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Gli incentivi per riportare vita nelle nostre città patrimonio Unesco
11 Apr 2026 09:09
Lunedì prossimo, alle ore 15, nell’auditorium “Pietro Floridia” di piazza Matteotti, si terrà un incontro organizzato dal Comitato Centro Storico di Modica finalizzato a preparare le istanze da inoltrare al Consiglio comunale che, due giorni dopo, sarà chiamato a tracciare percorsi con i quali cercare di ridare vitalità alla parte storica della città, da tempo in declino per varie cause.
Il dibattito sul futuro dei centri storici italiani parte da una constatazione sempre più evidente: senza residenti, il turismo non basta a mantenerli vivi. Il rischio è quello di trasformare luoghi ricchi di storia e identità in scenografie per visitatori, con pochi servizi per chi vive realmente in città. È il tema sul quale torniamo dopo un nostro articolo pubblicato il 28 marzo scorso, che spiega come il turismo, se non accompagnato da politiche per la residenza e la vita quotidiana, rischi di diventare insostenibile.
Il problema non riguarda solo Ragusa, Modica o altre città d’arte siciliane. In tutta Italia molti centri storici stanno vivendo un processo simile: spopolamento, chiusura delle botteghe tradizionali e sostituzione con attività orientate quasi esclusivamente ai visitatori. Negli ultimi anni, infatti, oltre centomila negozi di prossimità hanno chiuso i battenti, con conseguenze dirette sulla qualità della vita urbana e sulla vitalità sociale dei quartieri storici. Quando scompaiono i servizi essenziali – alimentari, panifici, piccoli negozi – diminuisce anche l’attrattività per chi vorrebbe vivere stabilmente nei centri storici. Secondo dati di Unioncamere, una parte consistente della popolazione italiana ha ormai difficoltà ad accedere ai beni di base entro pochi minuti da casa, segno di una desertificazione commerciale sempre più diffusa.
Negli ultimi anni diversi comuni italiani hanno iniziato a sperimentare soluzioni innovative per invertire questa tendenza.
A Cheremule, in Sardegna, l’amministrazione ha scelto una strada radicale: locali gratuiti e zero tasse per chi decide di aprire un negozio di alimentari, un servizio fondamentale per la comunità. Un’altra esperienza arriva da Marsicovetere, in Basilicata, dove il Comune ha avviato politiche mirate contro lo spopolamento con incentivi per nuove attività economiche e per chi sceglie di trasferirsi nel borgo.
Situazione simile nella BAT pugliese, dove il caso di Minervino Murge ha acceso un campanello d’allarme: il calo della popolazione e delle attività commerciali rischia di svuotare progressivamente il centro storico. Qui si discute di incentivi fiscali e politiche di sostegno alle imprese locali per invertire la rotta.
Anche nelle città di dimensioni medie il problema è evidente. A Vercelli, per esempio, negli ultimi tredici anni è scomparso il 35% dei negozi, ma alcune attività resistono grazie a modelli di commercio di prossimità e a nuove forme di collaborazione tra commercianti.
Un’altra esperienza arriva invece dal Friuli Venezia Giulia, dove alcuni comuni montani stanno sperimentando i negozi automatici aperti 24 ore su 24: piccoli spazi self-service che garantiscono beni di prima necessità anche in paesi con pochi abitanti: potrebbe funzionare nelle nostre città più piccole o nei quartieri più difficili da raggiungere.
Parallelamente alle politiche commerciali, molti territori stanno puntando sulla riqualificazione del patrimonio edilizio. In diversi borghi italiani sono stati introdotti incentivi economici, case a prezzo simbolico e contributi per chi decide di trasferirsi e ristrutturare immobili abbandonati. Si tratta di strategie che mirano a riportare abitanti nei centri storici, perché la presenza stabile di residenti resta la condizione principale per la loro sopravvivenza.
In questa direzione si muove anche il Comune di Ragusa, che ha lanciato un bando con contributi fino a 60 mila euro per il recupero degli immobili nel centro storico. L’obiettivo è favorire il restauro delle abitazioni e incentivare il ritorno di famiglie e nuove attività nel cuore della città. Si tratta di un passo importante, perché il recupero degli edifici può diventare la leva per rilanciare anche il tessuto economico locale. Tuttavia, l’esperienza di altre città suggerisce che gli incentivi edilizi devono essere accompagnati da politiche più ampie.
Guardando ai casi italiani, emergono alcune strategie che potrebbero essere applicate anche nel ragusano con problemi simili: riduzione delle tasse locali, affitti calmierati o locali comunali gratuiti per attività essenziali come alimentari, farmacie e botteghe artigiane. E poi: contributi per ristrutturazioni, affitti agevolati e incentivi per giovani famiglie o lavoratori che scelgono di vivere nei centri storici. E ancora: negozi automatizzati, cooperative di comunità o spazi condivisi che permettano di mantenere servizi anche dove la domanda è limitata (nelle nostre città più piccole). E quindi: favorire attività legate alla vita quotidiana dei residenti e non solo al turismo veloce, evitando che il centro storico diventi esclusivamente una zona di ristoranti, bar e souvenir. E visto che facciamo sempre meno figli, cerchiamo di portare qui o pensionati grazie all’ultima legge di stabilità regionale che garantisce per tre anni il rimborso Irpef fino al 60% per tutto coloro che si stabiliranno nell’Isola dall’estero. L’incentivo è valido sia per i pensionati che per i lavoratori con un immobile di proprietà.
Il turismo resta una risorsa fondamentale per molte città italiane, soprattutto per quelle patrimonio Unesco, comprese Ragusa e Modica. Tuttavia, senza residenti e senza servizi, anche il turismo rischia di perdere valore nel lungo periodo. La vera sfida per i prossimi anni sarà quindi trovare un equilibrio: mantenere l’attrattività turistica senza sacrificare la vita quotidiana delle comunità locali. Solo così i centri storici potranno tornare a essere luoghi vivi, abitati e non semplici scenografie del passato.
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