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“I Cavalieri” di Aristofane conquistano il Teatro Naselli di Comiso: satira antica, riflessione modernissima
09 Feb 2026 09:20
Aristofane, può ancora dirci qualcosa sul rapporto fra popolo e potere? La grande commedia classica incontra l’attualità al Teatro Naselli di Comiso. Sabato 7 febbraio alle ore 21, sul palco è andata in scena la commedia “I Cavalieri” di Aristofane, una delle satire più celebri della storia del teatro, proposta in una nuova messinscena firmata da Cinzia Maccagnano, vincitrice del Premio Danzuso alla regia 2025.
Lo spettacolo, prodotto dalla Compagnia Bottega del Pane, vede in scena la stessa Maccagnano insieme a Luna Marongiu, Raffaele Gangale, Cristina Putignano, Marta Cirello, Andrea Maiorca e Maria Chiara Pellitteri.
Una satira politica che attraversa i secoli
Scritta nel 424 a.C. e rappresentata per la prima volta ad Atene durante le Lenee, dove vinse il primo premio, “I Cavalieri” resta una delle opere più pungenti di Aristofane.
La commedia denuncia la degenerazione della politica ateniese dominata da un demagogo arrogante e opportunista, mostrando i meccanismi della manipolazione del consenso e il rapporto ambiguo tra potere e popolo.
A oltre duemila anni di distanza, il testo conserva una sorprendente attualità: cambiano i protagonisti della scena pubblica, ma non le dinamiche della demagogia e della ricerca del consenso.
Una messinscena surreale e graffiante
Nell’adattamento di Cinzia Maccagnano, la commedia assume toni surreali e ritmi serrati, sostenuti da una comicità intelligente e da una forte componente visiva.
Maschere teatrali, movimenti scenici precisi e un originale coro di cavalieri-burattini animati da un marchingegno meccanico costruiscono un universo teatrale simbolico, dove l’umanità appare sospesa su fili invisibili, fragile e facilmente manipolabile. Perfino la scenografia (non a caso), ricorda un circo.
La trama: il potere, il popolo e la demagogia
La storia ruota attorno al vecchio Popolo, padrone di casa, e ai suoi servi. Due di loro cercano di liberarsi del terzo, Paflagone, un adulatorio demagogo che ha conquistato il favore del padrone.
Un oracolo annuncia che sarà un salsicciaio, ancora più cinico e ignorante, a sconfiggerlo. Ne nasce un confronto grottesco fatto di insulti, promesse e manipolazioni, fino alla vittoria del nuovo pretendente al potere.
Alla fine, però, il Popolo rivela la propria astuzia. Se da un lato abbiamo assistito alla messa in scena di un popolo ignorante e dedito soltanto ai suoi bisogni che non vanno oltre alla semplice sussistenza, dall’altro, alla fine, ci viene rappresentata anche la sua furbizia: è lui l’approfittatore vero in cambio di qualche miserabile agio. Una commedia, dunque, riscritta in chiave moderna ma che conserva la forza originaria, più attuale che mai, portata in scena da una compagnia teatrale affiatata che è riuscita a far divertire la sala, pur trattando una materia spinosa ma, quantomai, attuale.
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