestazioni di emergenza-urgenza vengano temporaneamente indirizzate verso l’ospedale di Gravina di Caltagirone, a circa venti minuti di distanza, anziché al Dea di II livello di Caltanissetta. Una scelta obbligata dalle gravi criticità della rete viaria, aggravate dalla chiusura di due arterie fondamentali di collegamento.
Contestualmente, sarà riattivata l’Unità operativa semplice dipartimentale di Medicina dell’ospedale di Niscemi, con l’assegnazione di due nuovi dirigenti medici e l’attivazione di un servizio di rianimazione operativo 24 ore su 24. Per assistere la popolazione evacuata e attualmente ospitata nel centro di accoglienza “Pio La Torre”, verrà inoltre messo a disposizione un mezzo mobile con a bordo un medico di continuità assistenziale e un infermiere, operativo per 12 ore al giorno. Particolare attenzione è riservata anche al supporto psicologico, destinato sia alle famiglie coinvolte sia al personale scolastico, a seguito della chiusura di tre istituti e della conseguente riorganizzazione delle attività didattiche.
Durante l’incontro al Comune, Schifani – commissario per l’emergenza causata dal ciclone Harry – ha ribadito l’impegno della Regione: «Dobbiamo garantire una soluzione abitativa a tutte le famiglie che non potranno più rientrare nelle proprie case. Niscemi ha bisogno di un futuro, non solo di risposte immediate». Sul tavolo, oltre alla sanità, anche il ripristino dei servizi essenziali come il gas metano e la continuità scolastica, insieme a un programma di ricollocazione abitativa che prevede l’utilizzo di alloggi esistenti e nuove costruzioni.
Ma non tutti concordano nel ricondurre la tragedia esclusivamente agli eventi meteorologici recenti. Il deputato regionale del Pd Antonello Cracolici, dopo un sopralluogo, ha sottolineato come il dissesto abbia radici più lontane: «Niscemi non è figlia del ciclone Harry. Questo è un disastro ambientale che viene da lontano e che richiede una procedura specifica, interventi strutturali di messa in sicurezza e una ricostruzione rapida delle abitazioni e delle attività economiche».
Sulla stessa linea di preoccupazione si colloca l’Autorità di Bacino, che parla di un quadro di rischio ancora in evoluzione, con la riattivazione di un dissesto in un contesto geologicamente fragile. L’attenzione, spiegano i tecnici, resta concentrata sulla tutela delle persone, sul rispetto delle ordinanze e sulla necessità di approfondimenti scientifici per comprendere appieno le cause del fenomeno.
Anche ANCI Sicilia chiede un cambio di passo. Secondo l’associazione dei Comuni, la solidarietà non basta più: serve un impegno istituzionale coordinato e di lungo periodo, capace di accompagnare Niscemi non solo nella fase emergenziale ma anche in quella, ben più lunga e complessa, del ripristino dei servizi e del ritorno alla normalità.
Durissima infine la posizione del WWF, che definisce la frana “apocalittica” e denuncia la crescente fragilità del territorio, aggravata da crisi climatica e consumo di suolo. L’associazione ambientalista chiede l’attuazione immediata del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici e una legge sul consumo di suolo, accusando il governo di intervenire solo in emergenza e di rinviare le politiche di prevenzione.
Intanto Niscemi resta sospesa, tra evacuazioni, strade interrotte e un tessuto sociale profondamente segnato. L’emergenza è sotto i riflettori istituzionali, ma la sfida vera sarà trasformare gli impegni annunciati in interventi concreti, rapidi e duraturi, per evitare che una tragedia annunciata si trasformi in una ferita permanente per l’intera comunità.

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