GAROFANO

Il garofano è una pianta erbacea diffusa in tutto il mondo, originaria dell’Europa centro-meridionale. Appartiene alla famiglia delle Caryofillaceae. 

Dianthus  deriva dal greco e significa fiore degli dei.

Per la facilità di coltivazione,  in passato si trovava in tutti gli orti o, nella versione nana, si facevano tappeti in bordo aiuole. Profumatissimi. Adesso molte varietà vengono venduti anche nei supermercati in vaso. Se si vogliono odorosi, bisogna armarsi di pazienza, prendersi il tempo e cercare annusando, tra i vari vasetti. Si trovano. I garofani da recidere venivano largamente coltivati in Liguria. Purtroppo la maggior parte delle varietà non hanno più profumo, selezionati apposta per una clientela a cui interessa solo la bellezza del fiore. Una scelta di mercato che reputo ‘blasfema’.

Impossibile anche  trovare l’olio essenziale. Cercano sempre di rifilare  quello del chiodo di garofano (Eugenia caryophyillata), che è di tutt’altra pianta e famiglia.

Ne esistono oltre 300 specie: annuali, biennali o perenni. Tra le più comuni troviamo  il garofano comune (Dianthus caryiophillus) con tantissime varietà di colore e a fiore doppio; il garofano dei poeti  (D. barbatus) leggermente profumato e con i fiori semplici e doppi, ma a mazzo e molto resistenti anche recisi; il garofanino (D. Carhusianorum) che cresce spontaneo negli incolti erbosi tra le siepi, i muri a secco, nelle rive e scarpate di tutto il territorio fino quote elevate.

Quest’ultimo è considerato terapeutico. Si usano solo i fiori raccolti durante tutta l’estate  in piena fioritura. Si essiccano all’ombra e si conservano in scatole chiuse. Si fanno infusi per uso interno ed esterno.

Sono tonici per i nervi, provocano sudorazione, calmano la tosse, decongestionano le mucose e sono leggermente diuretici. Sono impiegati anche per bagni tonificanti agli occhi arrossati (congiuntivite).

Una leggenda narra che il garofano nacque da un capriccio di Diana. Si era innamorata di un pastore, ma essendo lei votata alla verginità, non poteva unirsi a lui.

Gelosa che lui potesse vedere e, magari godere, la bellezza di altre donne, gli strappò gli occhi e li gettò a terra e subito spuntarono due garofani.

Un’altra leggenda di origine cristiana narra che Maria, piangendo per il Figlio crocifisso, le lacrime cadessero a terra e da quelle spuntassero garofani bianchi.

Il garofano è anche attributo di santi: a Bologna a san Pietro (cattedrale) e a Roma a san Giovanni Battista.

A cerimonie come matrimoni veniva messo, dagli uomini, all’occhiello della giacca.

Simboleggia fedeltà, amore vivissimo ed eleganza.

Curiosità: Renato d’Angiò, detto il Buono, quando perse il Regno di Napoli, si ritirò in Inghilterra a coltivare garofani. Anni fa, i fioristi raccomandavano, affinché i fiori recisi durassero più a lungo, di non mettere mai nello stesso vaso garofani e rose.

Per concludere una famosa poesia di Salvatore di Giacomo (Napoli, 1860- 1934), dove in un verso della seconda strofa, è citato il garofano. 

 

A Marechiaro               

Quanno sponta la luna a Marechiaro,
pure li pisce nce fanno a ll’ammore…
Se revòtano ll’onne de lu mare:
pe’ la priézza cágnano culore…

Quanno sponta la luna a Marechiaro.

A Marechiaro ce sta na fenesta:
la passiona mia ce tuzzuléa…
Nu garofano addora ‘int’a na testa,
passa ll’acqua pe’ sotto e murmuléa…

A Marechiaro ce sta na fenesta….

Chi dice ca li stelle só’ lucente,
nun sape st’uocchie ca tu tiene ‘nfronte!
Sti ddoje stelle li ssaccio i’ sulamente:
dint’a lu core ne tengo li ppónte…

Chi dice ca li stelle só’ lucente?

Scétate, Carulí’, ca ll’aria è doce…
quanno maje tantu tiempo aggi’aspettato?!
P’accumpagná li suone cu la voce,
stasera na chitarra aggio purtato…

Scétate, Carulí’, ca ll’aria è doce!…

Ah! Ah!
O scetate, o scetate,
scetate, Carulì, ca l’area è doce.

 

 

 

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