Giornata mondiale dell’acqua: nel ragusano risulta “scarso” lo stato chimico delle falde

Nel 2024 il sistema idrico italiano mostra un apparente miglioramento nei volumi prelevati, ma conferma criticità profonde, soprattutto nel Mezzogiorno. Secondo l’Istat, in Italia sono stati prelevati 8,87 miliardi di metri cubi di acqua potabile, il dato più basso degli ultimi 25 anni (-3% rispetto al 2022).

Nonostante ciò, il Paese resta il primo nell’Unione Europea per prelievo di acqua dolce a uso potabile, con livelli pro capite tra i più alti. Questa la sintesi dei dati dell’Istat, rilasciati alla vigilia della Giornata Mondiale dell’Acqua, che si celebra oggi, dopo essere stata istitutita dall’Onu nel 1992. Il quadro nazionale si riflette in modo amplificato in Sicilia, dove le criticità del servizio idrico risultano strutturali. Nel 2024 oltre un milione di cittadini italiani è stato coinvolto in razionamenti, con una concentrazione significativa proprio nell’isola. Qui la sfiducia verso l’acqua del rubinetto è altissima: il 56% delle famiglie dichiara di non fidarsi a berla e il 26% segnala irregolarità nel servizio.

All’interno di questo contesto, Ragusa rappresenta un caso particolarmente significativo. I dati storici nella città capoluogo mostrano come i razionamenti non siano episodici ma ricorrenti: si sono verificati nel 2001, 2013, 2020, 2021 e 2024. Proprio nel 2024 si è registrata una delle situazioni più critiche, con il 61% della popolazione coinvolta, pari a circa 45mila persone, e una durata estesa all’intero anno. Un dato che evidenzia una condizione di emergenza strutturale più che temporanea. Il confronto con il resto della Sicilia mostra come Ragusa non sia un’eccezione, ma piuttosto un caso emblematico di una crisi diffusa.

Tuttavia, sotto il profilo ambientale, la provincia presenta alcune criticità persino superiori alla media regionale. In particolare, secondo l’ultimo rapporto di Arpa Sicilia, le acque sotterranee — principale fonte di approvvigionamento — risultano tra le più compromesse dell’Isola. Il 100% delle stazioni monitorate nel territorio ragusano è classificato in stato chimico “scarso”, contro una media regionale già molto elevata del 74%.

Le principali cause sono la presenza di nitrati, pesticidi e altre sostanze inquinanti, spesso legate alla pressione dell’agricoltura intensiva, soprattutto nell’area della Piana di Vittoria. Anche sul fronte delle acque superficiali emergono criticità, sebbene il quadro sia più frammentario. I pochi dati disponibili indicano una qualità “sufficiente” per alcuni corsi d’acqua, ma la mancanza di monitoraggi completi impedisce una valutazione complessiva. L’unico invaso monitorato, quello di Santa Rosalia, risulta non conforme, con problemi rilevanti legati a manganese e carenza di ossigeno, pur distinguendosi per l’assenza di pesticidi e Pfas, più diffusi in altre province siciliane.

Più in generale, la percezione dei siciliani conferma questo quadro complesso. Nel 2025 solo il 16,4% delle famiglie dell’Isola si dichiara molto soddisfatto del servizio idrico, mentre oltre il 30% esprime insoddisfazione. Un ulteriore 30% giudica negativamente caratteristiche fondamentali dell’acqua come odore, sapore e limpidezza. Non sorprende quindi che l’86,5% della popolazione sopra gli 11 anni consumi almeno mezzo litro di acqua minerale al giorno. Nel 2023, in Sicilia sono stati prelevati 956 mila metri cubi di acqua minerale, dato che evidenzia una forte dipendenza da fonti alternative rispetto alla rete pubblica.

In sintesi, mentre a livello nazionale si registra una lieve riduzione dei prelievi, la Sicilia continua a rappresentare l’area più fragile del Paese dal punto di vista idrico. Il ragusano, con i suoi razionamenti prolungati e le gravi criticità delle falde, emerge come uno degli esempi più evidenti di questa difficoltà. Il confronto con il resto dell’isola mostra un quadro omogeneamente problematico, ma con punte di maggiore vulnerabilità proprio nel territorio ibleo. La sfida per il futuro resta quella di coniugare sostenibilità, qualità delle risorse e affidabilità del servizio, intervenendo su infrastrutture e gestione per evitare che l’emergenza diventi una condizione permanente.

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